Dalla B alla B

Si conclude la stagione 2017-18 della Filarmonica della Scala

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Lunedì 24 Settembre, Teatro alla Scala

L.Berio | Quattro versioni originali della Ritirata notturna di Madrid di Luigi Boccherini

L.Berio | Sinfonia

L.Bernstein | Divertimento

L.Bernstein | West Side Story, Danze sinfoniche

direttore | John Axelrod

The Swingles

Orchestra Filarmonica della Scala

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C’erano una volta Bach e Beethoven, c’erano, fino a poco fa, Berio e Bernstein.

Non me ne vogliano i sostenitori delle altre B della musica classica e contemporanea (Berlioz, Boulez, Britten, etc), ma tutti i musicisti delle ultime due generazioni devono essere grati al lavoro di promozione e divulgazione musicale di questi due musicisti.

E nonostante la loro prolifica carriera compositiva, poche volte le loro pagine trovano spazio nei concerti delle sale italiane.

Musica troppo contemporanea uno, musica troppo popolare l’altro. Forse.

Un limbo che può entusiasmare o può congelare contemporaneamente la platea, a seconda del luogo, del tempo e dell’età del pubblico.

Chiamiamolo il paradosso di Schrödinger applicato alla musica.

Il concerto conclusivo della stagione 2017/2018 della Filarmonica, li ha visti unici protagonisti della serata, in un rimando di anniversari (centenario della morte di Bernstein, cinquanta dalla prima della Sinfonia di Berio) e di celebrazioni scaligere (le versioni di Boccherini furono scritte ed eseguite per la Scala). In quest’eco, ben figurava la partecipazione degli Swingles, uno fra gli ensemble vocali a cappella più longevi (oggi il gruppo conta Joanna Goldsmith-Eteson, Federica Basile, Liz Swain, Oliver Griffiths, Jon Smith, Kevin Fox ed Edward Randell), data la partecipazione alla prima della Sinfonia della formazione originale.

John Axelrod all’esordio con la Filarmonica ma da molti anni legato a Milano per il suo impegno con l’Orchestra laVerdi, non tradisce agitazione e governa una serata in cui il programma, indubbiamente congeniale alla bacchetta statunitense, è stato apprezzato dal pubblico, rimasto però stordito in alcuni punti e inspiegabilmente ingessato, nonostante i ritmi coinvolgenti, in altri.

L’inizio con una trascrizione moderna del classicismo è un espediente che fu utile alla prima assoluta, ouverture di un programma solo di contemporanea, e che allora come adesso ha aiutato il pubblico a calarsi nelle acque impervie della contemporanea, sempre vissuta metà fra il sospetto e il dubbio. La bellezza del tema di Boccherini, poi, non sfiorisce nella sovrapposizione musicale voluta da Berio e ben presente nell’esibizione del concerto, dove i diversi gruppi orchestrali avevano volumi identificati , in una gamma dal più presente al più etereo.

Meno efficaci i volumi della Sinfonia in cui l’amplificazione prevista per i cantanti non solo ha aiutato a sentire le otto voci (come previsto) ma è arrivata a coprire molte delle sezioni orchestrali, soprattutto gli archi, facendo quindi perdere quel gioco di citazioni colte, letterarie e musicali, che costellano i cinque movimenti.

Nel centenario dalla nascita, un richiamo a Bernstein non poteva mancare.

Realmente apprezzabile il pensiero al Divertimento per orchestra. Una scelta leggera, multiritmica e fuori dai soliti programmi sul musicista americano. Ben eseguita.

Ingessata, come detto, la suite da West Side Story.

Non per l’esecuzione, un po’ compassata e colta rispetto alla “filologia” del musical ma comunque d’alto livello, e neanche per la direzione di Axelrod, puntuale, un po’ ballerina, nel senso letterale, ma per la totale freddezza del pubblico.

Il punto forse più iconico, “Mambo!”, urlato da tutti gli orchestrali in un crescente inviluppo di ritmi e dinamiche, ha smosso platee in ogni luogo, anche dei teatri più di tradizione. Nonostante un tentativo di richiamo al pubblico da parte di Axelrod stesso, è passato via liscio, come se fosse un punto qualsiasi della partitura.

Come mi disse un espansivo signore qualche anno fa “Qui siamo alla Scala, la platea non fa ovazioni”.

Già presentata la prossima stagione in dieci concerti, da novembre ad ottobre, continua il caleidoscopico cartellone degli scorsi anni fra piacevoli ritorni (Gergiev, Gatti, Chung e Luisi) e interessanti debutti (Gardner, Mariotti e la direttrice Gražinytė-Tyla).

Primo appuntamento con il padrone di casa, Riccardo Chailly, e il violinista Maxim Vengerov con musiche di Šostakovič e Bartòk, il 12 novembre.

 

 

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