“Vania”, il tempo che ci passa addosso

Andato in scena il 29 aprile 2018 al Cecchi Point, Torino

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Vania è uno degli ultimi lavori della giovane, ma affermata, Compagnia Oyes di Milano, freschi vincitori del Premio Hystrio-Iceberg 2018, in scena al Cecchi Point all’interno della Stagione del Cuno Teatro. La desolazione della provincia, le trappole dei rapporti umani, il tempo che ci passa addosso scavando solchi profondi, buttando in fondo le vere spinte, i desideri, le urgenze. Partendo dallo “Zio Vanja” di Cechov, la Compagnia Oyes disegna un mondo isolato, lontano dai centri e dalle sirene del successo, della bella vita, dell’affermazione di sé. Qui Vania e la figlia, Sonia, accudiscono il fratello Sergio, il Professore, attaccato ad una macchina da anni, sempre stazionario, ma in coma, insieme alla moglie di quest’ultimo, Principessa, con le visite frequenti del Dottore. In questo clima vizioso di anni buttati e di un passato luccicante, che non tornerà più, si consumano gli anni migliori di Vania e Principessa, attaccati alle sorti di un uomo in coma, mentre Sonia vorrebbe fuggire all’estero, magari con il Dottore, che invece sogna una vita stabile con un amore al fianco. Un intreccio di anime alla deriva che vorrebbero vivere e spesso danno strattoni intensi per cercare di liberarsi dal cappio di una vita che li stritola a morte, che per loro ha in serbo solo la noia di un vicolo cieco e l’unica prospettiva di una sopravvivenza letale. La scena è bianca, spoglia e minimale, 4 sedie, una porta vuota, un tavolino, un ebollitore, in proscenio mixer e flebo, la stanza di Sergio: tutto avviene in un interno al buio dove le anime ammaccate dei protagonisti cercano la luce per schiarire il senso di un’esistenza appassita. Il testo si affaccia ai giorni nostri, si avvicina al quotidiano e ci propone un parallelismo intenso con il contemporaneo, dove lo spirito di Cechov calza a pennello con le nostre nuove miserie. Recitazione minimale, spesso efficace, ritmi intensi e lunghi silenzi pieni di senso, fra canzoni, deliri e sguardi nel vuoto a sondare l’abisso. Vania ci appare un livido bianco dentro ad un pugno scagliato dal passato.

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ideazione e regia Stefano Cordella

drammaturgia collettiva

con Vanessa Korn / Francesca Gemma / Umberto Terruso / Fabio Zulli

costumi Stefania Coretti / Maria Barbara De Marco

disegno luci Marcello Falco

produzione Oyes

con il sostegno di MIBACT / Regione Umbria / Comune di Gubbio / URA

 

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