In scena “le otto montagne”, tratto dal romanzo vincitore del Premio Strega

via Candiani 131, Milano, 16 giugno ore 20.30, 17 giugno ore 17.00

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Minima Theatralia presenta

anteprima dello spettacolo

 

LE OTTO MONTAGNE

 tratto dall’omonimo libro di Paolo Cognetti, Premio Strega 2017

Circolo ARCI La Scighera – via Candiani 131, Milano
Drammaturgia Francesca Sangalli

Regia Marta Maria Marangoni

Con Alex Cendron, Giuliano Comin

e con la performer Alice Bossi

voce fuori campo Arianna Scommegna

musiche Fabio Wolf

Installazioni sonore Dario Buccino

Consulenza drammaturgica Diego Vincenti

Consulenza scenografica Marco Teatro

Assistente alla regia Ida Treggiari

 

Organizzazione e comunicazione Dianora Zacchè

Amministrazione Vittorio Renuzzi

Prodotto da Minima Theatralia

Inserito nel progetto Il bosco segreto di Milano, realizzato grazie al contributo di Fondazione Cariplo.

IL ROMANZO

“Fin dalla sua genesi, Le otto montagne è stato un caso letterario, come ha dimostrato l’appassionata competizione tra le case editrici interessate a pubblicarlo in tutto il mondo: il romanzo infatti è stato tradotto in oltre 30 paesi. Anche la critica ha accolto calorosamente il libro di Cognetti: è stato definito «un classico, quasi un meteorite di altri tempi dentro un universo a volte in fuga dai grandi temi» da Maurizio Crosetti su «la Repubblica»”

“Le otto montagne racconta la storia di Pietro, un ragazzino di città solitario e un po’ scontroso, del suo rapporto con i genitori, con il suo amico Bruno e, soprattutto, con la montagna.

La montagna, nella sua scarna bellezza, dura e selvaggia, segna l’anima per sempre, lascia l’impronta in chi vi è nato e in chi l’ha amata. Diventa una categoria dello spirito e, anche quando la si lascia in cerca di un altrove più conveniente, non ci si può mai staccare veramente da essa. Basta un suono, un profumo, e si è risucchiati. È questo che capita ai personaggi del romanzo, che non riescono a farne a meno, e vanno e ritornano, senza mai lasciarla veramente.

È una storia di padri e figli, di abbandono della civiltà, di libertà della vita selvatica. Ho sempre avuto il ricordo di una grande felicità vissuta da bambino tra i boschi.” (Paolo Cognetti).

NOTE DI REGIA

Un uomo che racconta. Un altro uomo seduto di spalle, immobile come una montagna a cui tornare per ritrovarsi, dopo lo smarrimento del viaggio nel mondo. Intorno a queste due figure si muove una performer. Irrompe un rumore metallico: in scena una lastra di lamiera appesa a un telaio rievoca lo scrosciare dell’acqua, poi si fa ghiaccio, poi tuono e tempesta. Oltre ad imbastire la linea sonora, questo elemento scenografico riprende e trasforma le descrizioni degli ambienti, ricreando simbolicamente la finestra dalla quale aprire l’azione drammatica a ricordi e riflessioni, prestandosi al gioco del gesto.

La parola narrata si intreccia musicalmente al rimbombo dell’acciaio, poi si fa suono confluendo nelle parole dell’eco della montagna, modulate dalla vocalità poliedrica di Arianna Scommegna in un fluire continuo. La colonna sonora originale interpreta il paesaggio nella sua accezione sonora, visiva e poetica: una miscellanea di musica, voci e, composte da Fabio Wolf e Dario Buccino.

La luce ha un impatto importante nella scenografia, dato che è anch’essa molto presente nella tessitura del romanzo. Acqua, ghiaccio e sassi sono rappresentati in scena da fonti luminose modellabili, attraverso l’utilizzo di LED uniti a materia pura, vera, metallica e legnosa. Lo spettatore si troverà davanti ad un allestimento che fa tesoro delle esperienze legate all’installazione, evocando piani simbolici e procedendo per astrazioni.

