Dioniso, il dio resuscitato nell’era della reputation economy

L'eccellenza tecnica de Le Baccanti di Andrea De Rosa incontra la critica alla sociale digitale

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Una scenografia imponente animata da molteplici comparse, a cui si aggiunge un disegno di luce che mai si limita al mero “puntare i riflettori”: all’eccellente comparto tecnico della sua interpretazione de Le baccanti, la regia di Andrea De Rosa attribuisce un significato forte, che riflette sulla stessa spettacolarizzazione della scena.

La cupa esibizione in stile rave party delle baccanti, in apertura di sipario, sembra essere destinata agli occhi di un solo spettatore, quel Re Penteo (Lino Musella) seduto di schiena al pubblico sulla poltrona al ciglio del palco. Privilegiando il personaggio della tragedia di Euripide come uno spettatore privilegiato, De Rosa dichiara il duplice rimaneggiamento del testo classico.

Se da un lato vi si indaga il destino di un dio pagano, personificazione dell’edonismo, che strappato dalla sua classicità non ha troppe speranze di farsi notare in una società accorta e giudicatrice, morigerata nel distacco dell’individuo rispetto a ogni altro, dall’altro riconosce subito l’ignara evocazione di Dioniso rappresentandola come uno show televisivo (tale è indubbiamente l’immagine che la presenza di un oggetto come il microfono sull’asta evoca nelle menti degli spettatori).

La minaccia delle libertine baccanti che atterrisce Penteo, il Re, il custode nominale dell’ordine sociale e civile, viene così rapportata alla recente epoca del protagonismo audio-visivo che si riverbera nel Web 2.0. La promessa sovversiva delle seguaci di Dioniso stende la sua ombra di rivoluzione anarchica sui fasti della classicità greca antica e su quel morigerato piglio dei salotti televisivi di un’era appena conclusa, attualizzandosi negli intenti di milioni di utenti Web che decidono di apparire per giustificare le proprie identità nel marasma della collettività.

L’edonismo e le manie di protagonismo che i reality show hanno portato in risalto nelle dinamiche sociali del tardo XX secolo costituiscono il prodromo della liberalizzazione del corpo e delle menti di oggi: chiunque può mettersi in mostra emergendo dalla massa, chiunque può pretendere a quel protagonismo che, dal punto di vista di Re Penteo, può portare al collasso sociale.

Accantonando la più ovvia delle forme espressive della secolarizzazione dei costumi, lo scandalo, De Rosa intreccia il suo doppio filo interpretativo riferendosi al protagonismo di stampo post-televisivo senza mai metterlo esplicitamente in mostra: l’interpretazione più efficace del furore orgiastico e cannibale delle baccanti sembra non modellarsi tanto sulla veridicità dell’immagine, quanto sul linguaggio più sottile e pericoloso delle dichiarazioni di intenti di blogger e webstar.

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Le baccanti

tratto da Euripide
adattamento e regia di Andrea De Rosa, sulla traduzione di Davide Susanetti
con Marco Cavicchioli, Cristina Donadio, Ruggero Dondi, Lino Musella, Matthieu Pastore, Irene Petris, Federica Rosellini, Emilio Vacca, Carlotta Viscovo
e con le allieve della Scuola del Teatro Stabile di Napoli Marialuisa Bosso, Francesca Fedeli, Serena Mazzei
scenografia di Simone Mannino
costumi di Fabio Sonnino
tecnico luci Pasquale Mari
sound designer G.U.P. Alcaro
musiche originali G.U.P. Alcaro e Davide Tomat
cura del movimento Alessio Maria Romano
produzione
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale
Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale
Fondazione Campania dei Festival – Napoli
Teatro Festival Italia

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