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L’autodafé del camminante

Andato in scena nell’arena del Teatro Marconi di Roma

Una gabbia metallica dentro la quale prende posto il pubblico, metaforica giuria popolare, all’esterno della quale il prigioniero si muove tra l’angusta cella e l’aula del tribunale che lo dovrà giudicare.

L’accusato è Arturo Giovannitti, molisano d’origine ed emigrato a sedici anni negli Stati Uniti dove ha lavorato nella miniera di carbone della Pennsylvania, diventando un fervente attivista nelle lotte operaie di inizio Novecento. Durante lo storico sciopero dei lavoratori del settore tessile a Lawrence nel Massachusetts del 1912, viene imputata a lui e ad altri due attivisti la morte dell’operaia sedicenne Anna Lo Pizzo avvenuta durante gli scontri con le forze dell’ordine, per la quale accusa rischiano la sedia elettrica. Il clamore suscitato nell’opinione pubblica prelude a quello che quindici anni dopo accompagnerà le vicende processuali di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, mistificate a scopo politico e dall’esito tragico.

Il giovane emigrante, all’epoca ventinovenne, affronta il periodo di reclusione con spirito di autentico combattente e versatile propensione letteraria componendo il poema “The Walker” (Il Camminante) che stilla tutta l’angoscia esistenziale della condizione carceraria vissuta nello spazio angusto tra il muro di mattoni gialli e il cancello di ferro, in cui il tempo è scandito dai passi ininterrotti dell’uomo al piano di sopra: “…Tutta la notte; tutte le notti … Un’eternità nei quattro passi che vanno; un’eternità nei quattro passi che tornano; e nei brevi, sempre uguali intervalli pesa il Silenzio, la Notte, l’Infinito…”.

Per quest’opera ha conquistato l’appellativo di “bardo della libertà” e “poeta dei lavoratori”.

Padrone della lingua inglese e abile oratore, chiede di sostenere la difesa sua e degli altri due accusati pronunciando un’arringa che condensa i temi dei diritti civili, della solidarietà e del riscatto sociale delle masse operaie con una ricchezza lessicale e concettuale e una varietà di argomentazioni giuridiche, letterarie, storiche ed emotive dalle quali trasuda gratitudine per il paese che lo ospita e piena fiducia nella giustizia di quella giovane democrazia.

Il testo dell’appassionata arringa “Address to the Jury” (Autodafé del camminante) ha la struttura drammaturgica di un monologo. Da questo e da The Walker, Stefano Sabelli, con un lavoro meritorio di recupero umano e storico, ha tratto la rappresentazione teatrale in cui a brani dell’arringa rivolta ai giurati si inframmezzano i flashback della vita in cella, in un’alternanza sinusoidale di sentimenti di angoscia e speranza, che hanno come filo conduttore la colonna sonora delle incisioni americane di Caruso e le canzoni di protesta degli anni ’60.

Prodotto da Teatri Molisani e promosso dall’Associazione “Pro Arturo Giovannitti”, lo spettacolo è andato in scena a Roma nell’ambito della rassegna Progetto Lunga Vita. L’attore Diego Florio con sensibile immedesimazione ha fatto echeggiare tra le sbarre l’intensità poetica e l’attualità sociale di Giovannitti, rendendo universale il suo messaggio.

Il pubblico esce dalla gabbia commosso e malinconico, leggendo su uno schermo dell’assoluzione di questo paladino dei diritti civili e della sua morte nel 1959, povero e dimenticato.

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