I fiori malandrini-Canzoni licenziose da caffè-concerto

Palazzetto Bru Zane, Venezia, 30 novembre 2017

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Passato il Festival Reicha, Palazzetto Bru Zane presenta a Venezia I fiori malandrini, collage di canzoni licenziose dal repertorio operettistico e del cafè-chantant. I riferimenti temporali sono molto ampi perché si spazia dal 1879 al 1963, in una carrellata di pagine che sembrano quelle di un erbario pieno di piante diverse quanto i tipi di donne descritti, da secoli metaforizzate in termini vegetali. Dagli anni Sessanta del XIX secolo infatti, se la melodie salottiera rimaneva legata a canoni romantici e idealizzanti, l’operetta incoraggiava invece la romanza scollacciata, ricca di doppi sensi, mentre al caffè-concerto ci si divertiva ascoltando testi al limite della pornografia. Protagoniste indiscusse, dirette o indirette, le donne, da Yvette Guilbert a Hortense Schneider, da Anna Judic a Mistinguett, “usignoli” del fascino femminile, del sesso e dell’amore.

La regista Victoria Duhamel assembla i diciannove brani proposti legandoli tramite una micro-storia tra soprano en travesti e mezzosoprano, due amanti che si inseguono nel serrato corteggiamento fatto di sguardi e sospiri, di danze ammiccanti e siparietti con gli strumentisti. Violoncello e pianoforte accolgono il pubblico a ritmo di Ménilmontant, per poi iniziare a sfogliare questo florilegio guidati dalla voce fuori campo di Julien Gobin. Aprono e chiudono la serata i duetti Oh! Ne finis jamais di Massenet, eseguito dal ballatoio, e Après l’amour dalla Salomette di Jane Vieu. Nel mezzo si sussegue un tourbillon di arie, chansons e duetti d’impareggiabile ironia, dal lattiginoso Colibri di Chausson all’Hymne à Vénus di Augusta Holmes, dalla chanson de cape et d’épée da Les Archers du Roy di Gey a La Violoncelliste di Normand, senza dimenticare Arthur Honneger, Reynaldo Hahn, Charles Lecocq, Hervé, André Messager. In un continuo mescolamento “di alto e basso, di puro e impuro”, il gusto per la sovversione non rinuncia a lessici allusivi come in Viens dans mon aéroplane di Harry Fragson o espliciti ne Les Nuits d’une demoiselle, a suo tempo censurata.

Il tutto funziona grazie a degli artisti formidabili. Norma Nahoun è soprano dotato di voce cristallina, dosata con garbo a seconda dei vari registri, ora amoroso, ora séduisant, ora scabroso. Il mezzosoprano Marie Gautrot possiede una poliedricità scenica ammirevole, sempre ben calibrata con il canto, corposo e a suo agio sia nel grave che nell’acuto. Suoi omenti felicissimi sono Auguste-lamentation coniugale, Viens dans mon aéroplane, restituita con irresistibile piglio malizioso, l’Hymne à Vénus, dall’ampio respiro lirico, e J’ai deux amants. L’accostamento fisiognomico tra Nahoun e Gautrot è riuscitissimo, la prima minuta e scattante, la seconda alta e matronale, caratteristiche vincenti per la drammaturgia creata da Duhamel. L’ensemble I Giardini, composto da Pauline Buet al violoncello e David Violi al pianoforte, accompagna egregiamente le cantanti, prestandosi anche come protagonisti per pezzi interi quali la Folâtrerie di Fernand Heintz e La Violoncelliste.

Sala al completo, con una maggior presenza di giovani rispetto alle serate dei concerti monografici. Applausi calorosi salutano gli artisti che regalano come bis C’est bon da Simone est comme ça di Raoul Moretti. In replica a Berlino il 2 dicembre.

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I fiori malandrini-Canzoni licenziose da caffè-concerto

Norma Nahoun, soprano

Marie Gautrot, mezzosoprano

I GIARDINI: Pauline Buet, violoncello; David Violi, pianoforte

Victoria Duhamel, regia

1 – Jules Massenet, Poème d’amour n° 6: «Oh! ne finis jamais» (parole di Paul Robiquet – 1879)
2 – Henri Christiné, PLM: «Qu’est-ce que j’ai» (parole di Rip – 1925)
3 – Louis-Antoine Dubost: Auguste – lamentation conjugale (parole di Louis Battaille – 1870 ca.)
4 – Ernest Chausson: Le Colibri (parole di Charles-Marie-René Leconte de Lisle – 1882)
5 – Harry Fragson: Viens dans mon aéroplane (parole di Henri Christiné – 1909)
6 – Roland Petit et Pierre Petit: J’suis venue nue (parole di Jean-Pierre Grédy – 1953)
7 – Joseph Gey: Les Archers du Roy – chanson de cape et d’épée (parole di Georgius – 1918)
8 – Augusta Holmès: Hymne à Vénus (testo anonimo – 1894)
9 – Arthur Honegger, Les Aventures du Roi Pausole: Air de Giglio (parole di Albert Willemetz – 1930)
10 – Reynaldo Hahn, Brummel: Couplets de Lady Eversharp (parole di Rip & Robert Dieudonné – 1931)
11 – Charles Lecocq, Chansons d’amour: Cueillette (parole di Georges Dupré – 1900)
12 – Hervé, La Nuit aux soufflets: Couplets de la Duchesse (parole di Adolphe Philippe d’Ennery & Paul Ferrier – 1884)
13 – Fernand Heintz: Folâtrerie (parole di Édouard Valette – 1931)
14 – Henri Christiné, Phi-Phi: Duo des souvenirs (parole di Albert Willemetz & Fabien Sollar – 1918)
15 – André Messager, L’Amour masqué: «J’ai deux amants» (parole di Sacha Guitry – 1923)
16 – Léo Daniderff: J’ai fait des bleus sur ta peau blanche (parole di Gaston Couté – 1901)
17 – Claude Normand: La Violoncelliste (parole di Albert Willemetz & Jean Le Seyeux – 1957)
18 – Raymond Legrand: Les Nuits d’une demoiselle (parole di Guy Breton & Colette Renard – 1963)
19 – Jane Vieu, Salomette: Après l’amour (parole di Jean Séry – 1911)

©Rocco Grandese-Palazzetto Bru Zane

 

 

 

 

 

 

©Rocco Grandese-Palazzetto Bru Zane

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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