La Galleria Poggiali di Firenze e il suo espositore dai capelli alla Andy Wharhol

Articolo/intervista a cura di Caterina Baronti

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Ci passiamo davanti tutti i giorni da Via della Scala, con gli occhi stanchi mentre andiamo a scuola o mentre andiamo a lavoro, una sbirciata veloce allo specchietto del motorino e nulla più, non sappiamo cosa si celi dietro a quelle vetrine o insegne. Infatti al n.35/A, solo ad un occhio attento, si materializzerà l’entrata della Galleria Poggiali che questo 17 Dicembre ha inaugurato la mostra “Faith & Fathom” a cura dell’artista americano Zhivago Duncan e che ha raccolto più di 80 dipinti, fotografie, sculture e still da video di 18 vari artisti.

Addentrandomi in questo luogo a me sconosciuto, mi imbatto prima in Federica Berti, compagna del proprietario che mi informa sul fatto che questa è la galleria di Firenze ma hanno anche spazi più grandi per mostre più corpose ed inoltre una finestra accanto al Duomo di Pietrasanta in Versilia, diventata ormai da anni luogo di riferimento per ammirare e acquistare pezzi unici di arte contemporanea. Rea confessa di non conoscere la galleria né di averla mai vista, Federica, con tono pacato e molto disponibile mi risponde che: <<L’ambiente dell’arte è un po’ elitario, ma noi non facciamo nulla perché sia così. La nostra galleria è aperta a tutti ma c’è un po’ di resistenza. La gente ha paura, ma in verità l’arte contemporanea è democratica, è un posto di scambio>>.

E mentre ascolto, esce dall’ufficio Lorenzo Poggiali, titolare e di cui la galleria porta il nome. Mentre ci accompagna nella seconda parte dell’esposizione, questa volta ancora più nascosta in Via Benedetta dietro a un bandone, lo importuno con qualche domanda:

Cosa ti spinge ad aprire una galleria d’arte?

Essa è stata aperta da mio padre con artisti del ‘900, completamente diversi da ora. I miei anni dopo scuola, fin dall’asilo, li ho passati nell’arte e con gli artisti, quindi dopo esserci nato anche se avessi voluto fare altro sarebbe stato impossibile, è un ambiente totalizzante ma soprattutto stimolante. E poi è un lavoro che si avvicina alla mia passione, lo scrivere, che tutt’ora faccio.

E quali artisti accogli nella tua galleria?

Quelli con cui collaboriamo da anni, in questo momento con un gruppo di ragazzi di Berlino insieme a Duncan. Che poi si crea un rapporto di fiducia fra chi propone le opere e chi le compra, perché alla fine l’arte è anche attività commerciale. Il meccanismo in chi arriva qua, nonostante non conosca l’artista, è che si fida di me.

Quindi le opere le scegli tu?

In questo caso no, che le ha scelte Duncan. Gli artisti che esponiamo li conosciamo e a volte ho la possibilità di scegliere in un corpus di opere che hanno fatto quella che più mi piace. Altrimenti si cerca di concordare con l’artista quella da esporre in base al tema della mostra o a seconda del suo percorso.

E a proposito di “chi arriva qua”, chi è il tuo pubblico?

Persone che se ne intendono, ma non credo debbano essere esclusi quelli che non hanno subito avuto l’inclinazione naturale all’arte, tanti si appassionano con il tempo. In essa ci sono elementi che fanno pensare e questo accade soprattutto a chi non si è mai confrontato, chi lo ha già fatto trova invece dei riferimenti ad altre opere.

Tu che li conosci da tempo, come sono gli artisti?

Variopintissimi, non hanno orari e non vanno mai a letto.

E con questa curiosità il bandone si richiude dietro di me, ma in realtà rimane aperto dal Martedì al Sabato! E liberarsi un’ora per andare a visitare la galleria e il suo proprietario dal capello alla Andy Wharhol, vale il viaggio!

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