Cordoglio per l’Arte

Il David di Paolo Civati riflette sulla vita e sulla sua rappresentazione

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dVIDIl Teatro Gobetti di Torino ospita una produzione Teatro del Carretto, per la drammaturgia e la regia di Paolo Civati. Uno spettacolo amaro, ambizioso, una riflessione sulle difficoltà nelle relazioni familiari, nelle decisioni collettive, nello specchiarsi negli altri e scoprire che il proprio sé è molto diverso da come ce lo si immagina.

David (Luigi Diberti) è un padre malato di alzheimer, un padre che nel nome del libertinismo artistico non ha mai preteso di coincidere con la figura del patriarca. La sua malattia galoppante lo pone nelle condizioni di non poter più distinguere le naturali opposizioni che determinano la realtà, e come vero protagonista di questa produzione teatrale l’Alzheimer arriverà a confondere la realtà con la finzione: David è un artista di fama mediocre, frastornato dalla perdita della moglie Eli – artista anch’essa.

Il radicalismo artistico di chi cerca nell’espressione artistica il vero significato dell’esistenza, quasi come un’ulteriore malattia a cui David non può sottrarsi, lo induce a credere che il vuoto lasciato dalla moglie defunta sia misurabile nei termini della sua risonanza artistica. Non così i due sciagurati eredi che devono sindacare sul suo destino di padre-non-patriarca, Eva (Valentina Fois), artista repressa dal costante paragone con i genitori in un mercato feroce, e Max (Tommaso Cardarelli), unico esponente di un razionale pragmatismo in una famiglia interamente votata alle velleità estetiche.

Il dramma narrato da Civati esaspera la complicata situazione di una famiglia che si trova a far fronte al doppio dilemma della scomparsa di un genitore e della malattia dell’altro: le dinamiche e le incomprensioni che attraversano il palcoscenico/salotto lungo i sottecchi che i tre personaggi si lanciano l’un l’altro utilizzano il “capriccio” artistico di David come un appiglio per parlare della banale quotidianità dei rapporti familiari.

L’Alzheimer impedisce di tracciare quella netta separazione tra realtà e finzione che l’Arte si propone continuamente di scardinare: l’opposizione realtà/finzione è tanto evidente nelle discussioni tra i fratelli Max e Eva, il paladino della ragione e la prigioniera di un mondo idealistico; ma è forse nell’improvviso contrapporsi dell’analogo idealismo di David rispetto alla cruda realtà della morte di Eli che una simile opposizione si sostanzia con più forza.

La vera malattia di David è l’incapacità di misurare il dramma sociale attraverso altri mezzi che non siano quelli del dramma scenico. E i figli, quanto lui, dimostrano di non essere in grado di valutare il suo inarrestabile declino con mezzi diversi:

Max: «Esprime il suo disagio attraverso l’arte.»

Eva: «L’Alzheimer è solo un’altra delle sue performance.»

Nel goffo tentativo di superare un intero trascorso di vita votato alla creazione artistica, i figli di David non hanno compreso che ad aver incrinato la sua percezione della realtà è stata la dipartita di sua moglie Eli Fleischer, la grande artista scomparsa che ha portato via con sé l’illusione di un mondo ideale.

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David

drammaturgia e regia Paolo Civati

con Luigi Diberti, Valentina Fois, Tommaso Cardarelli

assistente alla regia Flaminia Caroli

musiche originali Valerio Camporini Faggioni

scene Claudia Trapanà e Ermes Pancaldi

luci Fabio Giommarelli

Teatro del Carretto

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