“Amore” di Svetlana Zakharova

Andato in scena al London Coliseum, Londra

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Cos’è l’amore? Quali e quante parole servono per definirlo?

Svetlana Zakharova prova a rispondere con un trittico in danza. Il suo Amore, in scena al London Coliseum dal 21 al 25 novembre, declina alcune sfumature del sentimento in un viaggio fatto di musica e danza.

Accompagnata dai colleghi del Teatro Bolshoi, Zakharova si allontana dalle sublimi interpretazioni di repertorio per cimentarsi in tre brani dai sapori differenti, creati per lei dai coreografi Yuri Possokhov, Patrick de Bana e Marguerite Donlon.

Si parte con Francesca da Rimini di Possokhov, una rivisitazione dell’episodio del V canto dell’Inferno dantesco. Sulle note di Čajkovskij, Zakharova danza la passione di Francesca intensamente: il volto delicato come avorio, i movimenti impalpabili come sospiri. La partnership con Paolo (Denis Rodkin) dispiega la vicenda in tutta la sua drammaticità. Mikhail Lobukhin freme di rabbia nei panni del marito tradito. Accanto agli amanti, dame di corte in abiti rossi come il fuoco dell’inferno e demoni marmorei rimandano al tragico destino riservato all’amore adultero.

Dall’amore carnale si passa all’astrazione di Rain Before it falls. Di nuovo un trio sulla scena: accanto a Zakharova, Denis Savin e Patrick De Bana, autore della pièce. In apertura, Zakharova in abito viola siede a un tavolo, sola con i suoi pensieri, in compagnia della sola musica di Bach. Savin e De Bana appaiono come ricordi, o forse come alternative di una scelta da compiere. La vicenda è tutta interiore e si propone come una pausa, un momento di riflessione; come l’attimo di silenzio che precede il rumore della pioggia.

In conclusione, la leggerezza di Strokes through the tail, una traduzione visiva dello humor della Sinfonia n.40 di Mozart. Zakharova si allontana dall’intensità dei brani precedenti per “flirtare” con 5 danzatori in gonne di tulle e frac. Sbarazzina e smaliziata, l’étoile comanda “a bacchetta” proprio come un direttore d’orchestra.

Umorismo e allegria coronano così una serata di poesia, passione e indubbiamente grande danza.

Letizia Cantù

 

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