Manipolare il ghiaccio, fonte di luce, cristallizzatore di momenti e sentimenti, con esso costruire una casa seguendo un sentiero di luce fredda e calda che si fa corpo e spazio. I fili luminosi di un pensiero da esplorare diventano una mappa della vita che scorre come un ruscello di montagna.

Anche dal punto di vista della scenografia, l’utilizzo di macchine teatrali tradizionali, legate a un mondo pre-tecnologico (la lastra del tuono, il proiettore di diapositive) è in connessione tematica con il romanzo. Un mondo che si presume avanzato e ipertecnologico, quello da cui proviene Pietro, il protagonista, si scontra con la civiltà di montagna dove il ritmo è ancora scandito dal rigore delle stagioni, dove il lavoro è legato a una pratica che fa uso di mezzi obsoleti ma capaci di armonizzarsi con il contesto. (Marta Marangoni)

L’ADATTAMENTO DRAMMATURGICO

Lo spettacolo, oltre a contenere la vicenda narrativa, si sviluppa partendo da un nucleo di composizioni musicali che si intrecciano, come in una sinfonia, con la letteratura citata sotterraneamente nel romanzo (Scott Fitzgerald, Henry David Thoreau, Mark Twain, Murray Bookchin, Primo Levi, Ernest Hemingway, Natalia Ginzburg, Robert Louis Stevenson e molti altri).
I due punti cardine della rappresentazione sono l’evocazione sonora della montagna, presente nelle descrizioni dei “paesaggi emozionali” (rappresentativi del vissuto interiore dei personaggi) e la costruzione del rifugio, chiamato barma drola ovvero “la roccia strana”, situazione centrale del romanzo, che diviene la struttura base del testo teatrale, aprendo la narrazione a scorci sul passato e sul futuro, ai pensieri e ai moti dell’animo. Nell’azione scenica principale due uomini (Pietro e Bruno) erigono dalle rovine di un vecchio alpeggio quella casa, un nido in un terreno d’alta quota che permette loro di ritornare alle radici, all’essenziale, alla ricerca del nucleo fondante di loro stessi.

Il linguaggio della narrazione si adatta al parlato del personaggio di Pietro restando in bilico tra letteratura e drammaturgia: prende la forma di una memoria alle volte frammentaria, una prosa “sporcata” dall’indugiare del sentimento, che si incontra con la presenza laconica di Bruno, l’uomo di montagna.

Il contesto della montagna è anche evocato in senso lato: un terreno simbolico capace di far affiorare sentimenti e rapporti umani, così come nelle intenzioni di Paolo Cognetti. “[Il paesaggio] dice come quella persona si sente in quel momento. […] Invece di raccontare come stanno loro, racconterò com’è il bosco, il cielo, la montagna quel giorno, e da lì si capirà come stanno. Ecco perché il paesaggio è così presente.

Molti sono i temi del romanzo che il contesto drammaturgico vuol far affiorare: coscienza, crescita, maturità, scelte di vita, costruzione di una casa, fuga dal superfluo. L’intento è quello di mettere in luce gli atti simbolici dei protagonisti della storia. Dare una forma astratta ai loro rapporti e alle loro azioni, distillarne una sorta di mandala, rappresentazione simbolica del cosmo buddista e induista, connessione tra centro e periferia. Un lungo viaggio di formazione che vede intrecciarsi l’amicizia e la morte. La parte più coinvolgente del romanzo ci ricorda dell’amore che un padre può non essere capace di esprimere in vita. Come riesca a farlo solo con una mappa, delle coordinate astrologiche per farci capire in quale angolo del cielo sia finito il suo sentimento. E di questo si animerà il palco: un sogno infranto, un uomo solo, il freddo, la fatica. La sfida di uscire e tornare di nuovo al corpo, cercare la via della trascendenza lontano dagli orpelli con cui riempiamo i nostri silenzi.” (Francesca Sangalli)

