“Vita da Polli” di Muré Teatro

Andato in scena il 9 febbraio 2017 presso il Teatro Massimo, Pescara

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Muré Teatro, giovane formazione abruzzese fondata nel 2012, inaugura il quinto anno della propria vita artistica con “Vita da Polli”, ultimo lavoro all’interno di una produzione che vanta già sei spettacoli ed una finale al Premio Scenario 2015 con “Courage!”.

Vita da Polli” rappresenta ad un tempo una conferma ed una novità nel percorso dei Muré: questo tuffo nelle tecniche della Commedia dell’Arte ha i connotati dell’approfondimento nel solco del teatro popolare che costituisce la cifra identitaria della compagnia. È invece innovativo il passaggio dall’auto-regia all’affidamento ad un regista esterno, il che comporta la possibilità di concentrarsi sul lavoro attorico a scapito del lavoro di scrittura e direzione. D’altro canto, la collaborazione con un maestro come Antonio Fava, un’autorità internazionale nel campo della Commedia dell’Arte, mostra di svilupparsi all’insegna dell’incontro e dello scambio armonico di linguaggi. Il canovaccio che fa da base all’azione si imbeve delle sonorità e delle soluzioni verbali tratte dal dialetto abruzzese e dal suo retroterra culturale, pur trattandosi di una allegra “pulcinellata”. Come Fava spiega nel breve “avanspettacolo” introduttivo, il personaggio di Pulcinella, benché di origine campana, ha conosciuto una popolarità tale da travalicare gli stretti confini territoriali, dando vita ad un genere a sé, che si adatta ai diversi contesti regionali ed alle relative rivisitazioni.

Naturalmente, le variazioni devono mantenersi fedeli ad una serie di costanti strutturali: Pulcinella è un servo, un esponente della classe più povera. La vita grama lo rende astuto, o meglio attento alle minime possibilità di guadagno, che si tratti di un soldo o di un piatto caldo; allo stesso tempo è un tipo semplice, bonario, facile alla distrazione e debole alla tentazione.

È il mix di queste caratteristiche che fa da motore alle sue disavventure. Nello scenario messo su da Antonio Fava, Pulcinella (Marcello Sacerdote) è diviso tra i doveri coniugali che lo legano alla moglie Zezza (Francesca Camilla D’Amico) e la gloria vagheggiata da un magniloquente Capitano (Paolo Diodato). Ed anche se il Capitano è meno dotto, nobile e capace di quanto non voglia lasciare intendere dietro le sue iperboli verbali improbabili, il povero Pulcinella è sedotto anche da ciò che non si capisce o che non ha senso, purché crei suggestione.

La vicenda nella sua interezza sarebbe riassumibile in poche righe, ma lo spettacolo vive di una dinamica comica per la quale il testo è un semplice pretesto. Anzi, la basicità della parola è tale che predispone la stessa ad essere riempita da un’azione corporea esponenzialmente maggiore, che la inglobi pur senza silenziarla. Siamo vicini in questo ad una sorta di fusione tra la clownerie dei pagliacci da circo e le gag del cinema muto, con cui l’occhio dell’uomo contemporaneo ha maggior familiarità e dimestichezza.

I tre attori in scena, con l’ausilio di un semplice telo scarlatto, sono in movimento perpetuo, perché la parola in questa tecnica attorica non è mai autosufficiente, oltre a non possedere dignità letteraria. Inoltre, la presenza delle maschere (realizzate artigianalmente da Antonio Fava), obbliga la fonazione oltre le semplici necessità della dizione e dell’acustica.

In questo senso, “Vita da Polli” mostra bene come dalle necessità materiali più concrete si sia originata una tecnica ed un’arte secolare, producendo oggi i risultati paradossali che divertono istintivamente il numeroso pubblico, ma che – a ben vedere – racchiudono l’essenza primaria del mestiere teatrale: nella sua prevedibilità testuale e nella sua povertà scenica disarmanti, lo spettacolo rende mirabile non cosa accade sul palco ma il come, non cosa si dice ma come la macchina corporea ne accompagni la scansione sillabica, dissimulando costantemente la precisione e la fatica degli attori dietro l’effetto buffo di una caduta roboante.

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Vita da Polli” di Muré Teatro

con Francesca Camilla D’Amico, Paolo Diodato, Marcello Sacerdote

Regia: Antonio Fava

Testo: Antonio Fava

Costumi: Michelle Iocco

Maschere: Antonio Fava

Accessori: Salvatore Costantini

Collaborazione: Ars Comica

Produzione: Muré Teatro

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