Jazz e Russia con un pizzico di contemporanea

Primo appuntamento della Filarmonica della Scala con il suo direttore musicale

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Foto di Giovanni Hanninen

Lunedì 30 gennaio, Teatro alla Scala

D. Šostakovič | Suite per orchestra jazz n. 1

C. Boccadoro | Concerto per pianoforte e orchestra

D. Šostakovič | Sinfonia n. 12 in re minore, “L’anno 1917” op. 112

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direttore | Riccardo Chailly

pianoforte | Beatrice Rana

Orchestra Filarmonica della Scala

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In qualche maniera, la serata alla Scala è stata di prime assolute.

Se, letteralmente, solo una delle tre esecuzioni rientra in questa denominazione, le altre due rappresentano comunque una prima per il pubblico milanese.

Mai prima d’ora, i due brani di Šostakovič proposti erano entrati nel cartellone della Scala, nuova tappa d’avvicinamento alla riscoperta dell’opus del compositore, che solo negli ultimi decenni sta prendendo piede nei teatri italiani.

La serata è stata come l’avvicinamento alla fredda acqua di una piscina.

Come inizio, il dito che saggia la temperatura, la deliziosa Jazz Suite, tre danze (Valzer, Polka, Foxtrot), sfuggenti, ballabili, dalle timbriche estremamente americane (in organico compaiono banjo e chitarra hawaiana).

Molto bravi i solisti dell’orchestra, condotti da un Chailly più ballerino in piedi che ligio e marmoreo direttore d’altri tempi, assecondando la musicalità della partitura.

Poi una immersione parziale in territori conosciuti come il jazz, coda del precedente brano, e la contemporanea che qui alla Scala, recentemente, viene proposta con maggiore frequenza, con il Concerto per pianoforte e orchestra.

Il brano commissionato, dal finanziere Francesco Micheli, a Carlo Boccadoro, presente in sala, è di notevolissima difficoltà pianistica, al pari di altre composizioni ‘classiche’ come Bartok, secondo concerto, o Prokof’ev.

Solista la pianista Beatrice Rana, che dopo la fortunata parentesi schumanniana, torna sul palco con Chailly per questa prima esecuzione assoluta.

Un primo movimento (‘Rent’) dall’eterna lotta per la supremazia sonora, in cui, come raggi di sole, le note del solista fanno breccia nelle massicce masse orchestrali.

Pregevoli i due tempi lenti, nel secondo (‘Diminuendo and Crescendo’).

Una continua cascata di note, nel terzo movimento (‘Toodle-oo’), in cui le reminiscenze jazz sono più riconoscibili che nei due precedenti.

Quasi un peccato che un brano di simile difficoltà, eseguito in maniera impeccabile, abbia solo alcuni sprazzi di udibilità.

Nonostante questo, molti applausi, per esecutori e compositore.

Infine il tuffo. Acqua fredda, calma e poi quella sensazione di calore che aumenta, lasciandoti il dispiacere di doverne uscire.

Così si può descrivere la Sinfonia n.12, vera fatica compositiva ed esecutiva.

Magistrale l’esecuzione dei temi, ad esempio quello iniziale affidato a violoncelli e contrabbassi o quello del secondo tempo per flauto e clarinetto, via via riproposti, come il mosaico sinfonico vuole, più e più volte.

Lievemente imprecisi, e solo in rare occasioni, gli ingressi degli ottoni.

Un bel successo per la prima di Chailly da Direttore Musicale del teatro, dopo la ‘promozione’ da direttore principale, per l’allora concomitante impegno orchestrale a Lipsia.

Di notevole valore i testi del programma curati da Luca Ciammarughi, in cui tutta la sua esperienza radiofonica e la sua capacità critica hanno permesso una facile e intellegibile comprensione dei brani al pubblico accorso.

Prossimo appuntamento il 6 Febbraio, ore 20, giorno in cui tornerà sul podio il maestro Valery Gergiev, socio onorario della Filarmonica, accompagnando il pianista Alexander Malofeev, con un programma esclusivamente russo, Čajkovskij e Musorgskij.

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