17° Festival Internazionale sul Filo del Circo

Dal 6 al 28 luglio al Parco Le Serre di Grugliasco (TO)

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Dal 6 al 28 luglio al Parco Le Serre di Grugliasco le espressioni più innovative del circo contemporaneo. 21 spettacoli, 16 titoli, 6 prime nazionali per un totale di oltre 100 artisti provenienti da Canada, Marocco, Colombia, Irlanda, Francia e Italia.

È arrivata l’estate e, come da tradizione anche il festival di circo a Grugliasco o meglio il 17° FESTIVAL INTERNAZIONALE SUL FILO DEL CIRCO. Uso le parole di Paolo Stratta, direttore artistico Sul Filo del Circo alla presentazione ufficiale: “Esattamente 250 anni fa si celebrava per la prima volta a Londra un rito di spettacolo dal vivo che univa la bellezza del cavallo, fino ad allora impiegato nell’esercito inglese, alla prodezza di acrobati e volteggiatori”. per testimoniare il mio entusiasmo che sempre mi prende quando entro in un tendone circense. Sopratutto da quando  gli animali non vengono più sfruttati in modo umiliante. Continua: “Philip Astley, un ufficiale militare, ne fu l’inventore e per certi versi lo possiamo considerare come il padre del circo moderno, almeno per la sua intuizione della circolarità che per oltre due secoli ha caratterizzato la forma del circo sotto tendone: la pista di 13 metri di diametro, che si trattasse dei primi Paraplui o dei più attuali Chapiteau, a più piste, con assetto frontale o configurazioni inedite…” È il circo, nei miei ricordi infantili, uno dei primi spettacoli dal vivo a cui ho assistito ed a cui sono ovviamente legato per tutto quello che mi evoca. Ma scoprire che c’è molto di più nei salti acrobatici, nelle evoluzioni artistiche, nell’ironia e nella forza disarmante del clown, è qualcosa di molto più recente. Seguo questo festival già da alcuni anni e, mi pare di ricordare che quasi mai sono rimasto deluso da ciò che ho visto, tanta è la varietà e le proposte offerte. Amo l’entusiasmo che provoca in spettatori di tutte le età,  ed è anche per questo che cercherò di vedere più spettacoli possibili. Segnalo i primi appuntamenti.

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venerdì  06 luglio > sabato 07  ore 21:30  durata 60′                                         

Halka Groupe acrobatique de Tanger

Un energico dinamismo di corpi invita lo spettatore ad abbandonare i propri preconcetti e a lasciarsi travolgere da una cultura, quella marocchina, fatta di acrobazie, ma anche canti, poesie e lamenti che si rifanno a una tradizione molto antica. A promuovere il dialogo tra tradizione popolare e contemporaneità ci pensa il Groupe Acrobaqtique de Tanger, composto da 14 artisti di cui 12 attori e due musicisti, tutti rigorosamente consaguinei.
Il cuore di questo gruppo di artisti è infatti la leggendaria famiglia marocchina Hammich, che affina da sette generazioni l’arte acrobatica che, nata da una tradizione guerriera, combina piramidi umane, ruote e salti. Viaggiando per il mondo con i loro spettacolari atti di caduta e bilanciamento, nel 2003 hanno incontrato Sanae El Kamouni, che li ha introdotti al regista francese di teatro contemporaneo Aurélien Bory.

“Il nostro obiettivo era semplice: dare nuova vita all’acrobazia tradizionale marocchina attraverso la creazione contemporanea”, ha affermato in un’intervista Sanae e, proprio sotto la sua guida, i componenti del Groupe hanno messo in scena spettacoli in cui la narrazione libera mettesse in risalto gli aspetti contemporanei e tradizionali della cultura araba, in cui l’eccezionale coreografia si sposasse in modo armonico con la grazia, la forza e l’eleganza del gesto acrobatico.

Tutti elementi che si ritrovano anche nella loro ultima creazione artistica, a dieci anni dalla nascita della compagnia, Halka.

In lingua araba il termine designa un luogo di divertimento e risate. È intorno a questo cerchio immaginario costituito dalla folla che si riunisce attorno alla piazza, che si esibiscono da tempo immemorabile narratori, cantanti, incantatori di serpenti e saltimbanchi. Halka simboleggia il ritorno alle proprie origini.
La luce si ispira alle variazioni luminose di Tangeri. Gli artisti suonano in un ambiente nudo, come su una piazza pubblica o sulla spiaggia dei loro esordi.

