Festival dei Due Mondi di Spoleto, la 61esima edizione dal 29 giugno al 15 luglio

Musica, teatro, danza nell’undicesima edizione dell’era Giorgio Ferrara: Il Minotauro di Silvia Colasanti apre il festival, Marion Cotillard interpreta Jeanne d'Arc au bûcher in Piazza Duomo

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Foto di Kiran Wes

Dopo aver festeggiato i 60 anni il Festival di Spoleto torna a un nuovo splendore e prosegue il suo percorso all’interno delle arti: il nostro festival crede nelle arti, è un festival globale pronto ad includere e non ad escludere ed è il riflesso di una società in continua evoluzione”.

Questo il bilancio e l’obiettivo della 61esima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto tracciato da Giorgio Ferrara all’undicesimo anno di direzione artistica e riconfermato fino al 2020: l’edizione 2018 del Festival che quest’anno si svolge nei tre weekend dal 29 giugno al 15 luglio, conferma una formula consolidata che spazia fra teatro, danza, musica e arti, ma anche il suo carattere originale e il prestigio internazionale all’insegna dell’incontro delle diverse culture.

Inalterate anche per la nuova edizione, le linee guida proposte da Ferrara nel corso di questi anni, la forte attenzione ai giovani per favorire un proficuo ricambio generazionale, la collaborazione con le maggiori compagnie internazionali, ma anche il festival inteso come officina creativa di nuove produzioni di lavoro che riescono a tenere alta l’attenzione su Spoleto con un notevole ritorno da un punto di vista artistico ed economico.

Le novità del 2018 stanno però nell’apertura e nella chiusura: dopo il successo della trilogia mozartiana che ha ottenuto grande successo, quest’anno il festival si apre il 29 giugno al Teatro Menotti con Minotauro, un’opera commissionata a Silvia Colasanti, dopo il Requiem per le vittime del terremoto dello scorso anno.

Opera in 10 quadri ispirata a Dürrenmatt, su libretto di René de Ceccatty e Giorgio Ferrara che cura anche la regia, Minotauro racconta non del mostro, ma dell’uomo con la testa di toro che s’interroga su sé stesso in un labirinto di specchi mostrando in un ritratto commovente e umano al di là del mito.

Lo spettacolo di chiusura del Festival, il 15 luglio in Piazza Duomo, non sarà il tradizionale concerto, ma Jeanne d’Arc au bûcher – Giovanna d’Arco al rogo, oratorio con le musiche di Arthur Honegger interpretato eccezionalmente dal premio Oscar per La vie en rose, Marion Cotillard che reciterà i testi di Paul Claudel diretta da Benoît Jacquot con la presenza del coro e orchestra di Santa Cecilia.

Ancora musica con The Beggar’s Opera di John Gay e Johann Christoph Pepusch, con lideazione musicale di William Christie e la regia di Robert Carsen con gli attori del West End in prima italiana, ma spazio anche al pop con il concerto di uno dei migliori cantautori della scena musicale italiana, Francesco De Gregori (il 7 luglio) e alla musica dei Concerti di Mezzogiorno con la presenza dei migliori conservatori italiani e dei Concerti della Sera.

Spoleto è anche grande danza al Teatro Romano con tre appuntamenti: torna l’Hamburg Ballet di John Neumeier (dal 13 luglio), ma il festival si apre con la maestra del minimalismo statunitense e la Lucinda Childs Company (dal 29 giugno) cui si accosta il bizzarro My ladies rock, coreografia di Jean-Claude Gallotta, (dal 6 luglio) con una colonna all’insegna del rock al femminle, da Marianne Faithfull ad Aretha Franklin a Janis Joplin.

Spazia fra la prosa e il balletto They, spettacolo di Marianna Kavallieratos prodotto da Robert Wilson che indaga sull’identità sessuale, ma a Spoleto non mancano neppure i grandi debutti di Alessandro Baricco che interpreta per la prima volta il suo Novecento (dal 30 giugno), di Franco Branciaroli che interpreta le toccanti Lettere a Nour, di Silvio Orlando protagonista della commedia Si nota all’imbrunire (solitudine da paese spopolato) di Lucia Calamaro sul tema solitudine (il 12 e 13 luglio), di Romeo Castellucci con Giudizio, Possibilità, Essere che sarà rappresentato in una palestra (per 60 fortunati spettatori a replica),

Ad arricchire il cartellone della prosa, Ramona del georgiano Rezo Gabriadze, maestro del “teatro delle marionetteche racconta una commovente storia d’amore fra due locomotive, lo spettacolo multimediale Decameron 2.0 di Letizia Renzini, Victoria Chaplin Thierrée e Aurélia Thierrée, figlia e nipote di Charlie Chaplin in Bells and spells – Campanelli e incantesimi che racconta la cleptomania (dal 12 luglio), ma anche il nuovo lavoro di Corrado Augias e Corrado Gentile, Mussolini: io mi difendo! Con Massimo Popolizio che interpreta il Duce (dal 7 luglio).

E il ricco cartellone di prosa, vede la presenza di Adriana Asti in donna Fabia a serata unica-installazione (del 14 luglio) diretta da Marco Tullio Giordana, senza dimenticare la celebrazione del centenario della nascita di Ingmar Bergman con Dopo la prova diretto da Daniele Salvo e interpretato da Ugo Pagliai e Manuela Kusterman.

Tante le mostre, da non dimenticare la mostra fotografia di Fabrizio Ferri che ha anche realizzato la suggestiva immagine manifesto dell’edizione 2018, ma da non perdere la mostra di carattere storico-scientifico, Il Mistero dellOrigine. Miti, Trasfigurazioni e Scienza, fra ragione e misticismo curata dalla Fondazione Carla Fendi, presieduta da Maria Teresa Venturini Fendi che continua il ruolo di mecenate: anche il Premio Carla Fendi, sarà all’insegna della scienza con il riconoscimento a Peter Higgs e François Englert, vincitori del Nobel per la fisica 2013 (padri del Bosone di Higgs) e la presenza di Fabiola Gianotti, Direttore del Centro Europeo di Ricerca Nucleare di Ginevra. Info e dettagli su www.festivaldispoleto.com.

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