«Sogno di una notte di mezz’estate» di Balanchine e «Il lago dei cigni» di Ratmansky

Andati in scena al Teatro alla Scala, Milano

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La stagione del ballo scaligero si conclude prima della pausa estiva con due grandi classici, Sogno di una notte di mezza estate di George Balanchine e Il lago dei cigni di Petipa/Ivanov nella ripresa di Alexei Ratmansky. Due titoli che riportano in un’atmosfera onirica, dove dominano grazia ed armonia.

Entrato nel repertorio scaligero nel 2003, Sogno di una notte di mezza estate è oggi uno dei titoli più rappresentativi e congeniali al ballo scaligero e anche in questa ripresa riscuote un grandissimo successo.

Ispirato dalla partitura di Mendelsshon, Balanchine realizza nel 1962 un balletto narrativo in due atti sullo stile del grande maestro Marius Petipa, lontano dal suo percorso coreografico, da sempre indirizzato alla danza astratta e fine a se stessa, ma a lui ben conosciuto durante i suoi studi alla Scuola Imperiale dei Teatri di San Pietroburgo.

Il Sogno di Balanchine, tuttavia, non ritorna al Grande Balletto nella coreografia: la sua abilità sta nel rievocare il mondo onirico e splendente del Balletto Imperiale tramite la musica e il movimento.

La vicenda shakesperiana è interamente concentrata nel primo atto, ambientato in un contesto fantastico, scosso dai caotici malintesi ad opera del folletto Puck e caratterizzato da una danza di linee ampie e forme coreografiche regolari. Il divertissement del secondo atto, invece, potrebbe vivere una vita autonoma e risulta connesso al primo solo per le apparizioni del folletto Puck.

Il cast “da sogno”, le scene di Luisa Spinatelli e la mirabile bacchetta di David Colemann esaltano ulteriormente la bellezza e l’eleganza della composizione. Note di merito per Virna Toppi nel ruolo di Ippolita, per Nicoletta Manni e Marco Agostino, impegnati nel divertissement del secondo atto e per i regali Timofej Andrijashenko e Marta Romagna (Oberon e Titania). Scintillante, infine, il Puck di Federico Fresi.

Trionfo anche per Il lago dei cigni secondo la ricostruzione di Alexei Ratmansky. Già sulle scene scaligere nella scorsa stagione, l’opera di Ratmansky mira a svelare al pubblico una versione il più vicina possibile all’originale di Marius Petipa e Lev Ivanov attraverso uno studio approfondito non solo della notazione di Vladimir Stephanov, ma anche del materiale video/fotografico e d’archivio disponibile.

Nella recita del 20 luglio, eccellente il cast capeggiato da Martina Arduino nel doppio ruolo di Odette e Odile e da Nicola Del Freo, valido principe Siegfried. La partnership incanta per la armonia e intesa: lei è un’Odette eterea, dalla danza impalpabile ma dal sentimento intenso e di contro un’Odile estremamente seducente e dalla tecnica sicura (ottimi i 32 fouettés e le variazioni). Buona tecnica e musicalità anche per il Siegfried di Nicola Del Freo.

Le scene e i costumi di Jérôme Kaplan e le luci di Martina Gebhardt rendono l’atmosfera tanto gioiosa negli atti di corte quanto crepuscolare nelle scene sul lago.

Ottima la bacchetta di Michail Jurowski, salutato dal pubblico con calorosi applausi e intense ovazioni.

Letizia Cantù

 

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