La giramondo

Andato in scena al Teatro delle Spiagge, Firenze

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La compagnia danceOrama si cimenta in un genere assai raro: il teatro-danza rivolto agli spettatori più piccoli. Luigi Ceragioli cura la coreografia, che qui si sovrappone fino a identificarsi con la regia, di uno spettacolo che prende ispirazione dal fumetto Viola Giramondo di Teresa Radice e Stefano Turconi.

Due soli attori danzanti in scena: Giulia Piana, la curiosa e sorridente Viola, e Davide Arena, che impersona tutti gli strani personaggi incontrati dalla protagonista lungo il suo viaggio. Viola appartiene a una famiglia di artisti circensi – sua madre è una donna cannone e suo padre un ammaestratore di pulci – e ci invita a salire a bordo del suo carretto lilla per un viaggio alla scoperta di un mondo in cui ognuno dà libero sfogo alla propria natura, col solo obiettivo di creare qualcosa di bello per stupire gli altri. Anche i più grandi sorridono e si meravigliano, accompagnati dalla danza giocosa e giocoleresca degli attori e dalle musiche originali di Mitja Bichon.

Viola scende dalla sua casetta mobile ammaliata ogni volta da un passante e da un’arte diversi, si avvicina a loro e li segue nelle esibizioni, cercando di carpire da ognuno un insegnamento, una ricchezza nuova, un segreto. E di ciascuno riporta nella sua casetta da artista nomade un oggetto, ricordo, una nuova esperienza con cui arredare la sua vita.

Attraverso la danza e con l’aiuto delle scene e degli oggetti di Edoardo Ceragioli, il significato della storia arriva al pubblico senza il bisogno di parola alcuna. Il messaggio della favola, raccontata con le tavole a fumetti o con i movimenti armoniosi dei ballerini, è un insegnamento prezioso per i bambini e non solo. Oggi più che mai è importante che il teatro mostri il valore dell’incontro tra le persone, della ricchezza di cui la mente e il cuore beneficiano quando siamo a contatto con persone diverse, lontane da noi nello spazio e nelle abitudini. Ed è bello – e allo stesso tempo rivelatore – che questo messaggio arrivi a chi abiterà il mondo nel prossimo futuro senza il bisogno di una spiegazione, senza il filtro di una voce, ma in maniera pura e diretta, come solo l’arte riesce a fare. I bambini sanno fidarsi meglio di chiunque altro delle emozioni, anche senza conoscere il privilegio di fare a meno delle parole, di cui, crescendo e invecchiando, si diventa dipendenti.

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