“Canciones del Alma” e “Fábrica Negra”

Il 25 ottobre al Piccolo Teatro di Giulietta a Verona, nell'ambito del Theatre Art Verona

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Juan de La Cruz
Foto di Francesco Pititto

Su invito della manifestazione internazionale dedicata all’arte contemporanea, l’ensemble guidato da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto proporrà due allestimenti ad hoc di storici spettacoli del proprio repertorio.

Sarà il suggestivo Piccolo Teatro di Giulietta a Verona ad accogliere, giovedì 25 ottobre, due performance di Lenz Fondazione create a partire da testi di Juan de La Cruz tradotti e riscritti da Francesco Pititto: Canciones del Alma e Fábrica Negra, in scena rispettivamente alle ore 21 e alle ore 22 nell’ambito della rassegna Theatre Art Verona diretta da Simone Azzoni e Paolo Valerio.

Entrambe sono interpretate da Sandra Soncini, storica attrice e danzatrice dell’ensemble di base a Parma guidato da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto. Il Dittico di Juan de La Cruz è un importante tassello di un complesso progetto di creazioni performative e visuali contemporanee, che in una convergenza estetica tra fedeltà al testo, radicalità visiva della creazione ed estremismo concettuale, riscrive in messinscene visionarie tensioni filosofiche e inquietudini estetiche della contemporaneità.

Canciones del Alma si propone come «investigazione sul sentiero obscuro di Juan de la Cruz (1542-1591) sulla “conoscenza sperimentale di Dio”, come la definisce Giorgio Agamben: l’esperienza della nudità e del vuoto, dell’oscurità e del divino praticate dall’attrice si sviluppa in uno spazio di rappresentazione ristretto, costringendola a mutazioni continue». Il critico teatrale Giuseppe Distefano sulle pagine di Artribune ha scritto: «Corpo squassante e squassato, posseduto dal furore mistico. È quello della straordinaria attrice-performer Sandra Soncini, un corpo coreografico che, piantato a terra, possiede la leggerezza e la gravezza di una presenza tumultuosa anelante al divino. Si muove in equilibrio sulla lunga striscia bianca disegnata sul pavimento e illuminata da un taglio di luce lineare. È prima accovacciata in una figurazione che ricorda le forme pittoriche di Bacon, poi si rivela disarticolando mani e membra, alzandosi lentamente, a scatti, muovendosi in una danza frenetica con spasmi muscolari che tradiscono quella tensione del corpo verso l’estasi».

«Una meditazione scenica ardua, ermetica, vigorosa, rigorosa, priva di orpelli, che costringe la performer a una notevole concentrazione e ne rivela la generosità. Sandra Soncini ha un’esperienza solida di danzatrice-attrice e si vede: le sequenze di movimento evolvono per nodi e scioglimenti difficili, che richiedono perizia, controllo, abbandono»: Franco Acquaviva sulle pagine di Sipario riflette su Fábrica Negra, performance in cui, suggerisce Pititto, «un corpo femminile penetra lo spazio della Grande Sala pregna dei segni della creazione artistica. Nella sua assoluta nudità il corpo umano in-cella la densità del verso poetico di Juan de la Cruz, la aggioga, la colpisce con il muscolo potente dell’umano in essere. Nella geometria rigorosa del movimento, la tensione ascetica della parola si dispone sul campo spaziale come una meccanica algebrica dell’inconoscibile: matematica di Dio».

Informazioni e prevendite: https://www.teatronuovoverona.it/theatreartverona.

Informazioni su Lenz Fondazione: http://lenzfondazione.it.

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