Applaudire alle favole

Esopo, Gaio Giulio Fedro e Jean de La Fontaine in concerto alla Casa Teatro dei Ragazzi

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No, ovviamente la Casa del Teatro Ragazzi e Giovani non ha ospitato il concerto di tre storici narratori, separati tra loro da interi secoli. L’11 marzo, in ogni caso, alla Casa Teatro è andato in scena qualcosa di molto simile a un’opera musicale tratta dai tre scrittori, esponenti di altrettante epoche e culture – la Grecia e la Roma antiche, la Francia seicentesca: Le favole della saggezza.

Adattato al palcoscenico da Giovanna Facciolo, lo spettacolo della compagnia I Teatrini “esplode” subito nell’azione di un teatro marcatamente gestuale, rileggendo classiche favole che vanno da La volpe e l’uva, La volpe e la cicogna, Il corvo e la volpe a La cicala e la formica, Il lupo e l’agnello, Il leone e il topo e La lepre e la tartaruga, molte delle quali sono attribuite ad Esopo e sono successivamente passate tra le mani di Fedro e La Fontaine. Questo ulteriore rimaneggiamento porta le note favole a una ulteriore profondità educativa, valorizzandone gli originali intenti pedagogici nella coreografia delle interpreti Adele Amato de Serpis e Melania Balsamo, accompagnate dalle percussioni dal vivo di Dario Mennella.

In questo senso, il maggiore pregio dello spettacolo è indubbiamente commisurato alla sua semplicità. La scenografia è funzionale all’azione dirompente delle attrici e del tappeto sonoro, vivacizzata da un sapiente uso di luci e ombre di scena spesso alternate in maniera netta: il palco ne guadagna in estensione, come accade per la rappresentazione della gara di corsa tra lepre e tartaruga attraverso il breve tragitto da una parte all’altra.

Ogni favola, raccontata a gesti più che a parole con il prezioso supporto delle maschere degli animali realizzate da Marco di Napoli, si conclude significativamente nel buio dopo la didascalica spiegazione della morale, a totale beneficio di una platea composta soprattutto da giovanissimi.

Ci si può domandare se la scelta di ricorrere al linguaggio del corpo necessitasse davvero della parola, esplicitando già nei gesti la morale di una favola come quella de La cicala e la formica, sapientemente rappresentata portando quest’ultima in primo piano e poi addirittura in platea a “distrarre” gli spettatori, mentre sullo sfondo del palcoscenico la formica rimane a svolgere diligentemente le proprie noiose e lungimiranti mansioni. Viceversa, quando si tenta un approccio più verbale e il ritmo si distende sembra che lo spettacolo rallenti, perdendo un po’ di fascino.

Il ruolo determinante giocato dalle percussioni nel determinare il successo dello spettacolo deve essere ben noto alla compagnia de I Teatrini, ad ogni modo, perché nel finale tutta la platea viene coinvolta a battere di mani seguendo tamburi, campane e xilofoni, evocando quel naturale e universale senso del ritmo che da sempre accomuna gli esseri umani, greci, latini o francesi che siano, in cui si specchia l’universale saggezza delle favole.

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Le favole della saggezza

di Giovanna Facciolo

con Adele Amato de Serpis e Melania Balsamo

percussioni di Dario Mennella

maschere e oggetti di scena di Marco di Napoli

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