The Deep Blue Sea

Al Teatro Argentina di Roma fino al 2 dicembre 2018

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The Deep Blue Sea
Foto di A. Camerlingo

Quest’opera del 1952 del drammaturgo Terence Rattigan stigmatizza la condizione di fragilità di una donna che naufraga nel mare magnum dell’egocentrismo maschile, che nell’Inghilterra degli anni ’50 risultava aggravata anche sotto il profilo sociale.

Hester è una donna che ama troppo e Freddie è un giovane uomo sordo alle emozioni. Tra loro, il marito comprensivo e pronto a offrire un sentimento rassicurante, ma tedioso.

Nell’arco di una giornata si svolge l’intera vicenda, dal gesto disperato alla consapevolezza della fine di un amore.

Hester viene rinvenuta a terra priva di sensi dai vicini, palesemente a causa di un tentato suicidio. Si cerca di avvertire il marito che si scoprirà essere sir William Collyer, giudice dell’Alta Corte di Giustizia, ma la donna vive nell’appartamento con Freddie Page, giovane ex pilota con la mente turbata dai ricordi della guerra, che dedica il suo tempo al golf e all’alcool. Per lui ha abbandonato la sua quieta vita borghese, travolta da una passione che le sconvolgerà la vita. È la mattina del suo compleanno e lui è assente, non si è ricordato nemmeno di farle gli auguri. Hester precipita in un abisso di solitudine, la differenza di età, di censo e di sentimenti li allontana sempre più. Ha sacrificato rispettabilità e benessere a un uomo disamorato, logorroico egoista, esaltato dai successi sportivi e squattrinato che la deride davanti a un amico quando trova per caso il biglietto d’addio che lei gli ha scritto prima di mettere in atto il suo gesto disperato. Ricevuta nel pomeriggio una proposta come collaudatore di aerei in South Carolina, la abbandona con noncuranza, irrimediabilmente alieno dalla compassione.

Sir William è uomo di sani principi, innamorato della moglie che tenta di tutelare dagli effetti nefasti di una scelta che ritiene sconsiderata, pronto a offrirle la possibilità di tornare a vivere insieme.

Hester non accetta accomodamenti di facciata, non vuole essere un bell’oggetto da esibire. Ha conosciuto la passione e non si rassegna alla noia dorata. Imparerà a guardare avanti, malinconicamente, accettando le conseguenze dell’amore.

Il signor Miller, medico radiato dall’albo che l’ha soccorsa, le toccherà il cuore raccontando le sue vicissitudini in una società che lo emargina.

La sera sul campo restano tre vittime, ma Hester può scegliere. E sceglie la libertà.

I protagonisti assecondano la regia di Luca Zingaretti, che fa emergere il lato oscuro di ciascuno come l’instabilità emotiva di Hester, l’incoercibile egoismo di Freddie e il patinato perbenismo di William. “È il ritratto di una donna che per amore mette in gioco se stessa, una formidabile figura femminile da raccontare – commenta Luca Zingaretti – Le donne sono più interessate alle cose della vita, più curiose, più colte. […] Non si tratta di scegliere chi ha torto e chi ha ragione, ma di chiedersi: cosa avrei fatto io al suo posto? Che cosa succede se ci si innamora della persona sbagliata?”

Luisa Ranieri, che torna al teatro dopo anni diretta dal marito, è una dolente Hester che catalizza con bellezza e sensualità innate, eroina di un amore totalizzante che la porta oltre il rispetto di sé. Alessia Giuliani, Flavio Furno, Maddalena Amorini, Aldo Ottobrino, Luciano Scarpa, Giovanni Anzaldo e Giovanni Serratore sono gli altri convincenti interpreti.

Le scene di un interno londinese con due ampie vetrate su un giardino sono di Carmelo Giammello, i costumi d’epoca di Chiara Ferrantini, le luci di Pietro Sperduti, le musiche che sottolineano di passaggi cruciali di Manù Bandettini.

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