Ecco la nuova stagione della Pergola

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14 – 19 novembre, PRIMA NAZIONALE

(ore 20:45, domenica ore 15:45)

Fondazione Teatro della Toscana

Gabriele Lavia

I RAGAZZI CHE SI AMANO

uno spettacolo di Gabriele Lavia

da Jacques Prévert

musiche Giordano Corapi

 

L’amore giovanile e il rapporto degli innamorati con la realtà.

Gabriele Lavia dice Jacques Prévert e tocca emotivamente gli animi fin dal primo verso. I ragazzi che si amano enfatizza la differenza tra il primo amore giovanile e l’amore più maturo degli adulti: i giovani innamorati sono estraniati dal mondo e dimentichi di tutto. Non tengono conto del parere della gente per strada, della chiusura morale della gente verso la loro dolcezza.

Una produzione Fondazione Teatro della Toscana.

L’amore e i giovani: niente e nessuno esiste più attorno a loro, poiché essi non appartengono più a questo mondo, ma a un altro, che vive nell’accecante calore del loro sentimento. Ciascuno di noi può dunque ritrovare qui echi e immagini della propria adolescenza.

Due ragazzi si amano e si baciano al tramonto. La gente che passa, vedendoli, li disapprova indignata, ma loro non notano nulla, non ci sono per nessuno, vivono esclusivamente nel loro primo amore. Perché l’amore tra due giovani deve essere schernito, disapprovato, come se fosse qualcosa di proibito, un delitto che non va commesso e i giovani additati come criminali da condannare e combattere? Forse, perché i giovani hanno ancora il coraggio, che deriva dall’incoscienza o dall’innocenza dei loro anni, di manifestarlo liberamente, di viverlo come amore.

E cos’è allora, l’amore di cui ci parla Prévert? È l’amore che rigenera l’esistenza, acceca e rende unici e straordinari, è l’amore che crea un mondo e annulla gli altri, rende invisibili e senza paura, è un amore che libera.

Biglietti

Intero

Platea 34€ – Palco 26€ – Galleria 18€

Ridotto OVER 60

Platea 30€ – Palco 22€ – Galleria 16€

Ridotto UNDER 26

Platea 22€ – Palco 17€ – Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze

Platea 26€ – Palco 19€ – Galleria 14€

21 – 26 novembre (ore 20:45, domenica ore 15:45)

Teatro Stabile dell’Umbria

Fabrizio Bentivoglio

L’ORA DI RICEVIMENTO

(Banlieue)

di Stefano Massini

con Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti

scene Marco Rossi

costumi Andrea Cavalletto

luci Simone De Angelis

musiche originali Luca D’Alberto

voce cantante Federica Vincenti

regia Michele Placido

Fabrizio Bentivoglio diretto da Michele Placido in uno spettacolo scritto da Stefano Massini.
L’ora di ricevimento affronta con sguardo profondo e acuto le contraddizioni, i conflitti, le ingiustizie e le complessità dei nostri tempi.

Il professor Ardeche non prova entusiasmo davanti a 26 alunni che lo osservano curiosi, piuttosto disincanto e cinismo. Non è una classe facile, infatti, la sua: proprio a lui, lucido polemista, appassionato di letteratura di pregio, di Rabelais e Voltaire, è toccata la scuola della banlieue di Les Izards, la più dura periferia multietnica di Tolosa.

Attraverso l’ora di ricevimento del giovedì, in brevi colloqui con madri, padri, fratelli, sorelle, assistenti sociali e improbabili affidatari, si scoprono le vite, i volti dei giovanissimi allievi, le loro paure e desideri, i loro piccoli incidenti scolastici, il dramma dell’esclusione sociale, ancor più tangibile fuori da questo luogo, la scuola, che sembra essere l’unica trincea contro ogni forma di degrado.

Una produzione Teatro Stabile dell’Umbria.