Le loro abilità, potenti e singolari, intessono un dialogo fatto di tecnica, musica tradizionale, poesie, pianti, canzoni e percussioni, in cui gli acrobati giocano con elementi apparentemente semplici ma dal forte simbolismo, per condividere le loro storie personali e collettive con il pubblico. Un’occasione per esplorare le contraddizioni del loro mondo tra sacro e profano, il gusto per la spettacolarità e la presenza dell’invisibile, mostrando come l’arte acrobatica sia stata in grado di attraversare le contraddizioni geografiche, culturali, di genere e di classe.

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lunedì  09 luglio  ore 21:30  durata 45′

Bird/Osservatorio – blucinQue di Caterina Mochi Sismondi

Protagonista di questo spettacolo è un danzatore-acrobata alle prese con attrezzi circensi e in dialogo con la musica e una telecamera. La ricerca della libertà, l’idea contraria di gabbia, la voglia e l’impossibilità di volare sono concetti base del lavoro progettato e coreografato da Caterina Mochi Sismondi. Bird è installazione musicale e spettacolo in divenire, un processo di creazione che si basa su tappe di residenza chiamate “Osservatorio” in cui lo spettatore crea una relazione con l’installazione musicale e visiva presente in scena, entra di fatto a far parte del processo creativo col suo sguardo esterno e il tutto viene ripreso dall’occhio di una telecamera. Sul palcoscenico si fondono suono e movimento, l’attrezzo circense diventa parte dell’idea di gabbia, il trespolo è filo teso, l’altalena è trapezio, svago e appiglio per un volo mancato. L’impossibilità di volare e di libertà sono concetti base di questo lavoro, Bird è un uomo e il suo stare in gabbia è metafora di vita.
Il movimento di Jonnathan Rodríguez Angel porta una continua frammentazione del corpo, tra improvvisazione e ripetizione di possibilità che restano sempre le stesse.

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10 luglio  mercoledì 11 ore 21:30
Clown in libertà  –  Teatro Necessario

Concerto continuamente interrotto dalle divagazioni comiche dei musicisti o spettacolo di clownerie ben supportato dalla musica? Clown in libertà è un momento di euforia, ricreazione e ritualità catartica per tre buffi, simpatici e ‘talentuosi’ clown che paiono colti da un’eccitazione infantile all’idea di avere una scena ed un pubblico a loro completa disposizione. Senza un racconto enunciato e senza alcuno scambio di battute, Clown in libertà racconta, dunque, il pomeriggio un po’ anomalo di tre clown che vogliono allestire uno spettacolo per divertire, stupire ed infine conquistare, abbracciare, baciare il pubblico di passanti. Cercando con ogni mezzo di sorprenderlo, a costo di prevaricarsi gli uni con gli altri, di farsi vicendevoli dispetti finiranno per causare, a volte, il deragliamento dell’azione. Ecco quindi sequenze di mano a mano, duelli al rallentatore, intricati passaggi di giocoleria rubandosi ripetutamente di mano gli attrezzi, e ancora evoluzioni e piramidi. La musica è la vera colonna portante dell’azione e dello sviluppo narrativo; accompagna, scandisce e ritma ogni segmento ed ogni azione. L’intero spettacolo risulta così come un grande, unico e continuo viaggio musicale che non si interrompe ‘quasi’ mai, nemmeno durante le acrobazie più impensabili.

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giovedì  12 luglio  ore 21:30
durata 75′ con intervallo tra gli spettacoli Chapiteau Vertigo
Degradé Circus  –  Compañía dospunto

Ingresso comprendente lo spettacolo di Woven Collective.

Che cosa resta della terra che si lascia quando si emigra?
Estratti diluiti nei tessuti.
Colori che si degradano, come la nostra pelle nel tempo.
Radice profonda che trema in lontananza.“Degradé” è una performance circense in cui i due performer Andrea Paola Martínez e Camilo Jimenéz, attraverso una progressione di vestiti, fanno un viaggio poetico nella loro terra natia: la Colombia Ma è al contempo un’indagine personale e intima sul sentimento del migrare, su ciò che rimane ancorato allo sguardo, al tatto, che continua a circolare nelle vene, per quanto lontani possiamo essere. Una riflessione su quello che rimane in noi, nonostante tutto, e su quello che rimane di noi, una volta allontanati dal Paese che ci ha dato i natali.

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