“Frammenti” da Demoni di Dostoevskij

Andato in scena il 5, 6, e 7 maggio 2017 a Salerno

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di e con Alessandro Miele e Alessandra Crocco

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Tre luoghi diversi per tre date consecutive, di uno spettacolo diviso in tre diversi frammenti, dal romanzo “I Demoni” di Dostoievskij,

5 maggio, presso Casa Santangelo (Via G. Da Procida 41), dalle ore 17.00 alle ore 01.00: “DEMONI – MARIJA” (primo frammento) – 1 spettatore alla volta;

6 maggio, presso Palazzo Conforti (Via Tasso 56), dalle ore 17.00 alle ore 01.00: “DEMONI – LIZA” (secondo frammento) – 1 spettatore alla volta;

7 maggio, presso la Chiesa di Santa Apollonia (Via San Benedetto), dalle ore 21.00 alle ore 24.00: “DEMONI STAVROGIN” (terzo frammento) – per n. 10 spettatori alla volta.

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Dalle note di regia, l’invito ad aprirsi a questa particolare fruizione dei frammenti. In pochi minuti si dissolvono le linee di confine (attore/personaggio, spettatore/personaggio, realtà/finzione) per permettere allo spettatore di vivere, in un presente sospeso, un incontro capace di lasciare il segno: “…I frammenti sono echi nostalgici di un romanzo finito da tempo. La sfida è superare la propria menzogna, arrivare al cuore, afferrare e mostrare qualcosa di sfuggente ma vivo. Il fuoco è sui personaggi, schiacciati per metà sotto il peso di un’idea, continuamente divorati da un demone. Dostoevskij è la guida”.

Alessandra Crocco e Alessandro Miele sono impegnati dal 2012 nel “Progetto Demoni” che si muove in due direzioni: “Frammenti” per pochi spettatori in luoghi non teatrali e uno spettacolo, “Fine di un romanzo” (debutto E45 Napoli Fringe Festival 2015).

Insieme hanno lavorato alla creazione di “Sono solo un uomo” (vincitore Festival SportOpera 2005), “Chiamiamo a testimoniare il Barone di Munchausen” (finalista Premio Scenario Infanzia 2006), “Non ti ho mai tradito” (finalista Premio Dante Cappelletti 2009).

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Alla ricerca del teatro fuori dal teatro. Rompere gli schemi, oltrepassare lo spazio convenzionale e valicare i confini del tempo.

Entrare in altre dimensioni per gustare il “sapore essenziale” del teatro: un attore che si esprime ed uno spettatore che partecipa, mentre l’autore vaga nell’aria come un fantasma compiaciuto ed attento.

Interessante il progetto, incuriosisce il pubblico che entusiasticamente accorre, alla ricerca dei luoghi in cui l’esperienza si consumerà, autentiche perle nascoste nello scrigno ancora inesplorato nel centro storico della città.

L’ambientazione infatti è protagonista assoluta dell’‘idea di spettacolo’

Frammenti o tessere estrapolate da un mosaico minuzioso e complesso come spesso risultano i testi della letteratura russa, intrisa di palpiti emozionali che non conoscono confini.

Il primo appuntamento ci vede in attesa nell’atrio di un portone antico. Aspettiamo il nostro turno: uno spettatore alla volta per sette minuti. Ognuno da solo con la creazione artistica di cui, volontariamente, farà parte.

È importante l’attesa; una camera di decompressione che permette a ciascuno di lasciare un po’ di sé e della propria vita fuori, nella strada che si intravede da uno strano punto di osservazione: uno schermo di vetro che separa una parte dell’atrio e che allontanando i rumori innesca una sorta di effetto-acquario.

È arrivato il momento. Come Virgilio accompagnando Dante lo introduce ai misteri, così l’anfitrione (Alessandro Miele) prepara lo spettatore all’incontro con Marija. Non si deve parlare, non si può interagire, ma solo ascoltare e respirare, quasi bere le parole che il personaggio uscito dalle pagine del libro di Dostoevskij pronuncerà.

Con una leggera trepidazione, amplificata dalla suggestiva introduzione, si oltrepassa la porta d’ingresso.

Marija” ti aspetta. C’è una sedia per te. Poi quando tutto sarà finito, io verrò a prenderti”.

L’incontro avviene in penombra, una candela smozzicata disegna ombre sul volto di donna (Alessandra Crocco interprete di un’emozionante e malinconica rassegnazione) che quasi immobile, seduta sulla sua sedia, emette parole stentate che si rincorrono lentamente con molte pause.

Nel silenzio, si percepisce l’ovattata dimensione del tempo abitato da fantasmi risvegliati.

Per vivere il secondo frammento si entra nel bellissimo palazzo Conforti e si attende il proprio turno seduti comodamente su divani e seggiole in un fantastico loggiato con vista sul mare. Fiori multicolori e piante rigogliose danno l’idea di un giardino d’inverno che cede il passo alla primavera profumata, ma non siamo in Russia. Anche stavolta è importante l’attesa, intrattenuti da Vincenzo Albano, direttore artistico della seconda stagione Mutaverso Teatro, e dal proprietario del palazzo, gentilissimo e cortese ospite, ci si perde in riflessioni personali immaginando e fantasticando.

Si apre finalmente la porta e una casa accogliente, ristrutturata con gusto e fantasia, introduce lo spettatore in una camera dove troneggia un letto. È l’alba (nelle pagine scritte) e la donna Liza ( ancora Alessandra Crocco) dopo una notte d’amore parla al suo amante (lo spettatore stavolta è sdraiato sul letto).

Disturbante il terzo frammento. In una chiesa antica sconsacrata, Santa Apollonia, già luogo di rappresentazioni e sperimentazioni teatrali, una frazione dello spazio è delineata da teloni trasparenti di plastica. Una decina di sedie offrono l’ancora di stabilità agli spettatori, muti testimoni di una tempestosa e sofferta confessione che non arriva all’emozione catartica del protagonista Stavrogin, (Alessandro Miele) affannato ed angosciato dai ricordi, che gli volano intorno come uccelli dagli artigli pungenti, in una frenetica danza a piedi nudi sulla terra umida e sporca, che ricopre il pavimento. Si ferma, guarda chi gli sta dinanzi, ma forse non vede che una bambina che lo osserva in silenzio e continuerà a popolare i suoi sogni fin quando la sua danza ossessiva non lo sfinirà.

A teatro è già stato sperimentato tutto o quasi, ma spesso i sentieri percorsi vengono poi abbandonati e si ricoprono di erbacce e di sterpaglie, nascosti alla vista dei più. È quindi apprezzabile l’impegno con cui Alessandra Crocco ed Alessandro Miele si muovono alla ricerca dei vecchi percorsi che risultano nuovi a chi non aveva potuto ancora praticarli.

Applausi ad operazione conclusa con l’incoraggiamento a continuare l’avventura.

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