Capriccio

Andato in scena dal 17 giugno al 9 luglio 2017 al Tiroler Landestheater di Innsbruck

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©Tiroler Landestheater

Konversationsstück per musica in un atto

Libretto di Clemens Krauss

Musica di Richard Strauss

 

Personaggi e interpreti:

La Contessa: Susanna van der Burg

Il Conte, suo fratello: Alex Avedissian

Flamand, un compositore: Uwe Stickert

Olivier, un poeta: Richard Morrison

La Roche, il direttore del teatro: Michael Hauenstein

L’attrice Clairon: Valentina Katzarova

Monsier Taupe: Joshua Lindsay

Una cantante italiana: Sophia Theodorides

Un cantante italiano: Florian Stern

Una giovane ballerina: Chiara Ronca

Un giovane ballerino: Calogero Failla

Il maggiordomo: Johannes Maria Wimmer

Otto servitori: Coro maschile del TLT

 

Maestro concertatore e direttore: Francesco Angelico

Regia: Anthony Pilovachi

Scene e costumi: Tatjana Ivschina

Lighting design: Simon Stenzel

Coreografia: Marie Stockhausen

Drammaturgia: Susanne Bieler

 

Tiroler Symphonieorchester Innsbruck

Coproduzione con Südthüringischen Staatstheater Meining

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Capriccio chiude la stagione 2016/2017 del Tiroler Landestheater. Senza dilungarsi troppo sulla genesi di questo Konversationsstück, uno degli ultimi testamenti di Richard Strauss prima dei Vier letzte Lieder e Metamorphosen, basti sapere che nel 1934 Stefan Zweig, già autore della Schweigsame Frau, suggerì al compositore il libretto del Casti Prima la musica e poi le parole. La collaborazione non poté andare oltre per le interferenze del regime nazista che ordinò a Strauss, nella persona di Goebbels, di interrompere i rapporti con l’intellettuale ebreo. Solo nel 1939 il progetto venne ripreso e completato da Strauss e dall’amico direttore Clemens Krauss. Non opera, ma diatriba filosofica sulla gerarchia delle arti, già sviluppata da Mozart e Salieri, vede la Contessa Maddalena dibattersi tra l’amore per il poeta Olivier e il musicista Flamand.

L’allestimento del regista Anthony Pilavachi e della scenografa-costumista Tatiana Ivschina, coprodotto con il Südthüringisches Staatstheater di Meiningen dove debuttò nell’ottobre del 2015, qui al Landestheater con un cast diverso, è l’esempio lampante di come, pur rimanendo fedeli al testo, si possano compiere scelte coraggiose senza sconfinare nel ridicolo. Il salone grigio prevede due ingressi laterali, altrettante malridotte finestre e sul fondo un quadro da cui, attraverso una velatura, usciranno ed entreranno i personaggi principali ad eccezione del Theaterdirektor e del maggiordomo. La vicenda è spostata dal castello francese 1775 alla Germania 1942, in pieno conflitto e nello stesso anno della prima di Capriccio al Nationaltheater di Monaco. Un allarme antiaereo preannuncia il pericolo imminente che, una volta cessato, permette l’inizio del Sestetto. La Roche, alterego e celebrazione di Strauss, sogna e quindi siamo sul piano d’una dimensione onirica ove il contrasto tra Settecento e Novecento trova concreta plausibilità. Fantasmi di un passato lontano? L’anelito a forme di bellezza idealizzate per vincere l’orrore della guerra? L’autore che immagina la sua creazione? La bravura di Pilavachi sta proprio in questo, porre interrogativi, fornire spunti e suggestioni senza cadere nell’incongruenza. Ciò è possibile anche grazie all’eccellente lavoro fatto con gli interpreti che, mediante una partitura gestuale composta ma eloquente, non perdono mai la tensione drammatica, risultando spontanei e naturali. Azzeccatissimo l’intervallo dopo la Scena settima, quando la Contessa declama «Wir werden die Schokolade hie im Salon einnehmen», che non crea affatto un calo d’attenzione, ma sedimenta nello spettatore il muliebre tormento, in un suggestivo e repentino accostamento al finale primo del Rosenkavalier. L’episodio tra La Roche e Monsieur Taupe, il suggeritore con la stella gialla al petto, è riletto alla luce della vicenda personale Strauss/Zweig: come non riconoscervi una chiara allusione alla critica situazione tra il compositore, presidente della Reichsmusikkammer dal 1933 al 1935, e lo sfortunato intellettuale viennese? Infine, le atmosfere rococò ricreate dai ballerini sulle coreografie di Marie Stockhausen e dal duetto dei cantanti italiani, le luci magistrali di Simon Stenzel e l’eleganza complessiva fanno di questo Capriccio uno spettacolo perfetto.

Francesco Angelico, all’ultimo impegno da Chefdirigent del Landestheater, guida la Tiroler Symphonieorchester Innsbruck con maestria ed esperienza. Le giuste dinamiche e i ritmi pertinenti, ora serrati ora sublimi, ben restituiscono l’élan vital che contraddistingue il pezzo. Le sezioni respirano assieme, senza sfasature di sorta, in ottimo rapporto col palco. L’attenzione con cui Angelico si sofferma sui dettagli, su certi indugi propri dei personaggi e su ricerche timbriche dall’esito fortunato, dimostra doti di peculiare sensibilità, facendo del giovane direttore siciliano una delle bacchette più interessanti Oltralpe.

Nel cast si distingue Michael Hauenstein, Theaterdirektor dalla voce possente sempre ben controllata, validissimo attore che sa mettere in risalto l’umanità del personaggio. Susanna von der Burg, la Contessa, ha vocalità pulita e duttile, buon fraseggio e grandi doti interpretative che fanno di Madeleine una donna meditabonda e consumata dall’indecisione. Arriva però un pelo affaticata al termine, comprensibile data la costante presenza in scena e la tessitura impegnativa, oltre a un filo di commozione per il peso che tale ruolo porta con sé poiché esso chiude, trafitto da un raggio lunare, la serie delle eroine musicate da Strauss. Bravissima Valentina Kutzarova nei panni della Clairon, cantante raffinata dal timbro seduisant e omogeneo. Promossi a pieni voti l’Olivier di Richard Morrison e il Flamand di Uwe Stickert, coppia vincente dalla voce sicura e sempre in tono. Il Conte marpione, più interessato all’attrice che alle elucubrazioni, ha le fattezze di Alec Avedissian. Contestuali nel loro ruolo caricaturale i due cantanti italiani di Florian Stern e Sophia Theodorides. Curatissimo in ogni sfumatura il Monsieur Taupe quasi sussurrato di Joshua Lindsay. D’impeccabile professionalità Johannes Maria Wimmer nei panni dell’Haushofmeister. Ai ballerini Chiara Ronca e Calogero Failla, membri stabili della Tanzcompany del Landestheater, il compito delle danze, assolto con ampia sufficienza nello spazio ridotto del palcoscenico.

Puntuale il coro maschile del TLT diretto da Michel Roberge.

Consensi generali da parte del non folto pubblico alla recita del 24 giugno.

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