Giuseppe Andaloro in concerto

Il 10 e 12 novembre all'Auditorium di Milano

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Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi

Pianoforte Giuseppe Andaloro

Direttore Elio Boncompagni

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Aveva debuttato con laVerdi alla Scala nel settembre 2014, eseguendo il Concerto n. 2 di Čajkovskij, e fu un successo. Ora Giuseppe Andaloro, palermitano, classe 1982, conclamata star internazionale, sarà di nuovo protagonista con laVerdi, all’Auditorium di Milano, nell’esecuzione del Concerto N. 1 di Beethoven, che chiude il ciclo dei concerti per pianoforte e orchestra del genio di Bonn. Per l’occasione, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi ritrova la bacchetta di Elio Boncompagni, che torna sul podio di largo Mahler dopo la prova del Requiem di Verdi.

Doppio appuntamento venerdì 10 (ore 20.00) e domenica 12 (ore 16.00) novembre, all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo. La locandina – che si apre con il brano Die Weihe des Houses (La consacrazione della casa) sempre di Beethoven – ritrova nella seconda parte un caposaldo del sinfonismo ottocentesco di matrice germanica, ovvero la Sinfonia n. 2 di Brahms.

Inaugurato dall’Imperatore, il ciclo dei concerti per pianoforte di Beethoven giunge così al suo capitolo conclusivo, col capolavoro da cui tutto ebbe inizio nel 1801: è infatti a partire dal Concerto n. 1, successivo al Secondo per data di composizione, che Beethoven intraprende una nuova strada, emancipandosi dalla classicità mozartiana, verso sentieri più autonomi ed espressivi.

Venerdì 10, sempre in Auditorium (Foyer della balconata, ore 18.00, ingresso libero), la tradizionale conferenza di introduzione all’ascolto, dal titolo: “Beethoven, Brahms e la musica come ‘grande ritratto’”, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Note d’Inchiostro, relatori Enrico Reggiani e Martino Tosi.

Quando mi accosto a Beethoven, ogni sua opera mi assorbe completamente e per lungo tempo. Tutto il resto è semplicemente un arabesco intorno a un grande ritratto”. Questo scriveva Johannes Brahms a József Joachim il 16 febbraio 1855, esplicitando il suo legame con il genio di Bonn grazie a una significativa metafora pittorica: legame che sarà confermato dall’ascolto comparato delle opere dei due giganti della cultura musicale tedesca ed europea.

(Biglietti: euro 36,00/16,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401/2/3; on line: www.laverdi.org o www.vivaticket.it).

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Programma

Si conclude con questo appuntamento l’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven. In apertura di programma la ouverture Die Weihe des Hauses (La consacrazione della casa), scritta nel 1822 e commissionata al compositore di Bonn per inaugurare il teatro della Josephstadt di Vienna. Lo stile dell’opera è cerimoniale, a tratti barocco, e si incontra perfettamente con i toni della Nona Sinfonia che Beethoven stava già iniziando a comporre.

Il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1, composto da un Beethoven molto più giovane, si allaccia senza dubbio ad una estetica di intrattenimento di matrice settecentesca, composto con l’intento di stupire e soggiogare il pubblico tradizionalista viennese. È già in grado di rispecchiare quello stile piacevolmente pomposo che indugia su timpani e ottoni, cui si aggiunge un pianoforte brillante, che in qualche modo anticipa i toni drammatici del Concerto n. 3 e quelli eroici del Concerto n. 5. Ma guarda anche alla grazia e all’elegante esibizione formale dello stile galante, introducendo allo stesso tempo una tecnica più risoluta, sperimentata da Beethoven nelle sonate per pianoforte degli stessi anni. Nel secondo movimento, il pianoforte appare vellutato e tranquillo: il giusto momento di calma prima del grazioso e splendente rondò finale, dove il pianoforte è squillante e si destreggia da protagonista con l’orchestra che scalpita sui timpani e sugli ottoni, nell’incontenibile gioia di un compositore e pianista nel pieno della sua carriera.

La seconda del programma è appannaggio della Sinfonia n. 2 in Re maggiore di Brahms. Composta nel 1877, è stata spesso paragonata alla Sesta Sinfonia (Pastorale) di  Beethoven per il clima che la pervade, eseguita per la prima volta il 30 dicembre dello stesso anno al Musikverein di Vienna con la direzione di Hans Richter. Da un punto di vista sonoro, la Seconda sinfonia è caratterizzata da un clima di gioiosità e quiete, da una bucolica semplicità, e trasmette un senso di pace interrotto solo a volte da episodi malinconici o passionali. I momenti di maggior riflessione dell’opera sono indubbiamente quelli nostalgici, sui quali si fonda il fascino nordico della musica del compositore di Amburgo.

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Biografie

Elio Boncompagni, Direttore. Torna a laVerdi per il Requiem verdiano, un programma Beethoven/Brahms e la Nona Sinfonia di Beethoven.

Ultimamante ha diretto, per il Teatro Nazionale croato a Zagabria, una nuova produzione del Don Carlo, nelle sua edizione basata sulla terza versione con il reintegro di quattro brani dalla prima versione di Parigi, essenziali per il valore musicale e la sequenza drammaturgica dell’opera. I suoi impegni recenti lo hanno visto anche a Cagliari, con un programma Schumann/Brahms e con la partecipazione di Sara Mingardo.

