Piccolo Eliseo, gli “Animali da bar” di Carrozzeria Orfeo

La nuova caustica commedia nera delle Carrozzerie Orfeo debutta a Roma. Fino al 22 gennaio nella Capitale poi in tournée

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Foto di Laila Pozzo

Animali da bar, il nuovo spettacolo delle Carrozzerie Orfeo in scena al Piccolo Eliseo di Roma (repliche fino al 22 gennaio), va assolutamente visto. Premio Hystrio Twister 2016, è una caustica black comedy verbosa senza un attimo di cedimento che racconta il microcosmo di un bar popolato da bizzarri personaggi che riflettono il quartiere di una metropoli.

D’altra parte Goldoni aveva ben intuito che il mondo è rappresentazione (e viceversa) e il testo di Gabriele Di Luca lo dimostra in modo esemplare: sulla scena si intrecciano le vicende di sei personaggi decisamente sui generis che rappresentano la versione non edulcorata, forse un po’ fantasiosa, ma tremendamente aderente alla cronaca e alla realtà, di tipologie di esseri umani da bar (e della realtà), veri e propri animali degni di essere osservati in laboratorio.

Prendendo spunto da qualche cliché letterario e cinematografico, lo spettacolo però rompe da subito con la tradizione e con la prevedibilità partendo dalla fine e proponendo una slow motion a ritroso mostrando attraverso un rapido via vai di gente che viene e gente che va, il microcosmo di un bar di quartiere di una grande città capovolgendo immediatamente le aspettative.

Al bancone c’è Mirka (Beatrice Schiros) donna ucraina che affitta il suo utero a una ricca coppia italiana, nonché badante dell’anziano proprietario del bar ormai malato interpretato dalla voce roca fuori campo di Alessandro Haber, indurita da una vita difficile e con una scarsissima propensione a fidarsi del prossimo.

Gli altri animali notturni da bar compongono una varietà umana quando mai eterogenea: c’è

Milo Cerruti (Gabriele Di Luca dall’accento milanese), logorroico, ma testardo imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia che vorrebbe relegare il nonno in ospizio, Colpo di Frusta (Massimiliano Setti, anche autore delle musiche) un timido buddista inetto e melariano che subisce violenze domestiche dalla moglie, una manager in carriera e ancora Sciacallo (Paolo Li Volsi) uno zoppo bipolare traumatizzato dalla sua adolescenza che alterna depressione a stati euforici e che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale. Non può mancare la coscienza di turno incarnata dal cinismo senza freni di Swarovski (il disincantato e spocchioso Pier Luigi Pasino), scrittore alcolizzato e arrabbiato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla Grande Guerra.

Che cos’hanno in comune questi personaggi? Apparentemente nulla, ma le loro vite si intrecciano in un turbinio di recriminazioni, aspirazioni, retorica, rimorsi, falsa morale, ma anche speranza: ciascuno di loro, disilluso dalla vita, tenta di combattere per cercare uno spiraglio aggrappandosi ai propri squallidi sogni cercando di fuggire un presente diventato insopportabile.

E se tutto appare svuotato, privo di un senso reale e privo di un fine ultimo, tutto appare infinitamente inutile: in un alternarsi di registri molto efficace e repentino che passa dalla commedia nera al dramma senza neppure lasciarsi scappare un tocco di romanticismo, lo spettacolo si arricchisce battute al vetriolo, monologhi taglienti che solleticano senza mezzi termini la coscienza dello spettatore portandolo a gettare la maschera in un’azione quasi di effetto catartico.

Ma Animali da bar non fa sconti a nulla e a nessuno lasciando emergere il peggio, ma anche un inaspettato meglio dei personaggi, così terribilmente tritati dalla vita moderna e risucchiati dalla commercializzazione di ogni tipo di valori.

Non concedendo il lieto fine forse agognato dal pubblico, ma di fatto sempre più irreale nella quotidianità, Animali da bar si propone come uno spettacolo in grado di rovesciare le amene e forse pure un po’ goderecce chiacchiere da bar mettendo invece in luce tutta la densità emotiva di sei anime profondamente sole e deluse.

I sei attori sul palco dialogano efficacemente orchestrati dalla regia a sei mani di Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e senza mai esagerare sul palco, offrono una recitazione realistica che ci lascia spiare all’interno di un bar come un altro, come fosse il vero mondo. Bellissimo. In scena fino al 22 gennaio a Roma, poi in tournée in tutta Italia; fra le tappe, Milano (all’Elfo Puccini dal 27 marzo al 2 aprile) e Genova (dal 4 al 6 maggio).

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