Il Primobanco, il Fuggipresto, Panorama, Raffreddore… e poi il Falsario, il Rassegnato, l’Invisibile, la Campionessa, il Missionario, il Cartoon, l’Adulto… non ci sono segreti per un professore di trentennale esperienza: gli bastano pochi istanti, per cogliere il carattere d’un alunno e sintetizzarlo in un nomignolo che gli calza a pennello. Il professor Ardeche, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, ha già classificato la sua nuova classe, la Sesta nella sezione C.

Inizia così L’ora di ricevimento di Stefano Massini, regia di Michele Placido, con Fabrizio Bentivoglio nel ruolo del protagonista, il professor Ardeche.

Nel crogiolo di razze e culture che è la sua classe in una scuola della banlieue di Les Izards, Ardeche si rende ben conto che il trionfo per lui sarà il condurre ognuno di quegli allievi alla conclusione del corso scolastico, fra successi, cadute e compromessi. Per riuscirci, riceve ogni settimana per un’ora i genitori degli studenti. E attraverso una successione di momenti tratti da queste ore di ricevimento, attraverso scontri e incontri con i genitori, ammantati loro per primi di insicurezze, rigidità e complessi fardelli socio-culturali, la platea immaginerà uno per uno gli allievi (che in scena non appaiono mai, sebbene siano i veri protagonisti) e ne seguirà il percorso.

Sullo sfondo, dietro una grande vetrata, un grande albero da frutto sembra assistere impassibile all’avvicendarsi dei personaggi, al dramma dell’esclusione sociale, ai piccoli incidenti scolastici di questi giovani apprendisti della vita. E il ciclo naturale della perdita delle foglie e della successiva fioritura accompagna lo svolgersi di ogni anno scolastico, suonando quasi come un paradosso davanti a quel mondo, esterno alla scuola, che di anno in anno è sempre più diverso.

I testi dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini ben raccontano l’evoluzione del tessuto sociale non solo italiano, ma europeo. Per questo, dopo l’avventura di 7 minuti, che con lo stesso Massini ho adattato per farne un’opera cinematografica, ho accettato con entusiasmo la proposta del Teatro Stabile dell’Umbria di essere regista a teatro di un altro lavoro di Massini, L’ora di ricevimento. Leggendo il testo, ho capito subito che tra il precedente 7 minuti e L’ora di ricevimento c’è un lavoro di continuità sui grandi cambiamenti che stanno accadendo nella storia sociale europea, cambiamenti che ci riguardano tutti”.

Michele Placido

Biglietti

Intero

Platea 34€ – Palco 26€ – Galleria 18€

Ridotto OVER 60

Platea 30€ – Palco 22€ – Galleria 16€

Ridotto UNDER 26

Platea 22€ – Palco 17€ – Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze

Platea 26€ – Palco 19€ – Galleria 14€

28 novembre – 3 dicembre (ore 20:45, domenica ore 15:45)

Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Genova, Teatro Stabile del Veneto

in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù

e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni

con il sostegno di FIDEURAM

IL NOME DELLA ROSA

di Umberto Eco

versione teatrale di Stefano Massini (© 2015)

con (in ordine alfabetico) Eugenio Allegri, Giovanni Anzaldo, Giulio Baraldi, Luigi Diberti, Marco Gobetti, Luca Lazzareschi, Bob Marchese, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Alfonso Postiglione, Arianna Primavera, Franco Ravera, Marco Zannoni

scene Margherita Palli

costumi Silvia Aymonino

luci Alessandro Verazzi

musiche Daniele D’Angelo

video Fabio Massimo Iaquone, Luca Attilii

assistente alla regia Alessandra De Angelis

assistente scenografa Francesca Greco

assistente costumista Virginia Gentili

regia e adattamento Leo Muscato

Il nome della rosa di Umberto Eco è pubblicato da Bompiani

Il nome della rosa è un omaggio a Umberto Eco, nella prima versione teatrale di Stefano Massini, per la regia di Leo Muscato.

Un cast di tredici attori danno vita a quaranta personaggi, con una recitazione molto empatica, colloquiale, quotidiana, per uno spettacolo che, nell’insieme, ha un taglio quasi cinematografico.
Se è vero che al centro dell’opera di Eco vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano, è altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti.

