La pietra del paragone

Adriatic Arena di Pesaro 11 agosto 2017, prima

0
166
Condividi TeatriOnline sui Social Network

ROF 2017

Uno spettacolo di giovanile freschezza fatto da un ottantenne: Pizzi val sempre una messa…in scena.

Quattro tuffi in piscina nella villa del conte Asdrubale.

——–

Un’elegante villa moderna dalle linee geometriche si sviluppa su due piani collegati da una scala a chiocciola interna; il piano superiore è circondato da un ampio terrazzo, sul quale si aprono grandi finestre con tende munite di cordicella per l’apertura/chiusura, il piano inferiore si affaccia su un ampio giardino con l’angolo conversazione e lo spazio piscina. 

La scenografia è quella che Pier Luigi Pizzi ideò 15 anni fa per la stessa opera al ROF, bella, elegante, luminosa, riadattata agli spazi più grandi dell’Adriatic Arena, con l’aggiunta di un po’ di colore e l’uso della passerella attorno alla buca orchestrale per l’azione scenica.

La villa di vetro del conte Asdrubale, dotata di tutti i confort, telefono compreso, usato nel primo atto per il duetto di Asdrubale e Clarice “Conte mio, se l’eco avesse”, è frequentata da amici di varia estrazione, pertanto all’eleganza dell’ambiente non sempre si affianca la nobiltà degli ospiti.

L’ambientazione moderna è la giusta scelta per una divertente satira di una società mai scomparsa di arrivisti e approfittatori, con intrecci di amori e d’interessi, di escamotage, sotterfugi e travestimenti, che la regia di Pier Luigi Pizzi rende frizzante e piacevolissima, con la giusta dose di humor, senso del ridicolo, ironia, senza mai scadere nella volgarità, potendo fare affidamento anche su un cast di giovani artisti padroni dell’arte del palcoscenico. Nel primo atto il regista sfrutta la fisicità di questi giovani tenendoli in costume da bagno o in tenuta sportiva, nel secondo li veste, con abiti normali gli uomini, con fantasiose coloratissime “mise” le due amiche/rivali, la baronessa Aspasia e donna Fulvia, che si muovono come le sorellastre di Cenerentola. I coristi, inservienti del conte, sono solo maschi vestiti di bianco, ma, per stare al gioco dell’ilarità, tre di loro sono abbigliati da donna. La marchesa Clarice, che ama sinceramente il conte, come confermato dalla pietra del paragone, ha abiti più sobri, belli ed eleganti.

Il conte Asdrubale, oggetto del desiderio delle tre donne, è un narciso palestrato che fa ginnastica sul balcone col vogatore e gira in costume da bagno attorno alla piscina, ostentando la sua muscolatura e la sua lucida “tartaruga”. Gli altri tre uomini, il poeta Pacuvio, il giornalista Macrobio, il cavalier Giocondo anch’egli poeta, sono gl’immancabili sfruttatori leccapiedi (molto attuale), che fanno pendant con le due svampitelle in cerca di marito. Poi c’è Fabrizio, un garbato maestro di casa, interpretato dal bravo basso/baritono William Corrò.

Naturalmente con questo caldo quattro tuffi in piscina sono più che naturali per chiunque, ma nessuno si aspetterebbe di vedere cantanti lirici che si tuffano e cantano, si fanno una nuotata e cantano, escono tutti bagnati e cantano. E, come se questo non bastasse, la fantasiosa creatività di Paolo Bordogna carica di comicità le situazioni, come quella di spogliarsi in diretta e rimanere in body luccicante per l’“Ombretta sdegnosa” e tuffarsi in piscina. 

Paolo Bordogna, che ricopre il ruolo del ridicolo poeta Pacuvio, è anche dotato di un bel mezzo vocale, duttile ed esteso, che si piega con precisione alle esigenze di un brillante ruolo di carattere.

Nella parte del presuntuoso giornalista Macrobio ben si destreggia il versatile baritono Davide Luciano con voce di bel timbro, ampia, robusta e sonora, con sostegno del suono nelle grandi arcate e abilità attoriale.

