FilmMaker Festival 2018

Dal 16 al 24 novembre presso lo Spazio Oberdan e l’Arcobaleno Film Center, Milano

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FilmMaker Al via il prossimo 16 novembre l’edizione 2018 di FILMMAKER FESTIVAL, in programma fino al 24 novembre a Milano presso lo Spazio Oberdan e l’Arcobaleno Film Center.

Al centro della manifestazione, come sempre, il cinema documentario e – più in generale – “di ricerca”: un’identità netta e riconoscibile che da quasi quarant’anni fa di Filmmaker, all’interno di un panorama nazionale affollato di appuntamenti, un punto di riferimento certo per chi vuole scoprire e sostenere nuovi autori, nuove forme cinematografiche, nuove relazioni con il pubblico. E non è un caso che tra i “nuovi” autori portati per la prima volta all’attenzione degli spettatori italiani, figurino nomi diventati col tempo degli autentici “classici”, da Ulrich Seidl a Frederick Wiseman, da Rithy Panh a Errol Morris.

Sette le sezioni in cui si articola il programma di quest’anno: Concorso Internazionale, Concorso Prospettive, Fuori concorso, Carta Bianca a Luca Guadagnino, Fuori formato, Filmmaker Moderns, FILMMAKER OFF cui si aggiungono i film di Apertura e Chiusura, per un totale di 82 titoli, di cui 16 in anteprima assoluta e 11 in anteprima italiana.

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FILM DI APERTURA

L’apertura del festival, venerdì 16 novembre, è affidata a Monrovia, Indiana, il nuovo film di uno dei maggiori cineasti contemporanei, Frederick Wiseman, già vincitore dell’edizione 2015 di Filmmaker.

Lontano da New York, la metropoli dove erano ambientati i suoi ultimi due film, In Jackson Heights (2015) e Ex Libris – The New York Public Library (2017), Wiseman continua l’esplorazione della vita e delle istituzioni americane in una piccola città del Midwest rurale con 1400 abitanti, Monrovia nell’Indiana, lo stato della Corn Belt.

Muovendosi tra le fattorie e il bar del paese, il supermercato, la chiesa, la bottega dei tatuaggi, Monrovia, Indiana traccia la geografia umana di quell’America dal volto bianco, religiosa e conservatrice, abitata dalla parte più consistente e convinta dell’elettorato di Donald Trump. Wiseman filma i campi gialli di mais sotto al cielo azzurro, entra nelle cucine dove friggono gli hamburger, si infila nella seduta del consiglio comunale mentre viene discusso se collocare una panchina o è meglio due?davanti alla biblioteca. E restituisce la vita quotidiana di una comunità attaccata al rassicurante ripetersi di rituali sempre identici a se stessi, deliberatamente sconnessa dal resto del mondo “grande e terribile”.

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FILM DI CHIUSURA

Rinnovando la tradizione di affidare la chiusura, sabato 24 novembre, al film di un autore italiano, il festival sceglie quest’anno Chaco di Daniele Incalcaterra e Fausta Quattrini.

Quando Daniele Incalcaterra riceve in eredità dal padre 5000 ettari di terra nel Chaco paraguayano decide di restituirla ai Guaraní, i popoli originari “vampirizzati” nei secoli dal latifondo e dalla deforestazione. Una volta in Paraguay la realtà con cui deve confrontarsi si presenta però più complicata, la sua proprietà è inaccessibile, chiusa tra quelle di Favero, uno dei latifondisti più potenti del Paese.

La battaglia del regista per prenderne possesso diventa un film: El Impenetrable (2015), di cui Incalcaterra è anche il protagonista, un personaggio “donchisciottesco” in una sfida che appare impossibile. Grazie al sostegno dell’allora presidente del Paraguay, Lugo, Incalcaterra riesce però a ottenere che la sua terra diventi una riserva naturale col nome di Arcadia.

Da allora è passato qualche anno, Lugo è stato cacciato con un “colpo di stato parlamentare”, il nuovo governo è molto meno attento alle questioni dell’ambiente, Favero continua a spadroneggiare. Anche Daniele però è cambiato: lo ritroviamo arroccato in una stanza con vista sulla città da cui guarda il mondo con diffidenza. E se tutto questo suo sogno fosse stata solo un’ossessione? Mentre papa Francesco infiamma le folle, il regista appare sempre più lontano da quella realtà che voleva cambiare.