Una produzione Teatro Stabile di Torino, Teatro Stabile di Genova e Teatro Stabile del Veneto, in accordo con Gianluca Ramazzotti per Artù e con Alessandro Longobardi per Viola Produzioni, realizzata con il sostegno di Fideuram.

La prima versione teatrale de Il nome della rosa di Umberto Eco è l’omaggio al celebre scrittore firmato da Stefano Massini. Leo Muscato dirige un cast di grandi interpreti, in un crossover generazionale che non manca di animare un testo scritto per la scena, ma all’altezza del grande romanzo.

Tradotto in 47 lingue, Il nome della rosa ha vinto il Premio Strega nel 1981, e la sua versione cinematografica è stata diretta da Jean-Jacques Annaud nel 1986, protagonista Sean Connery. Muscato, che alterna regie di prosa a quelle liriche, ha trovato nel romanzo di Eco una sfida appassionante.

La struttura stessa è di forte matrice teatrale. Vi è un prologo, una scansione temporale in sette giorni, e la suddivisione di ogni singola giornate in otto capitoli, che corrispondono alle ore liturgiche del convento (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta). Ogni capitolo è introdotto da un sottotitolo utile a orientare il lettore, che in questo modo sa già cosa accade prima ancora di leggerlo; quindi la sua attenzione non è focalizzata da cosa accadrà, ma dal come. Questa modalità ai teatranti ricorda i cartelli di brechtiana memoria e lo straniamento che ha caratterizzato la sua drammaturgia.

La scena si apre sul finire del XIV secolo. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere delle memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù. Nel nostro spettacolo, questo io narrante diventa una figura quasi kantoriana, sempre presente in scena, in stretta relazione con i fatti che lui stesso racconta, accaduti molti anni prima in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sotto i suoi (e i nostri) occhi si materializza un se stesso giovane, poco più che adolescente, intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano, che nel passato era stato anche inquisitore: Guglielmo da Baskerville.

Siamo nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero, che travaglia l’Europa da diversi secoli e Guglielmo da Baskerville è stato chiamato per compiere una missione, il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui. Su uno sfondo storico-politico-teologico, si dipana un racconto dal ritmo serrato in cui l’azione principale sembra essere la risoluzione di un giallo.

Delle musiche originali, frammiste a canti gregoriani eseguiti a cappella dagli stessi interpreti, contribuiscono a creare luoghi di astrazione in cui la parola si fa materia per una fruizione antinaturalistica della vicenda narrata, e alimenta nello spettatore una dimensione percettiva che lo porta a dimenticarsi, per un paio d’ore, del meraviglioso film di Jean-Jacques Annaud.

Abbiamo immaginato uno spettacolo in cui la dimensione del ricordo del vecchio Adso potesse diventare la struttura portante dell’intero impianto scenico. Questo è concepito come una scatola magica in continua trasformazione che evoca i diversi luoghi dell’azione: una biblioteca, una cappella, una cella, una cucina, un ossario, una mensa”.

Leo Muscato

Biglietti

Intero

Platea 34€ – Palco 26€ – Galleria 18€

Ridotto OVER 60

Platea 30€ – Palco 22€ – Galleria 16€

Ridotto UNDER 26

Platea 22€ – Palco 17€ – Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze

Platea 26€ – Palco 19€ – Galleria 14€

5 – 10 dicembre (ore 20:45, domenica ore 15:45)

Wec, todomodo srl e Pragma srl

Federico Marignetti, Massimo Olcese, Arianna Battilana

MUSICA RIBELLE

La forza dell’amore

musiche Eugenio Finardi

drammaturgia Francesco Niccolini

su soggetto di Pietro Contorno

direzione musicale Stefano Brondi

regia Emanuele Gamba

Musica ribelle è l’opera rock ispirata ai temi giovanili degli anni ‘70 con musiche di Eugenio Finardi, la regia di Emanuele Gamba e l’interpretazione di Federico Marignetti, Massimo Olcese, Arianna Battilana. Rock non solo per le sonorità che lo segnano ma, soprattutto, per l’attitudine, l’approccio, l’ispirazione, l’anima.

