“Variazioni sulla Libellula – Allegro ma non troppo” da Amelia Rosselli

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È un progetto dedicato alle giovani compagnie e sostenuto da STT, Sistema Teatro Torino, la rassegna “Il cielo su Torino”. In scena Variazioni sulla Libellula – Allegro ma non troppo tratto da “Storia di una malattia” e “La libellula (Panegirico della libertà)” di Amelia Rosselli, scritto e interpretato da Roberta Lanave e Camilla Sandri, due giovani attrici torinesi, che si sono diplomate alla Scuola del Teatro Stabile di Torino nel 2012 e che, approfittando dell’opportunità loro concessa dal Sistema Teatro, hanno portato questo interessante ed originale lavoro incentrato soprattutto sulla figura di questa poetessa, abbastanza sconosciuta, e sulla particolare musicalità delle sue opere.

Amelia Rosselli nacque a Parigi il 28 Marzo 1930, figlia dell’esule antifascista Carlo Rosselli, teorico del Socialismo Liberale, e di Marion Cave, nata in Inghilterra e attivista del partito laburista britannico. Nel 1940, dopo l’assassinio del padre e dello zio, ordinato da Mussolini e Ciano, ad opera delle milizie fasciste (cagoulards) in Francia (1937), esulò con la famiglia, esperienza che determinò il carattere apolide ed insieme personalistico della sua opera… Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita a Roma, nella sua casa a via del Corallo, dove è morta suicida l’11 febbraio 1996 per cause connesse ad una grave depressione. La data del suicidio segna forse volontariamente un nesso indelebile con quella di Sylvia Plath, autrice che la Rosselli tradusse ed amò, dedicandole anche diverse pagine critiche.”

Il lavoro si avvale anche della consulenza drammaturgica di Domenico Ingenito, ed è sostanzialmente un trittico, sviluppato nelle variazioni: Storia di una malattia, La libellula (Panegirico della libertà), Prove di volo.

La fisicità e l’uso della parola prendono strade diverse a secondo del momento dello spettacolo, così come l’attenzione ai particolari. È il vestiario anni ’70 diverso per ogni variazione, nel senso che se lo cambiano in scena ogni volta sfruttando anche questo momento come teatralità aggiunta, e le stesse pettinature delle due attrici mi pare si rifacciano ad immagini anni ’70. C’è dapprima una presentazione della poetessa attraverso le sue parole, ed il gioco a rubarsi la battuta oppure ad una recitazione collettiva danno un senso profondo alla schizofrenia dichiarata. È come se davvero prendessero corpo le due identità della Rosselli, e questo richiede molto lavoro e grande capacità di ascolto. Anche l’uso della musicalità delle loro voci, era particolarmente gradevole, ed alcune canzoni creavano sensazioni piacevoli fra il pubblico. E poi i versi, esplorati e raccontati e vissuti in prima persona, producevano suoni nuovi e scoperte antiche. Il terzo momento è il più giocato ma anche il più amaro, e la tensione che pervade il pubblico nella consapevolezza di qualcosa che avverrà è palpabile. La sala Pasolini, dentro il Teatro Gobetti, è molto raccolta e permette l’ingresso a poche persone, forse una cinquantina, e probabilmente è questo il motivo principale per cui entrambe le recite avevano il tutto esaurito, oppure c’era attesa per questa operazione particolarmente difficile portata avanti da due attrici di casa, apparentemente alle prime armi ma che in realtà hanno già molta esperienza ed hanno dimostrato grinta, presenza scenica e voglia di rischiare. Portare in teatro una poetessa poco conosciuta, senza una vera trama ma mostrandocela con i suoi pregi ma anche con i suoi difetti è davvero rischioso, e penso che con il loro lavoro abbiano trovato il modo giusto. Interessante l’evoluzione che è avvenuta sotto agli occhi degli spettatori. Inizialmente Roberta Lanave e Camilla Sandri le due attrici, apparivano diverse, la prima bionda, delicata e più piccola mentre Camilla era mora, rude e più alta. Alla fine apparivano uguali, entrambe erano della stessa altezza, lo stesso colore di capelli e lo stesso sorriso. Altro valore aggiunto: non avevano bisogno del tecnico luci e suono, facevano tutto loro sfruttando anche in questo caso un elemento non teatrale, ma facendolo entrare in scena. Tutto è a vista ed ogni cambio luci e suoni diventa una precisa scena teatrale che si collega con il prima e con il dopo perfettamente. Il pubblico, attento e partecipe, ha applaudito molto.

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Prima nazionale

da “Storia di una malattia” e “La libellula (Panegirico della libertà)” di Amelia Rosselli

consulenza drammaturgica Domenico Ingenito

di e con Roberta Lanave, Camilla Sandri

luci Francesco Dell’Elba

produzione Compagnia Lanavesandri

con il sostegno di Caffè Basaglia

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