Le fiabe nere di Tim Burton nell’emozionante tributo della Spleen Orchestra

Andato in scena al Parioli Theatre Club, Roma

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Spleen OrchestraThe Spleen Orchestra”, la “tribute band” nata nel 2009 dalla passione del pianista-compositore Silvano Spleen per il cinema di Timothy Walter Burton, porta in giro, con successo, per tutta Italia un progetto musicale e teatrale ispirato ai capolavori dell’eccentrico e geniale regista di “Beetlejuice”, disegnatore e sceneggiatore statunitense, autore di poetici e tenebrosi cine-fumettoni quali: “Nightmare Before Christmas” “La fabbrica di cioccolato” “Il pianeta delle scimmie” “Edward mani di forbice” “La sposa cadavere” “Alice in Wonderland” “Batman”.

Gli 8 elementi della band danno vita a uno spettacolo a metà tra il musical e il concerto che lascia spazio a una profonda teatralità, grazie a un suggestivo allestimento scenico, con trucchi, costumi e scenografia ben curati, che evocano con sfumature da trip psichedelico mondi bizzarri e fantasiosi, che portano con sé lo stupore e l’incanto delle favole. E nel rapporto che queste favole intrattengono con la realtà c’è tutta la visione dell’universo artistico di Burton, applicato all’intero catalogo dei suoi temi preferiti: il circo, il personaggio deforme con problemi a farsi accettare dalla società, il bambino solitario e sognatore e il pessimo rapporto con le figure adulte, ma anche il défilé di fantasmi, vampiri e scheletri, che riescono a rendere il mondo dei morti persino più vivace di quello dei vivi.

Provocazioni di humour macabro e messinscene farsesche rese alla perfezione grazie ai virtuosismi vocali dello straordinario Moreno “Sguangia” Teriaca, di Emily Van Dark  e del poeta Paolo Agrati, artisti talentuosi che, nel gioco di travestimento vocale, animano sapientemente, affiancati da ottimi musicisti, una scena di gusto gotico, con lo scorrere sullo sfondo dei video curati da Alice Zaninetti proiettati per seguire le storie raccontate attraverso le canzoni.

Durante lo show si possono ascoltare brani strumentali blues e jazz, ma anche di stampo rock, o ballate nostalgiche come la “Canzone di Sally” o “Big Eyes”, tratti dalle musiche originali di Danny Elfman, compositore delle colonne sonore dei film, abile nel creare con generi musicali diversi l’universo grottesco e dark burtoniano.

Insomma una specie di “greatest hits” commentato, in cui gli ingredienti della ricetta poetica si amalgamano con la melanconia del regista, facendo rivivere le atmosfere di film famosi che ci hanno accompagnati fin da quando eravamo adolescenti, con uno stile ben riconoscibile, una poetica dichiarata e mai tradita.

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