Musica Ribelle è una storia che parla ancora a quelle migliaia di ragazzi che hanno seguito per oltre due anni le rappresentazioni in Italia di Spring Awakening. Una storia che parla con loro, ma parla anche di loro e delle generazioni più mature. Una storia di ragazzi e ragazze, di uomini e donne, di politica, di poesia, amore, vita, musica.

L’idea nasce come un percorso ideativo e creativo aperto, a più voci, intorno a una scelta precisa: scrivere e realizzare uno spettacolo sulla musica, la testimonianza artistica, politica e umana di Eugenio Finardi.

Una produzione Wec, Todomodo srl e Pragma srl.

Musica Ribelle è un’opera che per i suoi contenuti e per la sua forza evocativa permette, in particolare in questo momento storico, di parlare un linguaggio di verità e di autenticità, sia alle nuove generazioni sia al pubblico tradizionalmente legato al teatro di prosa.

Nel 1976 usciva Sugo, secondo disco di Eugenio Finardi, e la prima traccia, Musica Ribelle, per l’appunto cantava di una generazione impregnata di ideali e colma di un’ardente passione. Adesso quel brano dà il titolo a uno spettacolo emozionante, schietto, crudo, con un cast di talento e un gruppo di musicisti, anch’essi attori, che suonano dal vivo. Il tutto in una cornice scenica essenziale ed efficace, in cui si inseriscono soluzioni di video grafica di alto impatto espressivo.

Le storie dei due protagonisti corrono in parallelo. Sette anni per Vento e il suo collettivo, sette giorni per Lara93 e il suo mondo di dropouts ai margini del sistema. È lei a scoprire la vita segreta e la storia nascosta di Hugo, attraverso i suoi diari giovanili ritrovati tra le cianfrusaglie dello scantinato. Mentre la sua vita rapidamente scivola nell’incubo dell’anoressia.

Vento, invece, nel corso di quegli anni straordinari, si allontana sempre di più dal gruppo, perdendo Patrizia, entrando in contrasto con il collettivo e rifugiandosi progressivamente nell’eroina. É la fine dei sogni di rivoluzione, delle radio libere, del parco Lambro. È l’epilogo di un’epoca nelle morti di Peppino Impastato e Demetrio Stratos. La fantasia lascia il posto alla lotta armata. Poi il disimpegno e il riflusso.

Dopo il successo, anche alla Pergola, di Spring Awakening, storia forte e intensa, è stato difficile individuare un titolo che fosse degno erede di quella esperienza artistica. Volevamo parlare ancora a quelle migliaia di ragazzi che ci hanno seguito per oltre due anni di rappresentazioni in mezza Italia. Volevamo una storia di ragazzi e ragazze, di uomini e donne, di politica, di poesia, amore, vita, musica. In questa ricerca è stato facile trovare Eugenio Finardi, gli anni ‘70 e le migliaia di facce e storie di ragazzi incontrati in giro per l’Italia in questi anni”.

Pietro Contorno

Biglietti

Intero

Platea 34€ – Palco 26€ – Galleria 18€

Ridotto OVER 60

Platea 30€ – Palco 22€ – Galleria 16€

Ridotto UNDER 26

Platea 22€ – Palco 17€ – Galleria 13€

Ridotto Soci Unicoop Firenze

Platea 26€ – Palco 19€ – Galleria 14€

 

Teatro della Pergola_ Il Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards a Firenze

 

1 novembre, ore 20:45 PRIMA NAZIONALE

L’HEURE FUGITIVE

concepito da e con Cécile Richards

regia Thomas Richards

Spettacolo in francese con sopratitoli in italiano

Una donna si trova faccia a faccia col proprio travolgente bisogno di rivoluzione. Ha voglia… di un incontro? Le sue fantasie diventano azione e attraversa delle metamorfosi, incarnando voci di poetesse francesi radicate nella storia. Viaggia, l’anima ubriaca, nella materia dei suoi sogni, desideri, sensualità, diventando attrice dei suoi bisogni generativi. Sbarazzandosi delle convenzioni e nell’anonimato, invoca un mondo dove l’uomo e la donna esistono come uno. La sua ora fugace si muta in arma, con cui si confronta e si domanda: quale rivoluzione mi porterà al paradiso, pur restando ancora in piedi nei miei stivali?

