Ammore e Malavita

L'ultimo film dei fratelli Manetti presentato con successo di pubblico e critica all’ultimo Festival di Venezia

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Genere: musical thriller

Regia: Antonio Manetti e Marco Manetti (Manetti Bros)

Cast: Gianpaolo Morelli, Serena Rossi, Claudia Gerini, Carlo Buccirosso, Raiz, Franco Ricciardi, Ronnie Marmo, Antonio Buonomo

Origine: Italia

Anno: 2017

Durata: 133’

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Tra le sorprese positive di quest’anno cinematografico spiccano per originalità e intelligenza le opere di alcuni registi italiani che hanno abbandonato la stanca riproposta di modelli ormai esausti (pur se a volte sostenuti da un buon risultato economico) per esplorare vie innovative. Ammore e Malavita – presentato con successo di pubblico e critica all’ultimo Festival di Venezia – è uno di questi.

I fratelli Manetti che ne hanno firmato regia e sceneggiatura (quest’ultima con l’apporto di Michelangelo La Neve) rappresentano una delle più vive e interessanti realtà del nostro cinema. Dal loro esordio nel 1995 (l’episodio Consegna a domicilio nel film DeGenerazione) hanno realizzato otto lungometraggi spaziando in quasi tutti i generi: dal noir (Piano 17) all’horror (Paura 3D), alla fantascienza (L’arrivo di Wang) e al musical contaminato da altri generi come il pluripremiato (4 Nastri d’Argento e 2 David di Donatello) Song ’e Napule (2013) e il recente Ammore e malavita conservando sempre una grande libertà d’ispirazione e non facendosi ingabbiare in nessun genere. Pur essendo quest’ultimo film ambientato a Napoli e con alcuni elementi e attori in comune con Song ’e Napule non ne è il sequel, ma semmai è un omaggio alla tradizionale e popolare sceneggiata napoletana contaminata con il musical e il genere gangster: un mix che solo la genialità dei Manetti Bros ha reso ironico, allegro, colto (e non solo per i cinefili), godibile e con alcune sequenze che probabilmente diverranno cult.

Don Vincenzo Strozzalone è il re del pesce e, sotto un’apparenza innocua, un boss senza scrupoli. La sua fortuna è poter contare su un trio di fedelissimi collaboratori (Gennaro, Rosario e Ciro) e soprattutto su una moglie (Donna Maria) devota, bella, intelligente e…cinefila. È quest’ultima ‘qualità’ a farle suggerire al marito un escamotage per sfuggire definitivamente agli attentati dei rivali e godersi in tranquillità la fortuna accumulata: fingersi morto (come James Bond nel film Si vive solo due volte, dice), nascondersi e appena possibile partire per un ‘paradiso’ lontano, ovviamente con una nuova identità. Nemmeno i familiari, sorella compresa, devono sapere del progetto.

Il film inizia a Scampia con il funerale di Don Vincenzo (ed è una pagina cinematografica di sociologia che vale un trattato, anzi di più considerata la sua essenzialità).

Il piano elaborato da Donna Maria procederebbe per il meglio se il diavolo non ci mettesse la coda facendo finire don Vincenzo su una barella in un corridoio di un ospedale dove è riconosciuto da un’infermiera (Serena Rossi). Ovvio l’ordine di ucciderla.

E qui il diavolo interviene nuovamente perché Fatima (l’infermiera) è l’indimenticato primo amore di Ciro (il killer incaricato di eliminarla) che scomparso improvvisamente l’aveva lasciata in desolata attesa. Naturalmente Ciro non se la sente di ucciderla e il gangster movie si intreccia con il musical con un sapiente dosaggio di sparatorie, canzoni e colpi di scena fino alla sorpresa finale.

Le dodici canzoni originali sono notevoli (musica di Pivio – De Scalzi e testi di grande inventiva e ironia di Nelson) e tra i molti momenti da ricordare due sono da citare: un duetto in napoletano stretto sullo stile di un famoso brano di Flashdance e lo spiritosissimo rhythm and blues in cui Donna Maria – che non ha dimenticato di essere stata una cameriera – difende la giovane domestica rumena dalle angherie della governante. Completa la godibilità del film l’ottima prova di tutto il cast (anche nei momenti canori in cui si fanno notare le voci di Serena Rossi e Franco Ricciardi) su cui eccellono Carlo Buccirosso (Don Vincenzo) e Claudia Gerini (Donna Maria). Da non perdere.

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