lunedì, Febbraio 26, 2024

Area Riservata

HomeMonologoBergonzoni “trascende e sale” il pubblico del Genovese

Bergonzoni “trascende e sale” il pubblico del Genovese

In scena fino al 19 gennaio 2019 al Politeama Genovese, Genova

Alessandro Bergonzonidi Alessandro Bergonzoni
scene Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni, Riccardo Rodolfi

——

La quindicesima opera teatrale di Alessandro Bergonzoni si apre con un palco seminudo: un trabattello è posto sul lato destro della scena e l’attore, collocato sulla sua sommità, cammina avanti e indietro mostrando solo i grandi piedi, calzati da bianche scarpe bizzarre. Da quella posizione privilegiata e sopraelevata osserva l’umanità: da qui può cominciare il vortice funambolico di giochi linguistici con cui costruisce storie e personaggi, solo in apparenza slegati dalla nostra realtà. Le risate sgorgano da subito fragorose, dal momento in cui il pubblico riconosce lo stile unico della comicità dell’autore bolognese. A tratti appare difficile cogliere appieno ogni singola battuta nello scorrere impetuoso dei motti e dei doppi sensi, tra le gag e le freddure; infatti si sta ancora ridendo di una mentre l’altra è subito infilata, a tradimento.

Alcune battute, davvero gustose e intelligenti, fanno scaturire risate spontanee e molto abbondanti; altre, pur rispolverate da vecchi repertori, suscitano ugualmente un sorriso o una risata, soprattutto per la modalità con cui vengono raccontate, genuina e coinvolgente. Gelano, invece, stridendo in mezzo alle altre, quelle legate ai temi più complessi e delicati della nostra realtà: immigrazione, violenza sulle categorie più deboli e abusi di potere.

Viene da chiedersi se la volontà del comico sia quella di interrompere bruscamente lo scroscio di risa, sferzare le coscienze assopite e distratte dalla stessa ilarità, mostrando a tradimento quelle storture del mondo contemporaneo, quei problemi che sussistono e, forse, sono troppo importanti per essere taciuti ma troppo grandi per essere davvero affrontati in questa sede.

A questo proposito lo scrittore sostiene come trasalire soltanto dinnanzi ai casi della cronaca non basti: è necessario trascendere, cominciare a passare a un’altra dimensione pur senza dimenticare il presente e la realtà. Dopo il Teatro del Rinascimento abbiamo bisogno di un Teatro del Risarcimento, che risarcisca questa umanità viva che preme da tutte le parti e che l’autore, con gesti plateali, invita a più riprese, durante lo spettacolo, a uscire sul palco per mostrarsi. Un teatro che proponga nuovamente la rivoluzione del pensiero: siamo sommersi da una marea di domande e inchieste ma qual è l’inchiesto? Quali sono le domande e le istanze di cui vogliamo davvero farci portatori?

Attorno al palco non ci sono delle quinte, ma delle quintessenze che racchiudono dei semi-nascosti: in pieno stile Bergonzoni non qualcosa o qualcuno celato parzialmente ma dei semi coperti da un fresco strato di terra in attesa di essere innaffiati, curati e fatti germogliare al sole.

Lo spettacolo si dipana poi con l’attore che discende da questa struttura precaria e allo stesso tempo imprigionante per arrivare davanti al pubblico e narrare un’umanità grottesca, surreale ma assolutamente autentica. Storie di matrimoni, vicende familiari, premonizioni catastrofiche tratte dal grande libro della vita ma soprattutto della morte si alternano a canti onomatopeici e persino a un inno dei barbieri. Si giunge all’atto finale, in cui il comico si nasconde ancora (sono ancora i piedi che attirano la nostra attenzione!) per una strampalata richiesta di riscatto dove è l’uomo stesso a doversi riscattare, a costo di cedere anche alle più assurde richieste.

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Most Popular