Successe un po’ di tempo fa, nel cuore di un pomeriggio estivo, mentre mio marito stava facendo il suo sonnellino, che una fantasia mi invase. Scivolai giù dal letto sul pavimento, consumata da un bisogno astratto, ma vitale. Un bisogno che sembrava essere rimasto sepolto in profondità. Seduta sul pavimento, mi trovai tra le mani un libro di poesie che mi aveva accompagnato per un po’ di tempo. Incominci ai a leggere.

C’è la possibilità che, qui, la finzione serva più che la realtà. Dunque, c’era una volta una donna, Madame M. M., perché il suo nome poteva essere quello di una donna o di un’altra. E M. sta anche per Mélusine, che significa Meraviglia o foschia marina. In una bella sera d’estate, Madame M. passeggiava in una vasta foresta. Non aveva nessun particolare desiderio, come fosse immersa in un profondo sonno. Improvvisamente vide in lontananza una fontana. Nei cespugli lì vicino si poteva udire il sibilo di un serpente. Ci sono sempre dei serpenti vicino a queste fontane.

Madame M. si immerse completamente nella fontana. Fino all’ombelico aveva l’aspetto di una donna, e si pettinava i capelli. Ma l’intera parte inferiore del suo corpo, al di sotto dell’ombelico, aveva la forma di una coda di serpente, della grandezza di una barile di aringhe, e di straordinaria lunghezza. Appena volse lo sguardo verso l’acqua spumeggiante, asperse il suo amante invisibile.

Posto unico

Intero 15€

Ridotto 12€ – over 60, under 26, soci Unicoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana

2 – 3 novembre, ore 20:45 PRIMA NAZIONALE

THE UNDERGROUND: A RESPONSE TO DOSTOEVSKY

regia Thomas Richards

con i membri del Focused Research Team in Art as Vehicle

assistenti alla direzione Cécile Richards e Jessica Losilla-Hébrail

Spettacolo in inglese con sopratitoli in italiano

Sepolto in ognuno di noi esiste un territorio nascosto: un sotterraneo dove, in fermento, abitano bisogni non realizzati, azioni e reazioni. È come se la morte si fosse presentata alla porta di casa nostra senza preavviso. Come è penetrata nelle nostre vite, sviandoci con la sua ombra informe dai nostri desideri più profondi? La vita ci è scivolata dalle mani? E, se siamo diventati cadaveri, può aprirsi una crepa nel coperchio della nostra bara? Qui le riflessioni di Dostoevskij risuonano come un’arma scagliata contro ciò che soffoca la trasformazione. Frammenti delle Memorie del sottosuolo e de I fratelli Karamazov vorticano e si intrecciano, mentre sono messi alla prova i confini tra differenti approcci teatrali.

La ricerca del Workcenter sulle arti performative si confronta con l’analisi di Dostoevskij della psiche umana. Nasce così una lotta in cui narrazione, commedia e grottesco incontrano la necessità di disobbedire alla forza che quotidianamente ci sommerge e ci fa deviare dal nostro destino.

Focused Research Team in Art As Vehicle

Focused Research Team in Art as Vehicle, sotto la guida di Thomas Richards, continua la ricerca nel campo dell’Arte come veicolo, una prassi che fin dagli inizi del Workcenter si è basata sul lavoro con antichi canti di tradizione. Arte come veicolo è un’investigazione sul modo in cui le arti performative possono essere strumento di trasformazione della percezione e della presenza dell’artista, e mezzo per il risveglio di aspetti sottili dell’esperienza attraverso il lavoro su flussi strutturati di azione e canto. È una ricerca a lungo termine che richiede un lavoro disciplinato e svolto con dedizione da parte di tutte le persone coinvolte, con l’intenzione di entrare in contatto con fonti profonde, e di muoversi con esse verso ciò che Grotowski e Richards chia mano “trasformazione di energia”. L’arte come veicolo è un campo in cui l’artista-performer lavora sul ricco potenziale di esperienza racchiuso nel momento presente, per se stesso e con gli altri. Attulmente, Focused Research Team in Art as Vehicle esplora il modo in cui le potenzialità invocate in questo territorio artistico possono esistere all’interno della vita quotidiana e in relazione con essa, e la maniera in cui questi atti performativi possono servire da ponte verso un’apertura della percezione non solo nel contesto dell’atto di per sé, ma anche nelle nostre esperienze ed interazioni quotidiane.

