Morte di Danton

In scena fino al 14 maggio 2017 al Teatro della Pergola di Firenze

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Foto di Mario Spada

di Georg Büchner

traduzione Anita Raja

regia e scene Mario Martone

con (in ordine alfabetico) Giuseppe Battiston, Fausto Cabra, Giovanni Calcagno, Michelangelo Dalisi, Roberto De Francesco, Francesco Di Leva, Pietro Faiella, Gianluigi Fogacci, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Ernesto Mahieux, Paolo Mazzarelli, Lino Musella, Totò Onnis, Carmine Paternoster, Irene Petris, Paolo Pierobon, Mario Pirrello, Maria Roveran, Luciana Zazzera, Roberto Zibetti

e con Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Christian Di Filippo, Claudia Gambino, Giusy Emanuela Iannone, Camilla Nigro, Gloria Restuccia, Marcello Spinetta

costumi Ursula Patzak

luci Pasquale Mari

suono Hubert Westkemper

registi collaboratori Alfonso Santagata e Paola Rota

scenografo collaboratore Gianni Murru

si ringrazia per la collaborazione Bruno De Franceschi

produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

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Per quanti, come Georges Jacques Danton, osano perseguire le proprie visioni, anche quando non conformi ad una comune o alla logica del potere, il tracciato appare certo nella sua complessità, eppure anche ricolmo di un senso proprio alla più viva passione. Un pensiero può essere il movente viscerale di una presa posizione politica, sociale e al contempo personale, intima, forte al punto di contravvenire ad ogni pudica rassegnazione alle maglie strette di un sistema contrario alla libera espressione che avviluppa gli agitatori sino a stritolarne ogni resistenza. Di una voce non taciuta sopravvive la testimonianza che fa eco ad una certa esistenza consumata secondo la sua inclinazione e mai deviata, nonostante il tentativo di estirparla; ne raccolgono i resti di preziosa umanità quanti si ingegnano a tradurne i fatti in opera di racconto. In questa regia impegnativa Mario Martone buca la quarta parete riportando al pubblico la storia, la carnalità dell’uomo, la manifestazione concreta di uno spirito che può perdere la testa sotto il peso ingiurioso della ghigliottina sapendosene coronare in nome di una questione ideale. Bisognerebbe chiedersi, così, se sia più concreto desistere e abbandonarsi a obblighi imposti per tener salva la pur breve vita o esistere per generare valori imperituri. Il seme del terrore contiene e imbriglia le sorti di generazioni di uomini, ma non può frenare certo la generazione delle idee quando queste trovano impulso a svilupparsi per contrapporsi alla pressione soffocante di una tirannia.

Ines Arsì

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