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CONCORSO INTERNAZIONALE

Il Concorso internazionale propone quest’anno 9 film, senza distinzioni di formato, genere o durata, firmati tanto da giovani autori quanto da nomi di primo piano del panorama cinematografico internazionale.

Tra questi, tre amiche di Filmmaker, che tornano al festival con i loro ultimi lavori: Ruth Beckermann, vincitrice nel 2016 con The Dreamed Ones, è autrice con Waldheims Walzer (candidato austriaco alla corsa all’Oscar) di un film che dal passato, attraverso la figura di Kurt Waldheim – a lungo Segretario generale dell’ONU, poi Presidente dell’Austria tra le polemiche per il suo passato nell’esercito nazista – illumina il presente riflettendo sull’identità collettiva di un Paese che ha rimosso le proprie responsabilità nella storia del nazismo; Claire Simon ci porta con Premières solitudes nel liceo Romain Rolland di Ivry, un sobborgo di Parigi, tra i ragazzi e le ragazze del penultimo anno, che vivono il confine tra l’adolescenza e l’ingresso “ufficiale” nell’età adulta: un ritratto malinconico e insieme ottimista, che ci restituisce una generazione lontana dagli stereotipi, capace, nonostante tutto, di guardare con fiducia al futuro; mentre Alexandra Gerbaulet (in co-regia con Mirko Winkel) in Die Schläferin“immagina” le esistenze di Margit e Irina: tra realtà e finzione, le loro biografie sono accomunate da due trafiletti di cronaca sui giornali: “Non dà nell’occhio”, “Ha vissuto reclusa nella sua casa” scrive il “Göttinger Zeitung” di Margit. Una donna “anonima”, che non usciva mai dal suo appartamento: così dieci anni dopo l’”Hamburger Abendblatt” descrive Irina. Entrambe risucchiate nel ruolo di madri, casalinghe e mogli, assurgono agli “onori” della cronaca per aver ucciso i loro mariti.

Altro nome ben noto ai frequentatori dei festival internazionali, Nicolas Philibert (Nel paese dei sordi, Essere o avere) osserva in De Chaque Instant la formazione degli apprendisti infermieri all’istituto Croix Saint Simon di Montreuil, dall’apparente banalità di un gesto come lavarsi le mani all’incontro con la malattia, la sofferenza e la morte, per restituire il senso di un mestiere che non è limitato alla pratica della medicina, ma è improntato al rispetto dell’essere umano e strutturato da regole democratiche e inclusive – rigorosamente indipendenti anche da quelle dello Stato.

Accomunati dalla comune investigazione sull’assenza privata di due padri “pubblici” (uomo politico l’uno, fotografo e regista l’altro), Der Funktionär di Andreas Goldstein e The Image You Missed di Donal Foreman instaurano nel concorso una sorta di dialogo a distanza: il primo, a partire dalla figura di Klaus Gysi (1912/1999), figura di spicco della politica della Ddr, interroga – nello spazio vuoto tra intimità (negata) e immagine pubblica – la storia tedesca del Novecento, dal nazismo al dopoguerra, dal Muro alla riunificazione, per illuminare quei passaggi che le versioni ufficiali hanno messo da parte; il secondo fa scorrere sullo schermo le immagini dei “Troubles” girate da Arthur MacCaig per inquadrare un rapporto mancato, quello tra un figlio e suo padre, che adombra anche il conflitto ideale tra due generazioni.

Un racconto sull’essenza stessa del raccontare: storie di fantasmi, dicerie, leggende che evocano il mito di Faust, la sua irrequietezza, il desiderio incessante di scoperta. E quel patto col diavolo che insinua un’ombra “malvagia” su una spiaggia del Messico dove è ambientato Fausto di Andrea Bussmann.

L’Italia, infine, è rappresentata da Luca Ferri, habitué del festival, che in Pierino segue un anno di “solito tran tran” di Pierino Aceti, pensionato ma soprattutto “malato di cinema”, che sconvolge i suoi ritmi quotidiani solo per partecipare al Bergamo Film Meeting, e cataloga tutti i film visti dal 1973; e dal giovane Antonio Di Biase (classe 1994), che per girare De Sancto Ambrosio è salito sul campanile della basilica di Sant’Ambrogio, a Milano, e da lassù ci mostra i bambini che giocano, gli operai che lavorano, i turisti che scattano selfie. Primavera, estate, autunno, inverno, all’alternarsi delle stagioni si intreccia il respiro della città: le persone, la luce, i ritmi che cambiano secondo le ore, i luoghi il cui orizzonte appare in una continua trasformazione.