Il Focused Research Team in Art as Vehicle è: Antonin Chambon (France), Benoît Chevelle (France), Jessical Losilla Hébrail (France), Bradley High (Canada), Guilherme Kirchheim (Brazil), Sara Montoya (Colombia), Tara Ostiguy (Canada), Cécile Richards (Belgium) e Thomas Richards (USA).

Posto unico

Intero 15€

Ridotto 12€ – over 60, under 26, soci Unicoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana

 

Teatro della Pergola_ La Compagnia delle Seggiole

 

12 novembre, ore 10 / 11 / 12

Fondazione Teatro della Toscana

in collaborazione con La Compagnia delle Seggiole

IN SUA MOVENZA È FERMO

da un’idea di Riccardo Ventrella

testi e regia Giovanni Micoli

con (in ordine di apparizione) Massimo Manconi / la guida; Luca Cartocci / Alessandro Lanari, l’impresario; Natalia Strozzi / la soprano Barbieri Nini; Fabio Baronti / Antonio Meucci, l’inventore; Sabrina Tinalli / la sarta di Eleonora Duse; Marcello Allegrini / Cesare Canovetti, il capo macchinista

La visita spettacolo al Teatro della Pergola continua per il dodicesimo anno consecutivo a svelare storia, personaggi e segreti del più antico teatro all’italiana.

In sua movenza è fermo è l’inedita formula di visita spettacolo che dopo tanti anni di repliche continua ad affascinare gli spettatori confermando l’ormai tradizionale appuntamento una domenica al mese con la storia della Pergola. Oltre diecimila presenze per quasi 250 repliche sono i numeri che hanno fino ad oggi premiato un progetto che è diventato un modello per molti altri spazi museali e luoghi storici segnati dalla cifra stilistica della Compagnia delle Seggiole che li racconta e li attraversa insieme ai protagonisti che ne hanno tracciato la storia.

La grande magia di un teatro non abita solo sul palcoscenico, nell’istante esatto in cui uno spettacolo si dà per il pubblico. Come un corpo biologico, il teatro vive in ogni momento soprattutto nei suoi spazi ‘segreti’ e inaccessibili agli spettatori: nei laboratori, nei pressi della macchina scenica, nei sotterranei e nei depositi. Là dove ancora risuonano le voci dei tanti che hanno dedicato la loro vita a questa bruciante passione. Senza apparire sulle locandine, senza lasciar traccia di sé nei libri di storia.

