Ravel Project, il trittico di Brazzo/Volpintesta

Andato in scena al Teatro Carcano di Milano

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Foto di Luca Vantusso

Il Teatro Carcano di Milano, centro d’Arte contemporanea, si veste per le grandi occasioni, con un doppio appuntamento in scena per il cartellone della Danza, con lo spettacolo RAVEL Project di Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta, insieme ai ballerini di JAS ART BALLET.

Un trittico costruito attorno alle partiture musicali di Ravel, vedono protagonisti i ballerini scaligeri ed étoile internazionali, Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta, fondatori e direttori artistici dell’ensemble Jas Art Ballet, affidando i capolavori musicali di Ravel a tre coreografi italiani, apprezzati ed affermati anche all’estero.

Foto di Luca Vantusso

I coreografi, Massimiliano Volpini, Francesco Ventriglia, come pure la Brazzo e Volpintesta, forgiati nella scuderia del Teatro alla Scala, insieme al terzo coreografo promettente Giorgio Azzone, formatosi alla London Contemporary Dance School, hanno saputo creare un crescendo di ritmo ed energia, in un continuum di gioco seducente narrativo figurativo, pur mantenendo la propria identità coreografica, ben distinta, nonostante qualche déjà vu di antica memoria.

Volpini firma il primo quadro del trittico in programma, PIANO, una nuova creazione affidata a tre coppie, sulle note lievi del pianoforte, Ravel abbraccia i ballerini in un sussurro, e come in un battito d’ali, gli sguardi s’incontrano e le coppie si scambiano, abbozzando la seduta delle sedie a volte scomoda, oggetto scenico simbolico di una permanente attesa.

Foto di Luca Vantusso

Ricordiamo del coreografo scaligero Volpini, i principali lavori: un Solo Prototype, creato per Roberto Bolle nel 2013, i videoclip musicali per i cantanti Malika Ayane e Alberto Fortis; le coreografie del Concerto di Capodanno 2015-16 della Fenice di Venezia per RAI; Il Giardino degli Amanti sulle musiche di Mozart; la coreografia di Andrea Chenier, con la regia di Marco Bellocchio e poi ancora collabora al programma RAI1, Roberto Bolle danza con me.

Il secondo quadro è lasciato nelle mani dell’esordiente Azzone, con LA VALSE, lavoro coreografico dalle note metropolitane, pone il riflettore sugli eccessi e gli abusi delle droghe nel quotidiano sociale, di una gioventù bruciata, convinta di poter provare emozioni, solo tramite l’esaltazione attraverso gli stupefacenti

Foto di Franco Covi

L’ensemble in toto rivestendo i panni dark a tratti vampireschi della notte, in un ritmo vorticoso di un valzer ipnotico, si muove all’unisono come corpo e voce narrante del branco, traducendo il rumore dei giubbotti di pelle sbattuti a terra, in suono e ritmo incalzante di un malessere interiore.

Intuizioni del coreografo Azzone, sviluppate in seno all’esperienza fatta con coreografi internazionali, quali, Jiri Kylian, Alexander Ekman, Hofesh Shecter, Patrick Delcroix. Frutto agli esordi dello studio intrapreso presso il Centro Studi Coreografico teatro Carcano – Scuola del Balletto di Milano e a Londra.

Conclude la triade dell’omaggio al compositore Maurice Ravel, il leggendario BOLERO, reinterpretato da Francesco Ventriglia, riportando al centro dell’attenzione la figura femminile, come già l’illustre Béjart, pose la sua musa Duska Sùfnios, nel 1961, nel ruolo cardine considerato il capolavoro moderno della danza.

La monumentale dinamica ascensionale del Bolero, una costante béjartiana, talmente icona di se stessa, da pensare che non ne possono esistere altre interpretazioni coreografiche, non arrestano l’estro creativo del maturo Ventriglia, in questa personale chiave di lettura avvincente, in cui la protagonista, Sabrina Brazzo, ne esce trionfante.

Ispirato alle opere artistiche di De Chirico, il Bolero di Ventriglia si costruisce nello spazio scenico metafisico, con il sapiente gioco di luci di Salvo Manganaro, dove corpi avvolti in ampie gonne nere asessuate, e capi coperti da involucri quasi fetish, evocano i quadri surreali dell’artista, scomponendo la circolarità originale dell’azione danzata di Béjart in assolo, duet, e quadri d’insieme, volti ad arrivare alla scalata di un muro, quella parete bianca, sulla quale la Brazzo, sacerdotessa di un ordine costituito, seminuda, avanza alla conquista del proprio posto.

Brazzo, languida e autentica guerriera al contempo, figura ancestrale, partner in scena e nella vita, di Andrea Volpintesta, virile, protettivo, dalla presenza scenica forte e incisiva, con sincera attitudine si concedono al pubblico, con quell’anima danzante, di cui Paul Valery, esalta nel dialogo duale tra le parti, in “l’anima e la danza”.

Ventriglia centra l’obiettivo, in quello che avrebbe potuto essere un’arma a doppio taglio, un boomerang, lui che da poco tempo ha terminato il ruolo prestigioso di Direttore Artistico del Royal New Zeland Ballet e a breve direttore Adjunto a la Direcciòn Artistica del Ballet Nacional Sodre Uruguay.

Meritato encomio a tutti i ballerini dell’ensemble JAS ART BALLET: Viola Vicini, Odette Marucci, Aurora Mostacci, Ida Frau, Elena Meola, Eleonora Franchi, Douglas Zambrano, Salvatore De Simone, Kevin Regonesi, Alessio Urzetta, Mario Genovese, Mino Viesti.

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