Il Soldato spaccone (Miles gloriosus)

Al Teatro Arcobaleno di Roma fino al 7 maggio 2017

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Il personaggio di Plauto torna sul palcoscenico del Centro Stabile del Classico nella storica edizione rappresentata in importanti Festival (Taormina Arte, Ostia Antica, Teatri di pietra) con grande successo di pubblico e critica, nel 25° anniversario della Compagnia Castalia. Fondata e diretta nel 1992 da Vincenzo Zingaro, è riconosciuta dal Ministero per i beni e le attività culturali come organismo di produzione teatrale di interesse nazionale, ha ottenuto notevoli riconoscimenti per l’allestimento di opere classiche e collabora con l’Università Sapienza di Roma nel progetto internazionale “Il Teatro Classico oggi”.

Il lavoro drammaturgico e registico di Zingaro sulla commedia classica è stato oggetto di studi nel saggio di Giovanni Antonucci “Mettere in scena la commedia classica oggi: il teatro di Vincenzo Zingaro” pubblicato su “Rivista di teatro contemporaneo e cinema” fondata da Mario Verdone, e in tesi di laurea presso la facoltà di Lettere e Filosofia.

Fin dalla fondazione la Compagnia Castalia ha altresì sviluppato un progetto di formazione del pubblico giovanile avvicinando al teatro classico centinaia di migliaia di studenti.

Il Soldato spaccone (Miles gloriosus) di Tito Maccio Plauto, è un fortunato capolavoro di comicità divenuto archetipo teatrale. Scritta nel 205 a.C., la commedia narra di Pirgopolinice di Efeso che si invaghisce dell’ateniese Filocomasio sottraendola all’innamorato Pleusicle. Il servo Palestrione escogita una beffa per far ricongiungere i due amanti, ricorrendo alla complicità della meretrice Acroteleuzio che si finge innamorata del soldato efesino. Pirgopolinice, fatuo e vanitoso, cade nel tranello e la sua vanagloria lo lascerà solo, deriso e bastonato.

Lo spaccone e l’adulatore sono le due figure contrapposte che sostengono l’intreccio: Palestrione millanta le mirabolanti gesta militari del padrone e ne decanta la prestanza fisica assecondandone la vanità, facendo credere al vanesio soldato ciò di cui tutti si fanno beffe, compreso il pubblico.

Zingaro modifica il finale restituendo dignità al protagonista, consentendo al suo Pirgopolinice di tornare a impugnare la spada e riscattare la sua dabbenaggine in un mondo che è ingrato per tutti, anche per un fanfarone millantatore sì, ma acuto nelle brillanti citazioni latine.

L’adattamento del regista sottolinea la diretta derivazione dalla fabula latina (a sua volta scaturita dalla commedia greca) della cultura popolare italiana della Commedia dell’arte che ha caratterizzato la produzione teatrale tra il ‘500 e il ‘700 con i personaggi-maschera, di cui è capofila Pulcinella. Nella scena iniziale, infatti, tutti gli attori esternano lamentazioni indossando la maschera di Pulcinella. Alla proposta di dar vita alla rappresentazione di un testo di Plauto si rianimano trasformando le loro casse nei fondali della scenografia.

Lo studio filologico di Zingaro, accanto alla rivalutazione delle origini del genere commedia, si esplica anche nell’uso dei dialetti come variazione sonora e musicale di un patrimonio culturale cosicché l’attore diviene “strumento e compositore di una vera e propria partitura”.

Le caratteristiche del soldato spaccone le troveremo rielaborate e trasfuse in figure emblematiche come Capitan Fracassa, Spaventa, Cyrano de Bergerac, Don Chisciotte, Brancaleone, nel passaggio dalla commedia classica a quella dell’arte fino alla moderna commedia all’italiana, nella lunga tradizione comica di un mito senza tempo che si incarna nei secoli in molteplici personaggi-maschera un po’ vigliacchi, un po’ ingenui, a volte astuti, dotati di notevoli capacità espressive mimiche e linguistiche.

Oltre a Zingaro nel ruolo del soldato, sono in scena Fabrizio Passerini (Palestrione), Annalena Lombardi (Acroteleuzio), Ugo Cardinali (Periplectomeno), Laura De Angelis (Milfidippa), Rocco Militano (Sceledro), Piero Sarpa (Pleusicle), Miriana Minichino (Filocomasio).

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