In sua movenza è fermo, titolo che riprende il motto degli Accademici Immobili fondatori del teatro, è un viaggio affascinante nel cuore della macchina teatrale, in compagnia delle ‘ombre gentili’ dei personaggi che nel corso dei tre secoli della sua storia hanno reso grande e immortale la Pergola. L’impresario Lanari, l’inventore Meucci, la soprano Barbieri Nini, il macchinista Canovetti e la sarta di Eleonora Duse raccontano ai fortunati visitatori le loro vicende a metà fra il sogno e la realtà. Il viaggio parte dal vicolo delle carrozze, antico accesso al palcoscenico, lungo il quale si aprono le nicchie che ospitavano le botteghe degli artigiani che erano di servizio alla brulicante vita del teatro, sarti, parrucchieri, calzolai che garantivano la messa e rimessa a punto e a modello di ogni accessorio necessario allo spettacolo. Da qui si giunge al pozzo e ai lavatoi dove si lavavano e tingevano le stoffe, e tra angusti passaggi e corridoi ecco la corte dove venivano forgiati i particolarissimi martelli da macchinisti, ancora in produzione fino a pochissimi anni fa. Il Saloncino, la Sala Oro e l’atrio delle colonne fanno da preludio alla visione più emozionante, quella che ogni artista passato dal Teatro della Pergola ammira e affronta al levarsi del sipario: il palcoscenico che incornicia una platea inaspettatamente più piccola rispetto allo spazio scenico. Qui è il primo telefono acustico che Antonio Meucci, macchinista alla Pergola, ideò al riparo del sipario dipinto da Gaspare Martellini nel 1828, per portare silenziosamente la voce dal palcoscenico alla graticcia e ai ballatoi posti ad un’altezza tra i 14 e i 18 metri. Il sottopalco ospita infine la sezione museale del teatro occupata in gran parte dallo spettacolare meccanismo per il sollevamento della platea costruito da Cesare Canovetti nel 1857 e, per citare solo un altro prezioso oggetto in mostra, lo scranno costruito per Giuseppe Verdi nel 1847 in occasione dell’allestimento e della prima del Macbeth di Giuseppe Verdi che proprio la Pergola ha avuto l’onore di ospitare.

Nei suoi trecentocinquanta anni di storia la Pergola ha raccolto l’eco di tante voci, di attori famosi e oscuri facchini, di inventori, registi, impresari, divine, cantanti, macchinisti, inservienti, mezzani, comparse, nobili, mantenute, borghesi, critici, spettatori molesti. Le lascia liberamente risuonare in questa visita, aprendo al pubblico i luoghi che furono una volta sede della ‘Città del Teatro’: un grande opificio autosufficiente nel quale si svolgevano tutti i mestieri della scena. Nel quale si viveva, di giorno e di notte; crocevia, luogo di incontro, agorà della Firenze Granducale. Palazzo delle feste di corte, grande tempio del melodramma, luogo deputato di mille trucchi e magie, sotto l’egida benevola dell’Accademia degli Immobili, che la Pergola costruì e possedette fino al 1942.

Prezzi

Intero 15€

Ridotto 12€ – over 60, under 26, soci UniCoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana

16 – 18 novembre, ore 23:15 > I serie

23 – 25 novembre, ore 23:15 > II serie

Fondazione Teatro della Toscana

in collaborazione con La Compagnia delle Seggiole

I RACCONTI DEL TERRORE

Mezzanotte a teatro con Edgar Allan Poe

a cura di Sabrina Tinalli

costumi e maschere Giancarlo Mancini

musiche Vanni Cassori

con (in ordine alfabetico) Marcello Allegrini, Fabio Baronti, Luca Cartocci, Sabrina Tinalli, Silvia Vettori

Nella parte più nascosta e notturna della Pergola rivivono le ossessioni, i tormenti e gli incubi dell’animo umano. I racconti del terrore – Mezzanotte a teatro con Edgar Allan Poe è lo spettacolo itinerante proposto dalla Compagnia delle Seggiole nelle ‘segrete’ che creano la bellezza sulla scena del massimo teatro fiorentino.

Guida del percorso Poe e tutti i pensieri che stanno tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte, tra la realtà e la fantasia. Sei racconti da brivido del principe della letteratura dell’orrore e del giallo poliziesco che indagano le pieghe più nascoste e gli incubi dell’uomo, tematiche poi affrontate dall’indagine psicologica moderna. Un viaggio affascinante nei meandri del teatro e del mistero ascoltando Il cuore rivelatore, La maschera della morte rossa, La sepoltura prematura (16-18 novembre) e Il ritratto ovale, Blackwood, Il gatto nero (23-25 novembre).

 Prezzi

Intero 7€

Ridotto 5€ – over 60, under 26, soci Unicoop Firenze, abbonati Teatro della Toscana

 Biglietteria

Teatro della Pergola

Via della Pergola 30, Firenze

055.0763333 – biglietteria@teatrodellapergola.com.

Dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30

Circuito regionale Boxoffice e online su www.boxol.it/TeatroDellaPergola


 

 

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