Silvano Toti Globe Theatre di Roma, il Macbeth cinematografico di Daniele Salvo

La visionaria tragedia di Shakespeare conquista il teatro elisabettiano di Roma. Much ado about nothing in lingua inglese chiude la stagione 2017

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La bramosia del potere, l’ambizione, la follia che finisce per divorare gli uomini: questi i temi di Macbeth, la più fantasiosa e cupa tragedia di Shakespeare nel nuovo allestimento di Daniele Salvo che ha conquistato il pubblico del Silvano Toti Globe Theatre, l’unico teatro elisabettiano d’Italia immerso nel cuore di Villa Borghese a Roma.

L’allestimento di Salvo, che qualche anno fa aveva portato al Globe un bellissimo Otello, conduce lo spettatore fra le nebbie della Scozia nell’atmosfera rarefatta e fumosa delle Highlands scozzesi per raccontare una storia di lotta al potere, ma fra élite, dove nonostante tutto, l’ambizione e la brama di potere finiscono per non ripagare.

Vorrei che l’atmosfera fosse quella di un film di David Lynch con la stessa densità di immaginario: le vie colme di nebbia, le case abbandonate e dimenticate, le ombre affamate di potere, i suoni ambigui ed inquietanti” aveva dichiarato il regista alludendo ai richiami cinematografici impressi all’allestimento. Operazione del tutto riuscita che solletica l’attenzione del pubblico numerosissimo in tutte le repliche fino al 1 ottobre.

Il regista ricostruisce subito una cupa atmosfera cinematografica preparando l’entrata in scena di Macbeth fra musica assordante e impeto della battaglia: tutto è cupo in un allestimento con i costumi d’epoca fra pellicce, pelle e colori cupi e funerei. Il ritmo è sempre acceso e accelerato, complice il testo in cui tutto si consuma rapidamente per costruire la costruire da subito la gabbia immaginaria e concreta di Macbeth che rivela dalle prime battute la sua ambizione smisurata immaginando orrori che si trova in grado di poter compiere da lì a poco.

È un allestimento di forte fascino visivo ed evocativo quello di Salvo che enfatizza i dialoghi e l’azione grazie alla musica extradiegetica onnipresente che si adatta a ogni mutamento della vicenda per seguire l’ambizione sfrenata di Macbeth e signora fino a sottolineare l’angoscia e il pentimento di Lady Macbeth (ma solo nel sonno) ossessionata dalla colpa, ma solo nel sonnambulismo.

L’elemento esoterico, la stregoneria, restano centrali nel già fantasioso testo del Barco: sono proprio le tre streghe, le tre “strane sorelle” incontrate nel crocicchio a determinare la trama mostrando via via a Macbeth le tremende visioni del futuro e manipolando la sua mente e la sua ambizione omicida.

Ad enfatizzare tutti gli aspetti esoterici e soprannaturali della tragedia, Salvo punta proprio sulla presenza fisica delle tre streghe – sorelle che che si presentano con le voci alterate, con i corpi di donne avvolte in tute aderenti nere simil latex econ tanto di corna in stile Maleficent. Fanno il loro ingresso al momento della profezia, vengono invocati come spiriti del male da Lady Macbeth, offrono a Macbeth il pugnale (in stile Excalibur) per compiere il suo delitto, spuntano come coppiere durante il banchetto o nel mezzo della battaglia a vigilare sull’azione e il suo svolgimento costruito priori dalla profezia iniziale da cui comincia tutto.

Macbeth d’altra parte non è nulla senza la presenza della consorte Lady Macbeth, moderna e inquietante donna di potere nevrotica e disinvolta, pronta a tutto pur di conquistare il trono. Ma quando Macbeth uccide Duncan e conquista il trono, comincia la sua parabola discendente.

Vittima del suo lato oscuro, resta prigioniero di un castello e di una prigione mentale perseguitato dalla paura, dal pentimento e dal rimorso. Nel ruolo di Macbeth, Giacinto Palmarini, ottimo nell’evoluzione-involuzione dell’eroe scozzese che si lascia immediatamente sedurre dalla brama del potere soggiogato dalla forte sessualità della consorte Lady Macbeth, una superba Melania Giglio, anima del Globe, che si confronta con un personaggio feroce, uno dei più cupi mai concepiti da Shakespeare.

Fra tocchi visionari, resta sempre ben salda la visione del regista sulla realtà, sulla brama del potere che finisce per travolgere Macbeth che ha macchiato la sua anima per i figli di Banquo in una tragedia in cui tutti pagheranno le loro colpe che mostra il lato peggiore e oscuro dell’umanità travolta dalla brama del potere.

Dopo il successo della tragedia, che sarà certamente ripresa nei prossimi anni visto il successo di pubblico, il Glove chiude la stagione 2017 con Much ado about nothing, Molto rumore per nulla, il nuovo spettacolo in lingua inglese in scena 5 al 15 ottobre (ore 20.45, la domenica ore 18) e coprodotto da The Bedouin Shakespeare Company con la regia di Chris Pickles. Biglietti a partire da 10 euro, Info su www.globetheatreroma.com

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