A giudicare i film è stata chiamata una giuria di livello internazionale composta da Catherine Bizern, delegata generale del Festival Cinéma du Réel di Parigi, Daniele Incalcaterra, regista di Terra d’Avellaneda e Chaco e Marco Scotini, curatore d’arte contemporanea e direttore del dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA.

I Premi del Concorso Internazionale sono: 3.000 euro per il primo premio, 1.250 euro al secondo classificato, cui si aggiunge il Premio Giovani di 1.250 euro.

Il Premio Movie People al miglior contributo tecnico (10.000 euro in noleggi tecnici offerti da Movie People Milano-Roma) può invece essere assegnato o a un film del Concorso Internazionale o a uno del Concorso Prospettive.

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FUORI CONCORSO

Le proposte Fuori concorso di questa edizione:

Gli anni di Sara Fgaier accompagna le parole dell’omonimo romanzo di Annie Ernaux con le immagini in pellicola – pranzi, gite, vacanze in riva al mare – tratte dai film custoditi nel fondo di filmati familiari della Cineteca sarda, all’interno del progetto Re-Framing Home Movies.

Storia dal qui è il viaggio che Elena Mastropietro compie alle radici della propria storia famigliare: da Milano, dove i suoi si sono trasferiti negli anni Sessanta, ad Ascoli Satriano, in Puglia, un luogo di cui non conosce quasi nulla se non i racconti e i ricordi di altri. A cominciare da una bambina, Adele, conosciuta dalla regista nell’unico viaggio a sud fatto coi genitori quando era piccola.

Malo tempo di Tommaso Perfetti porta lo spettatore in casa di Luciano, nei giorni che scorrono tutti uguali di un ragazzo agli arresti domiciliari che fa passare la noia immaginando la sua vita appena sarà finalmente libero di lasciare le quattro mura domestiche che sono la casa dei suoi genitori.

In Città giardino di Marco Piccaredda seguiamo le storie di sei adolescenti africani rimasti bloccati nell’assolata estate siciliana nel centro per immigrati che dà il titolo al film, nell’attesa disperata di un visto che non arriverà mai. Sotto lo sguardo di un anziano guardiano incaricato alla loro supervisione, i ragazzi mangiano, dormono, scrutano il loro cellulare in una sorta di ritualità ipnotica.

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CONCORSO PROSPETTIVE

La sezione Prospettive vuole essere un laboratorio di idee, un momento d’incontro e di scontro tra visioni e punti di vista desiderosi di mettersi in gioco, uno spazio che immaginiamo capace di stimolare riflessioni e provocazioni.

Più che tracciare coordinate, qui si prova a mappare in 11 titoli (quasi tutti in prima assoluta) quello che si agita nel cinema indipendente italiano under 35. Ciò che caratterizza la sezione è una propensione all’azzardo che si esprime, innanzitutto, attraverso un’estrema varietà di formati e una tensione verso forme testuali aperte e flessibili che si rivolgono con disinvoltura alle contaminazioni con le altre espressioni visive.

Il cinema non è più là dove l’avevamo trovato; del resto il reale non aspetta e la maniera di rappresentarlo non è mai data ma occorre di continuo inventarla, costruirla. Per questo il cinema, come dice Jean-Luc Godard, è un “paese in più” sulla carta geografica del mondo. Un paese che va ogni volta esplorato daccapo. Il concorso Prospettive, composto quest’anno da 11 titoli quasi tutti in prima assoluta (più 3 fuori concorso), rappresenta nell’organigramma del festival una sorta di ricognitore: procede in testa, va in perlustrazione, setaccia zone poco battute, selvagge, come sono quelle delle produzioni indipendenti italiane under 35. Questo costringe a un continuo andirivieni, ma permette, edizione dopo edizione, di rivivere l’emozione dell’inizio che consiste nel veder nascere qualcosa che, un attimo prima, non esisteva (o non era mai stato visto).

