Leonardo Manetti, un artista tra terra e poesia

Intervista a cura di Emanuele Martinuzzi

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Foto di Angelo Celsi

Leonardo Manetti è un produttore agricolo nel cuore del Chianti Classico, proviene da un’antica famiglia di viticoltori e olivicoltori, ma è anche un attore e non ultimo un poeta, verace, intenso e profondo come la terra e i sapori in cui nato e tuttora vive e crea. Sguardo schietto, che sembra vagare tra pensieri sia pragmatici che sottili, sempre alla ricerca di un qualcosa, di nuovo o di indefinito forse. Umile nei modi, quanto generoso nella conversazione. Genuina la volontà e la passione che mette nelle sue attività. Ricchi frutti dona a chi ricerca profumi, sapori e aromi unici, e anche a chi ricerca parole di bellezza. Un curriculum poetico e letterario di tutto rispetto, di cui è restio a parlare, come dei suoi numerosi riconoscimenti in tutta Italia. Adesso cercheremo di sapere qualcosa in più, estrapolandolo dall’umile riservo di questo artista, terreno e astratto, di questo poeta che ama la terra e la poesia, due territori immensi che lo abitano.

Leonardo, amore per la terra e per la poesia, due territori immensi, due mondi nell’universo della tua personalità, semplice e poliedrica allo stesso tempo. Come li consideri?

La poesia e la terra sono in simbiosi e lo dimostra il fatto che da sempre il mondo della campagna ha rivestito un ruolo molto importante nella poesia e nella letteratura. I valori del mondo contadino, da cui molti di noi discendiamo, come la purezza e l’autenticità, sono gli stessi valori che ritroviamo nelle poesie quando sono scritte con sincerità. Ecco perché questi due mondi si incontrano in un unico mondo, la terra ispira poesia e la poesia fa vedere la terra con occhi diversi e meravigliati.

Mi hai fatto venire in mente che la tua ultima raccolta, edita da Helicon edizioni e intitolata “Poesie in cucina” mette insieme non casualmente ricette e poesie, sapori e profumi di parole. Ce ne puoi parlare?

In questo libro si legano la cultura alimentare e quella poetica e si fondono insieme per comunicarci emozioni, gusti e profumi tramite le parole e realmente con le ricette che possono regalarci degli splendidi piatti da gustare. Il libro nasce dalla mia convinzione che fare poesia non è solo scrivere in versi ma è un modo di vedere la vita con occhi diversi. Insomma essere autori di poesia è un modo di vivere, che nel cibo, con la sua arte preziosa, si rispecchia molto.

Come mai proprio questa scelta per il tuo ultimo lavoro poetico di farlo assieme a tua mamma e dedicarglielo?

Nelle mie poesie c’è sempre un forte legame agli affetti e questo libro è stata un’occasione per ringraziare ed omaggiare la mia mamma per tutto quello che ha sempre fatto per me in silenzio. Ma scrivere questo libro è stato anche un modo per tramandare delle ricette di famiglia, anche se modernizzate, con la speranza che cucinandole e assaporandole non si perdano e possono regalare a tante persone dei momenti gioiosi in luoghi conviviali come lo è una tavola.

Quali sono gli altri libri che hai pubblicato? E saremmo curiosi di conoscere qualche riconoscimento di cui vai fiero o che ti ricorda qualcosa di bello.

Il primo libro pubblicato nel 2013 è stato “sChianti”, dove ho ripercorso, attraverso le poesie il viaggio di due tappe dolorose della mia vita, un incidente e un amore finito, nella cornice dei paesaggi della mia terra. Il secondo libro, pubblicato nel 2014, è stato “Gli occhi interiori” ed è una raccolta di poesie sull’amore, il sociale, gli affetti e i tormenti tipici degli animi sensibili.

Il riconoscimento più bello è quando vedi il tuo libro stampato, in quel momento si hanno le emozioni più forti, più di qualsiasi premio o complimento.

La scrittura cos’è per te? Che sapori o ricordi vi associ?

La scrittura per me è un modo per sfogarmi, per fare uscire i tormenti e le inquietudini, insomma scrivendo libero il mio mondo interiore dal caos. Ma la scrittura per me è anche un modo per buttare via la maschera di tutti i giorni, per dire le mie fragilità e quali sono i miei desideri, un modo per dimostrare il mio affetto e amore. Ma è anche un modo per esplorare le meraviglie che ci circondano.

La scrittura mi fa tornare bambino con i tanti sogni tipici di quel periodo anche se con le debolezze e le fragilità. Il gusto dolce ma anche quello amore direi che sono i sapori giusto da associare alla scrittura, per me la poesia è bellezza ma anche tormento.

Quale rapporto hai con la città nella quale vivi, Greve in Chianti? Con il viaggiare e le radici?

Direi che con il mio paese ho un rapporto di odio e amore. Spesso non vedo l’ora di scappare, nei paesi non c’è molto da fare mancano i divertimenti, ma quando sono via ho la nostalgia del mio paese, la campagna con i suoi profumi.

Credo che sia necessario viaggiare perché i viaggi aprono la mente, ci arricchiscono, e ci aiutano a conoscerci meglio. A proposito ricordo una citazione di A. Lamartine che scrivo spesso e mi piace dirla perché racchiude bene quello che penso: “Non c’è di uomo più completo di quello che ha molto viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita”.

Cosa pensi della collaborazione e della condivisione tra artisti e poeti, essendo anche una persona che non disdegna la solitudine quando crea?

Amo la solitudine ma ho anche bisogno di momenti di condivisione con gli altri. Sono convinto che la massima espressione dell’Amore e della Felicità sia la condivisione, questa frase definisce bene il senso e lo spirito che ho a riguardo. Un senso di comunità sia artistica che sociale, è molto importante perché aiuta a crescere e a creare qualcosa di speciale.

Parlando della tua poesia ricordi un tuo verso a memoria? E perché proprio questo verso?

Non sono mai stato bravo a scuola a ricordarmi le cose a memoria e non lo sono neppure con le mie poesie. Ma c’è un verso che mi ricordo perché rappresenta bene me, le mie radici e il mio modo di fare poesia ed è questo:

Un paesaggio nato dal sudore

si alterna a fitti boschi,

taciturne braccia di sacrifici

offrono colori e detti

In questo verso c’è il mio passato, ma anche il mio presente e futuro.

Hai prima conosciuto la terra o la poesia? Un tuo primo ricordo di queste due cose.

Terra e Poesia per me sono la stessa cosa, come ho già detto, sono un unico mondo. Io li ho conosciuti nello stesso momento. Una pianta che germoglia, fiorisce e poi fruttifica per me è una poesia, non è un linguaggio di parole scritte ma è una poesia visiva naturale.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Oltre ai miei progetti personali, soprattutto riguardo alle pubblicazioni dei libri perché ci sono molte poesie che attendono di essere pubblicate, direi che i progetti più belli riguardano quelli insieme ad altri amici. Vorrei riuscire insieme a loro a riportare l’attenzione sulla poesia, una forma d’arte bellissima ma spesso un po’ dimenticata, e poi vorrei dare un piccolo contributo alla sensibilizzazione e alla cultura in genere.

Leonardo Manetti ama la terra e la poesia, due territori immensi che lo abitano.

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