Inferno, dialogo poetico tra la voce umana e strumentale per rileggere Dante ai giorni nostri

Andato in scena il 24 gennaio 2018 a Teatri di Vita, Bologna

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Se le immortali parole del sommo poeta Dante Alighieri possono ancora oggi risuonare e sprigionare tutta la loro essenza in un turbinio di emozioni è anche grazie ad artisti che, osando modalità sceniche e sonore diverse, mantengono vivo l’immenso lascito de La Divina Commedia.

Apre la stagione Di tutta l’erba 1 fascio di Teatri di Vita, Inferno. Esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Dante.

Prodotto dalla Societas Raffaello Sanzio, lo spettacolo nasce dalla collaborazione fra l’attrice Chiara Guidi, fondatrice della compagnia, e il musicista Francesco Guerri. La “messa in voce”, più che messa in scena, scaturisce dalla volontà di indagare la parola di Dante da un punto di vista sonoro e vocale. La Guidi lavora da tempo sulle infinite possibilità dello strumento della voce, sul quale l’attrice crea delle vere e proprie partiture contemporanee, meravigliose e personali.

In scena l’attrice, vestita di rosso come le fiamme dell’inferno dantesco, legge le cantiche su una superficie piatta ricoperta di quella che sembra essere una pelle di animale, mentre dal lato opposto il musicista Guerri suona il violoncello, usando a tratti anche un microfono direzionale per creare particolari effetti. La scelta delle cantiche da interpretare è ricaduta sul proemio, sul quinto canto di Paolo e Francesca, su quello di Ulisse, quello del conte Ugolino e infine quello di Lucifero, il trentaquattresimo. La Guidi spiega le ragioni di questa scelta affermando che è stata la stessa partitura musicale a guidare la selezione: i quattro canti scelti si sposano l’un l’altro in una successione che procede per crescendo, ritorni e sbalzi orientati sulla voce e sugli effetti audio guidati da Andrea Scardovi.

Come in molti spettacoli della Guidi, la scenografia è quasi del tutto assente. A dividere i due performer al centro del fondale ci sono solamente una serie di cerchi di metallo appesi al cielo con dei fili, che Chiara sposta in altezza di volta in volta, provocando un grande frastuono finale facendoli sbattere l’uno contro l’altro immediatamente prima dell’incontro con Lucifero. C’è una simbologia molto forte in questi piccoli e misurati gesti che l’attrice compie e questa si sposa a meraviglia con l’universo dantesco, creando nello spettatore diversi livelli di coinvolgimento e stratificando l’esperienza alla quale si assiste immersi nell’universo sonoro da lei evocato.

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