Solitudes

Andato in scena al Teatro di Rifredi, Firenze

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Che sia necessario non tralasciare il linguaggio del corpo, spesso sopraffatto da troppe ed erronee parole, ce lo ha ricordato lo spettacolo Solitudes, del Kulunka Teatro, una compagnia basca che gira l’Europa con le sue molteplici maschere, di Garbiñe Insausti ma con solo tre attori José Dault, la stessa Garbiñe Insausti, ed Edu Cárcamo e che è tornato anche questo anno a Firenze, al Teatro di Rifredi nelle date 6/7/8 Dicembre.

Il tema ovviamente è quello della solitudine familiare, in cui un anziano dai capelli bianchi e gli occhi socchiusi perde la moglie, la compagna di una vita ma soprattutto la compagna di gioco di una vita. Infatti ai due piace sfidarsi, alla stessa ora e con gli stessi riti propiziatori, a carte. Ma gettate le ceneri da una scogliera, l’anziano rimane, seppur con il figlio e la nipote, solo. Così solo che tutto lo spettacolo si incentra su questa costante ricerca di un nuovo compagno per una partita, di un amico per passare il tempo.

Dall’angolo della casa dell’anziano si passa alla strada, in cui si intrecciano le vicende degli altri personaggi – il tossicodipendente, le prostitute, la nipote col suo piccolo vizio dell’alcol, il fidanzato di essa – tutti fortemente stereotipati sia per far comprendere meglio allo spettatore che tipo di carattere c’è sotto a quella maschera, e sia per creare molta ilarità, ad esempio i giovani che chattano al cellulare e che continuano a farlo mentre sono fuori insieme, o la prostituta impacciata che scivola sui tacchi nonostante quello sia il suo nuovo (ma inadatto) lavoro.

Dunque, uomini e donne senza nome e senza voce, compensata però dalla musica di Luis Miguel Cobo e dalle luci, che hanno comunque tanto da raccontare e trasmettere allo spettatore il quale trova il massimo stupore quando le maschere sembrano cambiare espressione, grazie proprio ai movimenti accentuati ma scanditi da un tempo ben preciso.

Uno spettacolo che sembra impegnativo da capire ma che invece prende il suo spettatore per mano e lo trasporta, con grande semplicità ma non leggerezza, al termine.

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