Vetri rotti

Fino all’11 marzo 2018 al Teatro della Pergola di Firenze

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di Arthur Miller

traduzione Masolino D’Amico

con Elena Sofia Ricci, GianMarco Tognazzi, Maurizio Donadoni, Elisabetta Arosio, Alessandro Cremona, Serena Amalia Mazzone

scena Andrea Taddei

costumi Barbara Bessi

luci Gaetano La Mela

musiche Stefano Mainetti

aiuto regia Norma Martelli

regia Armando Pugliese

produzione ErreTiTeatro30

spettacolo prodotto da Roberto Toni

in collaborazione con Regione Toscana e Ministero per i Beni e le Attività Culturali

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Notte dei Cristalli, 1938: a Berlino l’odio antisemita trova la sua terribile espressione nella distruzione delle vetrine dei negozi ebrei e, dall’altra parte dell’oceano, va in pezzi anche la vita di una donna ebrea americana che non riesce più a reggersi sulle sue gambe, sotto il peso dell’indifferenza sociale alla persecuzione nazista e nella morsa di un legame matrimoniale soffocante quanto privo di affetto.

Questa interessante lettura psicosomatica dell’intimo di una donna costretta da se stessa a dipendere interamente dalle cure del marito incapace di aiutarla, rappresenta la più classica e tragica richiesta di attenzioni, laddove le convenzioni stritolano la voce e il corpo sino a schiacciarne l’identità; resta vivo esclusivamente un dolore opprimente, riflesso fedele di uno stato mentale autodistruttivo, ma anche unica forza che riesce a vincere la rassegnazione, nella sua manifestazione.

Una bella interpretazione di Elena Sofia Ricci, che riporta di nuovo sulle scene questo dramma di Arthur Miller, autore che aveva subito in prima persona la discriminazione razziale, calcando la sua opera di un’esperienza disumana che acuisce le fragilità, ma anche e più profondamente la comprensione delle diversità nella loro preziosa essenza, tanto spesso violata per essere resa conforme a canoni schiavizzanti.

Ci sono dolori che non lasciano un segno fisico, eppure segnano gravemente la memoria, la concezione della vita.

Ci sono dolori interni e insondabili che emergono, facendosi prepotentemente spazio, solo attraverso l’auto-inflizione.

Ci sono persone che stentano a ritrovare il valore di loro stesse, facendosi carnefici degli altri per attenuare un senso di inferiorità.

La paura è la protagonista in ogni caso, fino a che non si ha il coraggio di riconoscerla.

Per le donne, per le vittime del razzismo, per gli oppressori: una trama teatrale ispirata alla più feroce realtà.

Ines Arsì

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