Renato Zero celebra 50 anni di una carriera stratosferica con “Zerovskij solo per amore”

In scena fino al 6 luglio 2017 presso Il Centrale Live di Roma

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Foto di Barbara Rea

Il più eclettico dei cantautori italiani, all’anagrafe Renato Fiacchini, ha dato il “fischio di partenza” nei panni del capostazione Zerovskij alla sua nuova avventura, una sfida finora mai affrontata.

Per la prima volta in scena con uno spettacolo teatrale che coinvolge più di cento artisti sul palco, il cantautore romano festeggia i 50 anni di carriera nella Stazione Terra, patria dell’essere umano che incontra nel suo viaggio le figure per così dire “allegoriche” che costellano la sua esistenza terrena: Amore e Odio, Vita e Morte e naturalmente Dio. A rappresentare l’umanità nelle sue diverse accezioni i primordiali Adamo ed Eva, sempre in conflitto e in perenne agitazione, vittime del Tempo e dei sentimenti mai del tutto scevri dell’inevitabile arbitrio che li porta a prendere decisioni e strade non sempre sicure e azzeccate.

A dirigere il traffico Zerovskij, capostazione in divisa nera che timbra cartellini e fa partire i treni (in orario) per mille destinazioni diverse, scandendo le fasi dello spettacolo incentrato sul suo ultimo lavoro discografico, l’omonimo doppio cd “Zerovskij solo per amore”, uscito a maggio. Così le diciannove tracce trovano una collocazione drammaturgica perfettamente coerente con l’andamento scenico dello spettacolo, suonato interamente dal vivo dai 61 musicisti e dai 30 coristi dell’Orchestra Filarmonica della Franciacorta, diretti sapientemente dal Maestro Renato Serio. Non mancano poi alcuni storici brani del cantautore, perle semisconosciute ai più interpretate con la sapienza di chi su quel palcoscenico sta da mezzo secolo: Renato Zero si conferma per l’ennesima volta un precursore dei tempi, un’artista sempre pronto a mettersi in discussione con progetti nuovi e se vogliamo anche rischiosi, manifestando la volontà di far uscire il famigerato “pop” dai confini in cui è spesso relegato, per diventare qualcosa di più “alto”. Del resto la sua carica interpretativa si è sempre ben adattata ad un contesto più “teatralizzato” della musica e soprattutto dei testi, che toccano tematiche importanti quanto mai attuali: il femminicidio, l’eutanasia, la solitudine, la “morte” della cultura. A tal proposito un inedito scritto ad hoc per lo spettacolo, “Tutti vogliono fare il presidente” arricchito dalle coreografie di Bill Goodson che vedono un gruppo di ballerini in scena con lo stesso Renato.

Controaltare del protagonista, gli attori che interpretano i già citati personaggi rispondono bene alla sfida di incarnare figure così simboliche e fra i sette merita un particolare plauso Roberta Faccani (ex voce dei Matia Bazar) che interpreta Morte e Vita portando sul palco successi Zeriani dal sapore anni ’80, dimostrando di avere grande presenza scenica e verve attoriale anche durante i bei monologhi. Guest star dello spettacolo con un contributo video nei panni di un povero barbone sui binari è Gigi Proietti, che regala un sorriso agli spettatori con un intermezzo comico interrotto dalla giornalista Manuela Moreno. Un ulteriore menzione va a Luca Giacomelli Ferrarini (già interprete di Glitter nel tour invernale di Zero dello scorso anno) sul palco NN, uno dei tanti figli di nessuno privo di un’identità e un manuale d’uso per la vita, al quale Zerovskij donerà la sua paletta da capostazione, rivelandosi un angelo in divisa bianca con tanto di mantello. Particolarmente emozionante l’ultima canzone dello spettacolo “Cara”, una bellissima dedica d’amore che Renato canta alla vita, celebrandola e acclamandola come il più tenero degli innamorati.

Ed è proprio l’amore che vince mettendo fine alle diatribe umane e salvando ancora una volta la Terra, rivelandosi così l’unica via percorribile per raggiungere la pace agognata di cui si ha tanto bisogno. La voce di Dio (interpretato da Pino Insegno) in chiusura annuncia di voler mandare un altro figlio sulla Terra, sperando che questa volta possa servire davvero a salvare l’umanità.

Un successo quasi inaspettato quello di “Zerovskij solo per amore”, uno spettacolo denso di significati e di spunti di riflessione, una macchina scenica complessa ma ben oliata, un Renato Zero che alla soglia dei 67 anni dimostra ancora di essere l’istrione della musica italiana.

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