Proseguendo lungo la suggestione godardiana potremmo quindi presentare la sezione di quest’anno come un viaggio che da un paesaggio quotidiano (dove però l’inferno si annida dietro la porta di casa), come quello che fa da sfondo a Un’estate a Milano di Demetrio Giacomelli, arriva, con Bajkonur – Terra di Andrea Sorini, fino nel cuore del Kazakistan, in un deserto lontano da tutto ma in compenso a un passo dall’universo. Tra questi due estremi troviamo, in Arkas di Alberto Tamburelli, la “terra desolata” di eliotiana memoria; barbari e arcaici apparati di confraternali in marcia pedinati da Andrea Corsini in Societas Mortis (fuori concorso); l’utopia realizzata nella periferia napoletana raccontata da Giovanni Linguiti in Lilliput (che poi è lo stesso contesto in cui si aggirano le “amazzoni” protagoniste di Uè Chica di Marie Audiffren). E ancora, con Il villaggio di Caterina Ferrari (fuori concorso), scopriamo che un’area di sosta, sperduta tra il nulla e l’addio, per qualcuno può addirittura rappresentare il posto dove tornare. Queste sono soltanto alcune delle tappe; molti altri i possibili percorsi (Giulia Savorani con La Statua, riflessione sulle immagini e sul loro utilizzo ispirata a un testo giovanile di Aldo Braibanti; la sofferta avventura dello spirito di Efeso di Alberto Baroni; Stefano Miraglia con Rodez, studio sul colore, sulla ripetizione e sullo sfarfallio della luce composto da 292 fotografie; con LXXI, gioie e disincanta menti di una scrittrice che attraverso la macchina da presa di Carlo Galbiati si ritrova coinvolta nella complessa dinamica dell’auto-ritrarsi; Camilla Salvatori con 20 settembre, racconto sull’umanità vista come fosse un unico organismo onnicomprensivo; Caterina E. Shanta con A History about Silence, il ricordo di una vicenda quasi cancellata della nostra Storia, la sorte toccata ai soldati dell’esercito italiano fatti prigionieri dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre, che si rifiutarono di giurare fedeltà alla Germania e alla Repubblica di Salò; Loris Giuseppe Nese con Quelle brutte cose (fuori concorso), gruppo di famiglia in un interno di incomunicabilità, tra tv accesa, caffè che bolle e impossibilità di trovare il proprio posto nel mondo. Per noi (e ci auguriamo anche per voi) Prospettive vuol dire porre l’attenzione su ciò che non smette di ritornare sotto forma di “prima volta”, seguire ipotesi di film, magari ancora di là a venire; accompagnare i loro primi passi, capire ciò che tentano di dire.

La giuria di Prospettive è composta interamente da giovani ma già affermati registi del cinema del reale: Chiara Brambilla (Divine), Enrico Maisto (La convocazione) e Riccardo Palladino (Il monte delle formiche).

I Premi del Concorso Prospettive sono: 1.000 euro per il primo premio e 500 euro al secondo classificato.

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CARTA BIANCA A LUCA GUADAGNINO

Filmmaker e CSC – Cineteca nazionale presentano Carta bianca a Luca Guadagnino.

Il più internazionale dei nostri autori contemporanei, Luca Guadagnino, torna alle origini della propria “formazione” (non solo cinematografica) con una Carta bianca sorprendente, dedicata a Roberto Rossellini e Peter Del Monte, che è anche un viaggio indietro nel tempo alle prime esperienze da spettatore “vorace ma sporadico”: l’incontro, a 10 anni, con il “conturbante” Piso Pisello di Del Monte, poi la scoperta, a 14, di Viaggio in Italia, film già mitico prima ancora di essere visto perché “mediato”, quindi la riflessione sull’immanenza del fantastico nella realtà, sul cinema come linguaggio e non mera illustrazione di una sceneggiatura.

Un confronto che da un lato rende omaggio a un autore oggi “ai margini” (per non dire rimosso) come Del Monte, e dall’altro vuole “rivitalizzare” alla luce di un confronto la lettura critica di Rossellini, spesso troppo ingabbiato nello status di “padre del cinema moderno” per essere letto, e riletto, con la mente libera da codificazioni già sedimentate.

I film in programma:

Roberto Rossellini: Europa 51 (1952); Viaggio in Italia (1954); La Paura (1954)

Peter Del Monte: Piso pisello (1981); Piccoli fuochi (1985); Compagna di viaggio (1996)

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FUORI FORMATO

Fuori formato già dal titolo, il primo lungometraggio dell’austriaco Johann Lurf (omaggiato a Filmmaker nel 2015) ha per nome non una parola, Star, ma un simbolo, : ognuno può pronunciarlo nella propria lingua, così come il cielo stellato, unico protagonista di questa avventura sensoriale, è uno solo sopra le nostre teste eppure sempre diverso negli occhi di chi guarda. La durata attuale di 100 minuti è provvisoria: include estratti da più di 550 film che Lurf è riuscito a ottenere in qualità adeguata alla proiezione, ma avendo finora rintracciato più di 2.400 titoli in cui sia presente almeno un’inquadratura del cielo stellato (e questo soltanto: senza nuvole, luna, orizzonte, astronavi o altri oggetti), il progetto è destinato ad espandersi come l’universo a cui guarda. Un’ossessione cominciata con la visione del cielo stellato in Stromboli di Rossellini che conduce l’autore tra l’ambientazione delle scene, le modalità di realizzazione, gli stati d’animo associati alla volta celeste.