È atteso a breve alla veneziana La Fenice con Schubert, Respighi, Rota.

Boncompagni è toscano ma ha dedicato poco tempo al suo territorio. Dopo il diploma in composizione se ne andò a Roma. Primo allievo per la direzione d’orchestra di Franco Ferrara, fu poi assistente di Tullio Serafin: due nomi mitici. Agli inizi degli anni Sessanta era già molto affermato: concerti, recite operistiche, incisioni. È stato direttore musicale al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles: nel 1974 diresse per la prima volta nella storia il Don Carlos di Verdi in cinque atti (1886) con il reintegro di quattro parti tagliate alla prima esecuzione del 1867, in francese. Capeggiò anche la prima esecuzione assoluta del Molière imaginaire di Nino Rota e Maurice Bejart. Poi ricoprì le stesse funzioni alla Opera reale di Stoccolma. Al San Carlo di Napoli fu quindi, per quattro anni, direttore artistico e musicale. Responsabile della rinascita del Teatro, dopo i difficili anni già prima del terremoto; diresse tra l’altro, la Tetralogia di Wagner, la Nona di Beethoven ed una acclamatissima trasferta, per la prima volta in Germania, con Il Trovatore.

È stato per cinque anni direttore stabile al Volksoper e cinque anni allo Staatsoper di Vienna.

Ha ricostruito, editato e prodotto la seconda ed ultima versione autentica del Don Sebastiano di Donizetti, in italiano.

Ha diretto concerti in tutta Europa, negli Stati Uniti, in America del Sud e in Australia con orchestre quali i Wiener Symphoniker, la London Symphony, la Royal Philharmonic Orchestra, la Dresdner Philharmonie, l’Orchestre Symphonique de Montreal, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. Si è dedicato anche all’insegnamento tenendo corsi per giovani direttori al Conservatorio Reale di Bruxelles e all’Indiana University di Bloomington.

Per sei anni è stato Generalmusikdirektor ad Aachen, Germania.

Si è occupato dei festeggiamenti per il centenario Puccini a Lucca, dirigendo Manon Lescaut e La Fanciulla del West con orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, e La bohème.

Il Presidente della Repubblica, in considerazione dei meriti artistici acquisiti, gli ha conferito l’onorificenza di Grande Ufficiale.

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Giuseppe Andaloro, pianoforte. Considerato uno degli interpreti più apprezzati della sua generazione, svolge sin da giovanissimo un’appassionata e intense attività concertistica ospite di importanti festival (Salzburger Festspiele, Ruhr Klavier, Spoleto Due Mondi, Bucarest Enescu, Ravello, Duszniki-Zdròj Chopin, Festival Arturo Benedetti Michelangeli di Brescia e Bergamo) presso le più prestigiose sale del mondo. Si è inoltre esibito come solista con la London Philharmonic Orchestra, NHK Symphony Orchestra Tokyo, Singapore Symphony Orchestra, Hong Kong Philharmonic Orchestra, Philharmonische Camerata Berlin, London Mozart Players, collaborando con direttori del calibro di Vladimir Ashkenazy, Gianandrea Noseda, Andrew Parrott, e con artisti quali Sarah Chang, Giovanni Sollima, Sergj Krylov, John Malkovich.

Vincitore del Primo Premio presso alcuni dei più prestigiosi concorsi internazionali per pianoforte (International Competition of London, Porto, Sendai, Hong Kong, “Ferruccio Busoni” di Bolzano), nel 2005 è stato premiato per Meriti Artistici anche dal Ministero Italiano per i Beni e le Attività Culturali.

Tiene masterclass in Italia e all’estero (Tokyo Showa University, Fresno California State University, International Keyboard Academy of Thailand, Kuala Lumpur Chopin Society) ed è stato a sua volta membro di giuria in importanti concorsi internazionali. È stato ospite solista presso varie emittenti Radio-TV Classica: da NHK-BS2 Tokyo a BBC Radio 3 Londra, Radio France Musique, Amadeus 103.7 Buenos Aires, Classic FM Radio Allegro Johannesburg, RTSI Lugano, Radiodifusao Portoguesa, Rai Radio 3 Italia, German Radio SWR2, Radio Vaticana, WRR Dallas Radio Classica, Hong Kong Radio 4, Singapore Symphony 92.4FM, Fresno Valley Public Radio.
Ha al suo attivo numerose incisioni discografiche: il suo album “Cruel Beauty” (Novembre 2013), edito da Sony, è una “world premiére” di musiche italiane del tardo Rinascimento e del primo Barocco, per la prima volta registrate con un pianoforte moderno.

Segnaliamo il suo debutto con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in luglio 2014 e al Teatro alla Scala con l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi nel settembre 2014. In ottobre 2014 il tour in Asia con tappe ad Hong Kong e Bangkok. Nel 2015 si è esibito per alcune delle più importanti stagioni concertistiche italiane e d ora sono in preparazione altre tournée in Giappone ed Asia.

Il suo repertorio spazia dalla musica rinascimentale italiana alla moderna e contemporanea.

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