La tradizione novecentesca ungherese

Appuntamento dal repertorio contemporaneo per la stagione della Filarmonica, con la direzione di Peter Eötvos

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Lunedì 8 Maggio, Teatro alla Scala

Z. Kodaly | Marosszéki tàncok

P. Eötvos | Alle vittime senza nome

G. Kurtag | Petite musique solonnelle

B. Bartok | Il mandarino meraviglioso, op. 19

Direttore | Peter Eötvos

Orchestra Filarmonica della Scala

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Chi si aspettava da questo concerto un avvicinamento scaligero alla contemporanea, per acclamazione, sarà probabilmente rimasto deluso.

Le aspettative c’erano tutte. Un grande direttore dall’esperienza decennale, un programma dall’animo ungherese che ben bilanciava sperimentazione e temi popolari e, infine, una prima assoluta mondiale.

Dire che qualcosa non abbia funzionato sarebbe ingiusto dato il risultato complessivo della serata. Però a fine serata rimane l’impressione di aver assistito ad un concerto preciso e puntuale, ma asettico.

Se il grande punto di interesse è stato il Mandarino meraviglioso, non a caso posizionato a fine serata, che ha scaldato la platea, la cui tensione continua e gli addensamenti agrodolci sono stati ben resi dall’orchestra, in un continuo turbinio ritmico, nonostante le ben delineate strutture forma, il cuore del programma pulsava per la prima assoluta di Eötvos stesso, dal significativo nome Alle vittime senza nome, commissione di quattro fra le più importanti orchestre italiane (Filarmonica della Scala, Santa Cecilia, Maggio Fiorentino e Orchestra Rai), dedicato ai morti «del terrorismo, dei massacri e delle fughe disperate per terra e per mare (…)».

Un brano a tre parti, dai livelli sonori compatti, a cui facevano da contraltare alcune pause generali, centri focali commemorativi, a grande rischio applauso per il solito adagio “nessuno suona, allora applaudo”. Figuracce evitate, e per fortuna, vista la contemporanea messa in onda su RadioTre, per il grande mestiere del direttore che con mano autorevole ha bloccato ogni tentativo di celebrazione.

Meritano sicuramente un secondo ascolto i vari interventi solistico, vette di pathos della composizione.

Omaggiato nella serata anche Pierre Boulez, a circa un anno dalla scomparsa, con il brano «Petite Musique Solennelle en hommage a Pierre Boulez 90» di György Kurtag. Brano ipotizzato per il compleanno del compositore e poi fatalmente divenuto omaggio funebre pochi mesi dopo.

Ben resi i timbri che ondeggiano fra il sonoro “luminoso” e il funereo “scuro”, enigmatici e monolitici gli accordi di risonanza che contraddistinguono il brano.

Il pubblico applaude, fra l’apprezzamento e il rispetto ma l’impressione è quella di una serata mancata per avvicinare la Scala alla contemporanea.

A fine serata, all’ascoltatore, rimangono pochi ricordi di cosa ha ascoltato.

Prossimo appuntamento lunedì 15, con l’orchestra ospite della Swedish Radio, diretta da Daniel Harding e solista Joshua Bell.

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