Con due programmi in collaborazione con il Film Museum di Vienna, che vanno sotto il titolo di “Sorry. It had to be done!”, il festival omaggia Kurt Kren, uno dei più grandi filmmaker del secolo scorso, pioniere riconosciuto del cinema d’avanguardia del secondo dopoguerra, autore di un’opera che fa coincidere gli estremi – astrazione sistematica e tumulto esistenziale, matematica e punk – e li riversa su pellicola.

Per primo, a fine anni Cinquanta – contemporaneamente al connazionale Peter Kubelka e in anticipo di un decennio su ogni altro – aveva sfidato qualsiasi concezione narrativa, espressiva e rappresentativa del cinema in favore di un approccio radicalmente materialista, fondato sull’idea che il film, prima di rappresentare alcunché, dovesse rappresentare se stesso: una striscia di pellicola composta di fotogrammi, da smontare e rimontare, senza riprodurre una percezione “naturale”, ma costruendone una nuova negli occhi di chi guarda, dove l’oggetto non è semplicemente dato a vedere, ma lo stesso processo di visione diventa oggetto. Insomma gettò le basi per ciò che si sarebbe poi definito “cinema strutturale”. Se Kubelka realizzò una manciata di opere cruciali per dedicarsi ad altre attività, tra cui la storicizzazione di se stesso, Kren, nella famiglia sperimentale, più che un padre fondatore sembra uno zio strambo, un guastatore metodico e irrequieto, che ha lasciato tracce discontinue quanto indelebili, film cesellati con la minuzia di un gioielliere e smembrati con la risolutezza di un macellaio.

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FILMMAKER MODERNS

Dopo Ornette: Made in America, presentato lo scorso anno, l’indagine sul cinema di Shirley Clarke prosegue con Portrait of Jason, uno dei suoi film allo stesso tempo più fortunati (per Ingmar Bergman “il più straordinario che abbia mai visto”) e più maledetti (a lungo si è creduto che i materiali originali fossero andati perduti): potente e trasgressivo, è il frutto di dodici ore di girato consecutive che ritraggono l’unico e solo Jason Holliday mentre si racconta, canta, si traveste. Il ritratto di un uomo straordinario, affascinante e torturato, insieme esilarante e straziante. Un caposaldo del cinema gay e underground.

Francesco Ballo Files

Francesco Ballo (Milano, 1950) è stato docente di Storia del Cinema e del Video all’Accademia di Belle Arti di Brera. È studioso e filmmaker. Filmmaker presenta gli ultimi recentissimi lavori inediti: Alle origini, Viaggio nell’entroterra, La calamita, La cometa cadente e la quinta raccolta dei suoi Esperimenti.

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FILMMAKER OFF

ZUMZA!, la performance di Filmmaker Off nasce dall’incontro tra due realtà milanesi cresciute al di fuori dei circuiti commerciali: Zuma è un festival musicale che da due anni si tiene a Cascinet, una cascina alle porte di Milano, una impresa collettiva dedicata a “musica, amore e psichedelia”.

UnzaLab è un laboratorio indipendente dedicato alla promozione attiva del cinema analogico. A Filmmaker verrà presentata una performance per due proiettori 16mm e due proiettori carousel per diapositive 35mm che vedrà coinvolti xyz, musicisti dediti alla sperimentazione e all’improvvisazione.

FILMMAKER è sostenuto da Comune di Milano, Regione Lombardia, Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la collaborazione di Fondazione Cariplo, Forum Austriaco di Cultura, Goethe-Institut Mailand, Institut français Milano.

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I LUOGHI DEL FESTIVAL

Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2

Arcobaleno FilmCenter, Viale Tunisia 11

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TICKETS

Biglietto ingresso: euro 7,50

Abbonamento intero: euro 30 | Abbonamento ridotto: euro 25

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INFO

Associazione Filmmaker

Tel. 02 3313411 – segreteria@filmmakerfest.org

www.filmmakerfest.com

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Twitter: filmmaker_fest

Hashtag: #Filmmakerfest

Instagram: @filmmakerfest

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