La tradizione sovietica

Chailly inaugura la stagione della Filarmonica della Scala

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Lunedì 6 Novembre, Teatro alla Scala

P. I. Čajkovskij | Sinfonia n.2

I. F. Stravinskij | Chant funèbre 

I. F. Stravinskij | Petruška (vers. 1947)

direttore | Riccardo Chailly

Orchestra Filarmonica della Scala

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Se questi primi giorni di novembre, sono stati l’alba dell’inverno che verrà, prepariamoci ad un inverno molto freddo e molto russo.

La caratterizzazione russa sarà portata in dote, in particolare, dalla Filarmonica della Scala che intraprenderà, nei prossimi mesi, un percorso d’esecuzione di alcune delle sinfonie di Čajkovskij, in particolare la Quarta, a gennaio per la direzione di Chailly, la Sesta, a febbraio con Gergiev e Temirkanov per la Quinta il 26 marzo.

L’inaugurazione della stagione, dunque, non poteva che rivolgersi alla Russia.

Al di là degli evidenti nomi russi in cartellone (e se così dovrà essere in futuro, vale il saggio consiglio di usare il patronimico per tutti non solo per Il’ic Čajkovskij), la serata, tutto esaurito, sfoggiava venature di pura tradizione sovietica.

Le pagine della seconda sinfonia di Čajkovskij, infatti, sono intrise di temi popolari agevolmente variati e trasformati, sia di origine russa che di origine ucraina, così come la suite Petruška.

Ottima esecuzione in cui Chailly ha dimostrato di dominare totalmente la partitura, in una tensione continua, diffusamente corretta ma meno coinvolgente di quanto ci si potesse aspettare.

Serata anche di prime assolute, almeno per la Scala.

Il primo brano di Stravinskij in programma non può che esserlo, dato l’esiguo numero di rappresentazioni, nonostante l’anno di composizione reciti le cifre 1909. A lungo reputato distrutto nella rivoluzione russa, con grande rammarico dello stesso compositore che la considerava una delle sue composizioni giovanili più riuscite, fu ritrovato solo nel 2016 per poi venire eseguito, in prima “moderna” da Gergiev con l’orchestra del Mariinsky, quest’anno.

Il pensiero va subito alla storia parallela della Messa per Rossini che Giuseppe Verdi e altri colleghi scrissero in memoria del compositore. Mai eseguita e poi ritenuta perduta, fu ritrovata solo sul finire degli anni ’80, a più di cento anni di distanza. Messa che, vuole il destino, verrà eseguita in prima italiana alla Scala, direzione dello stesso Chailly, nelle prossime settimane, in apertura delle celebrazioni per i 150 anni dalla scomparsa di Rossini stesso.

Risulta ovviamente difficile dare un giudizio critico, che esuli dalle curiosità e dalle informazioni puramente accademiche, su qualcosa così poco sentito e non ancora entrato negli strumenti delle orchestre.

A conclusione la suite dal balletto Petruška, pirotecnico brano orchestrale che come in molta della produzione del compositore russo, richiede una compagine ben rodata per la sua esecuzione.

Compito non facile, vista la divisione a blocchi sonori e la prepotenza di timbri stridenti, ma egregiamente svolto dall’orchestra, nonostante qualche imprecisioni nelle non facili entrate strumentali. Ottima l’esecuzione del pianista nei passaggi solistici di grande bellezza.

Riccardo Chailly tornerà alla testa della Filarmonica a gennaio del nuovo anno per dirigere la già citata Quarta di Čajkovskij, l’ Ouverture e Suite n. 1 dall’opera Peer Gynt e dal Concerto in la minore di Edvard Grieg, eseguito dal pianistia britannico Benjamin Grosvenor.

 

 

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