Il Jesus Christ “immortale”. Ted Neeley incanta nuovamente Roma

In scena al Teatro Sistina di Roma fino al 16 dicembre 2018

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jesus christ superstar
Foto di Margot De Heide

La star, o meglio Superstar, Ted Neeley continua a calcare i palcoscenici europei e recentemente anche italiani nel ruolo che lo rese famoso nel lontano 1973 grazie all’omonimo film di Norman Jewison. Jesus Christ Superstar, nato dal genio degli astri del musical Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, prodotto da Peep Arrow Entertainment e dallo stesso Teatro Sistina, in questa versione porta la firma registica di Massimo Romeo Piparo, uno dei nomi più importanti del panorama del musical italiano.

Il potere evocativo dell’immagine, è questa la prima cosa che balza all’occhio. Un palcoscenico semirotante contenente la band dal vivo diretta dal Maestro Emanuele Friello, un grande schermo sul quale vengono proiettate immagini ambientali che sostituiscono la scenografia, assente ad eccezione di pochi elementi, una serie di colonne realistiche solo a metà, una scalinata laterale e una serie di performer dai variopinti abiti e trucchi forse un po’ troppo marcati che rischiano di essere fuori contesto. Per oltre due ore i protagonisti si avvicendano cantando gli ultimi giorni della vita di Jesus, descritti dalle parole e dalla musica eseguita magistralmente.

Ted è un interprete molto delicato, sensibile e dalla forte potenza vocale ancora oggi nonostante l’età, maestro della scena soprattutto nella struggente Why I should die?, alla quale non per altro seguono lunghi e scroscianti applausi. Simona Di Stefano interpreta una dolce Maddalena, distinguendosi soprattutto dal punto di vista vocale, mentre non convince affatto il giovane Nick Maia nei panni di Giuda, forse un po’ acerbo vocalmente e scenicamente per un ruolo così importante. Fra gli altri invece, molto efficace risulta la carica di forte presenza e piena aderenza al personaggio di Pilato da parte di Andrea Di Persio.

Le scene corali restituiscono la forza delle liriche e degli argomenti del musical attraverso alcune risoluzioni sceniche che, al contrario di quelle che ammiccano allo spettatore, rendono visivamente simbolici determinati passaggi, come ad esempio la ragnatela che sembra avviluppare irrimediabilmente Giuda subito dopo il tradimento in un escalation di sensi di colpa che lo porteranno all’inevitabile morte, personificata da scure e macabre figure sui trampoli che obnubilano definitivamente la sua mente.

Nel complesso una messa in scena riuscita, nonostante qualche scivolata nel “popolare” attinto dall’immaginario collettivo. Ted è il punto forte del musical, Piparo ne è perfettamente cosciente e ne fa (giustamente) una vera e propria Superstar.

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