Bermudas

Andato in scena al Teatro Annibal Caro di Civitanova Marche il 24 novembre 2017

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Compagnia MK

ideazione e coreografia Michele Di Stefano

musica Kaytlin Aurelia Smith, Juan Atkins/Moritz Von Oswald, Underworld

organizzazione Carlotta Garlanda con Francesca Pingitore

produzione mk 2018 in collaborazione con AMAT, Residance/Dance Haus Milano, Dialoghi – residenze delle arti performative a Villa Manin Udine, Una diversa geografia/Villa Pravernara Valenza

un progetto promosso da Direzione Generale per lo Spettacolo dal Vivo del MiBACT Regione Marche, Consorzio Marche Spettacolo/AMAT

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Grazie alla residenza artistica a cura di AMAT e Consorzio Marche Spettacolo, torna a Civitanova Marche il coreografo Michele di Stefano con la sua compagnia MK, gruppo ospitato nei più importanti festival di danza e della nuova scena italiana. Dopo aver vinto il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia e aver realizzato uno spettacolo con alcuni allievi delle scuole di danza del territorio marchigiano, che ha visto il debutto in laguna per la prestigiosa kermesse, Di Stefano affronta una nuova sfida e presenta il suo ultimo lavoro Bermudas.

Il lavoro si ispira alle teorie del caos, alle generazioni di insiemi complessi a partire da condizioni semplici, ai sistemi evolutivi della fisica e della meteorologia; ma questo spettacolo è soprattutto un modo per far emergere un dettagliato punto di vista sulla postura del corpo nella danza e, come tale, è un lavoro eminentemente coreografico, che utilizza la sapienza della scrittura fisica per generare un linguaggio estremamente contemporaneo nel design scenico e anche nell’attitudine degli interpreti.

Tutto il lavoro coreografico è seguito da un matematico, che interviene in maniera sostanziale nella distribuzione delle informazioni ai performer e organizza – non solo in senso ritmico ma anche in un più articolato processo di trasformazione ambientale degli insiemi – il lavoro collettivo ed individuale.

La performance è strutturata per essere fruita in maniera inesplorata, la partitura è aperta a variabili possibili purchè si amalgami la danza di ogni artista in scena. Le caratteristiche stilistiche, interpretative e fisiche precipue di ogni singolo performer si combinano in una coreografia corale, pur rimanendo sempre evidenti nella loro unicità.

In un rituale collettivo liquido e compartecipato i corpi vanno in assonanza tra loro e con la musica. In un vortice vitalità, ritmo e personalità trovano spazio. In un universo di corpi in movimento che si incontrano e si scontrano, lo spazio vuoto si riempie di gesti.

La relazione inclusiva che contempla la pluralità e l’unicità di ogni danzatore nel palco accende la performance. Ogni danzatore in un magma di combinazioni coreografiche possibili crea sempre materia nuova.

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