La vocalità del tenore russo Maxim Mironov, che al suo esordio io definii voce d’angelo, è perfetta per la delicatezza del giovane poeta Cavalier Giocondo, tipica voce del tenore di grazia di coloratura dal timbro chiaro e pulito, con suoni ben sostenuti specialmente nel registro acuto e sovracuto, ma anche nel canto mordido e negli sbalzi tipici della scrittura rossiniana. Applausi scroscianti per l’aria “Quell’alme pupille” del secondo atto.

Per il conte Asdrubale si cimenta il basso/baritonoGianluca Margheri, meglio nudo che vestito, rivelando bel colore vocale e buone agilità per il canto di sbalzo, suono pieno e corretto, uso appropriato della voce, ma il personaggio non esce scolpito.

Le due donne, che agiscono in coppia, cantano quasi sempre insieme. La baronessa Aspasia è il mezzosoprano Aurora Faggioli che ha un mezzo vocale di poco spessore.

Donna Fulvia è Marina Monzò, un soprano brillante poco consistente in zona grave che svetta con facilità in zona acuta e acutissima ed esegue belle scale discendenti.
Nel ruolo contraltile della Marchesa Clarice (che poi si traveste da Lucindo, suo gemello) il mezzosoprano Aya Wakizono esibisce un bel peso vocale, voce flessibile nel canto di coloratura, nelle progressioni in acuto e nei recitativi, dizione chiara anche nel sillabato, suoni densi e appoggi sicuri e pieni, anche se stringe sulla vocale “e” e sbianca i suoni gravi che diventano quasi parlati, del resto questo è un ruolo per contralto che insiste più in zona grave e la Wakizono è più possente in acuto, comunque complessivamente esce un bel personaggio.

Le voci sono ben amalgamate nei terzetti, nei quartetti, nei quintetti, in tutti i canti d’insieme compreso il coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, preparato da Giovanni Farina, che non ha molti interventi. C’è una buona complicità anche con l’orchestra.

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, diretta da Daniele Rustioni, procede nel rispetto delle dinamiche rossiniane. Nella Sinfonia d’inizio, non disturbata da movimenti scenici, come spesso accade coi registi moderni, la sezione archi entra nell’atmosfera rossiniana, danzante e leggera, mentre il tutto orchestrale gonfia ed incalza in un crescendo accattivante. La rapidità della musica è assecondata dalla dinamicità dell’azione, la morbida voce del corno sostiene il colloquio di Clarissa con il conte, entrambi sul balcone. La compagine orchestrale ammorbidisce i suoni nelle pagine delicate e nostalgiche, che non mancano in questo melodramma giocoso.
Le luci di Vincenzo Raponi mantengono una bella luminosità, gradevole all’occhio, che permette di cogliere anche le espressioni degli artisti, oltre ai colori e le fogge dei costumi. Io non amo le scene scure dove tutto è celato.

Perplessità: i ruoli maschili sono scritti per basso tranne il tenore, i ruoli femminili per contralto (Clarice), mezzosoprano (Fulvia), soprano (Aspasia). Perché si cambiano i registri vocali?

————

Adriatic Arena – 11, 14, 17 e 20 agosto, ore 20.00

LA PIETRA DEL PARAGONE

Melodramma giocoso di Luigi Romanelli, musica di Gioachino Rossini

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Direttore Daniele Rustioni

Regia, Scene e Costumi Pier Luigi Pizzi

Collaboratore alla Regia Massimo Gasparon

***
Interpreti:

Marchesa Clarice Aya Wakizono

Baronessa Aspasia Aurora Faggioli

Donna Fulvia Marina Monzó

Conte Asdrubale Gianluca Margheri

Cavalier Giocondo Maxim Mironov

Macrobio Davide Luciano

Pacuvio Paolo Bordogna, 

Fabrizio William Corrò

Coro del Teatro Ventidio Basso

Maestro del Coro Giovanni Farina

Produzione 2002, riallestimento 

————

(Credito: Studio Amati Bacciardi)

LEAVE A REPLY