La vicinanza con Cognetti nasce dal fatto di essere coetanei ed aver condiviso in parte un vissuto politico ed esistenziale molto simile. I suoi pensieri e i suoi interrogativi sono anche i nostri, cercheremo di capire dove ci conducono i passi e le trame della vita, come ci formano, quali scelte ci fanno prendere, quali orizzonti imprevedibili ci conducono a scoprire, su quali orme ci spingono per farci infine superare i nostri genitori. Come, ancora, la loro memoria venga poi improvvisamente a riportarci indietro, giù, nel profondo, alle origini, alle viscere, nei modi più inaspettati.

GLI ATTORI

I tre interpreti in scena agiscono con qualità differenti, ma collegati dalla trama sottile della storia che inesorabilmente racconta del tempo che è trascorso e passa quasi non ci fosse mai un presente.

Pietro, protagonista e voce narrante, alter ego dell’autore Paolo Cognetti, è Alex Cendron, attore di grande talento, capace di trascinare il pubblico rompendo ogni diffidenza e costruendo un forte legame empatico con lo spettatore. È dotato di registri molto ampi, dal comico al drammatico fino al grottesco con un’ottima capacità di affabulazione. Inoltre, aspetto non marginale, Alex Cendron è un uomo di montagna.

Giuliano Comin interpreta Bruno, una presenza imponente i cui eloquenti silenzi dimostrano una natura pragmatica. Il suo lavoro sul personaggio mira a spostare in termini più corporei ed espressivi il livello riflessivo/intellettuale dell’amicizia con Pietro e tende ad esplicitare sentimenti ed emozioni prima nell’azione che nella parola.

La performer Alice Bossi incarna l’eco della montagna, che rappresenta il femminile, presente in diverse forme nel romanzo, impersonato da diverse figure è astrazione e spiritualità. Il suo gesto riporta nella geometria del mandala una sorta di radiazione, un’onda sonora trasposta nel movimento che si manifesta come eco della montagna e che riporta a noi le voci e i pensieri della madre, il lago, Lara e la bimba, così come la letteratura e la tensione rituale. La sua presenza è fondamentale per portare in emersione il piano simbolico, la ricerca del sé che accomuna il viaggio di tutti gli uomini, il legame tra centro e periferia raffigurato nel mandala, la contaminazione tra performance e parola. Liberata così dal peso della parola, resta sospesa fra umano e sovrumano.

La calda voce di Arianna Scommegna, una delle attrici più significative nel panorama nazionale, arricchisce lo spettacolo con un’interpretazione magistrale del personaggio “Eco della montagna”.

CHI SIAMO

Marta Maria Marangoni e Francesca Sangalli hanno realizzato lo spettacolo “Epopea dell’irrealtà di Niguarda“, ispirato alla produzione letteraria di Jodorowski (Teatro della Cooperativa stagione 2017/2018) e il monologo “Aspettando Walter Chiari“, produzione Teatro De Gli Incamminati, (deSidera Teatro e Spazio Banterle stagione 2017/2018), entrambi con le musiche dei Duperdu.

Fabio Wolf ha realizzato le musiche e le canzoni originali per lo spettacolo Opera Panica (regia Fabio Cherstich 2017) ed è fra gli autori delle musiche di Stasera si può entrare, fuori (regia Andrée Ruth Shammah 2017/18) – produzioni del Teatro Franco Parenti di Milano.

La collaborazione tra Francesca Sangalli e Alex Cendron nasce nel 2010 con la compagnia Giovio15 per la quale producono diversi spettacoli premiati e rappresentati in tutta Italia (Teatro OutOff, Teatro della Cooperativa, Teatro Quirino, Teatro Biblioteca Quarticciolo, Centro Culturale Candiani di Mestre, Torre dell’Acquedotto, Teatro Carcere di Rebibbia).

Prenotazioni: info@minimatheatralia.it

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