Domenico Nordio e i Solisti de laVerdi in concerto

Il 20 gennaio, ore 11, al M.A.C., Milano

0
331
Domenico Nordio
Foto di Paolo Dalprato

Franz Schubert Quartetto per archi n. 12 in Do minore D 703

Franz Schubert Quintetto per archi in Do maggiore op. 163 D 956

I Solisti de laVerdi

Violino I Domenico Nordio

Violino II Luca Santaniello

Viola Miho Yamagishi

Violoncello Mario Shirai Grigolato

Violoncello Giovanni Marziliano

——-

E’ Franz Schubert il nuovo protagonista del Concerto da Camera della domenica mattina de laVerdi al MAC (Piazza Tito Lucrezio Caro, 1). A proporre il suo Quartetto per archi n. 12 in Do minore D 703 e il Quintetto per archi in Do maggiore op. 163 D 956 sarà il violinista Domenico Nordio, artista residente de laVerdi che salirà sul palco insieme a quattro prime parti dell’Orchestra Verdi: Luca Santiello (violino) Miho Yamagishi (viola) Mario Shirai Grigolato e Giovanni Marziliano (violoncello).

Fin dalla prima giovinezza Franz Schubert (1797 – 1828) studiò attentamente la musica per quartetto di Mozart e Beethoven, che divennero in seguito i suoi modelli.

Alla drammaticità del Quartettsatz in do minore, scritto nel dicembre del 1820 (una delle tante composizioni di Schubert rimaste incompiute) si contrappone la poesia del Quintetto per archi in do maggiore D.956 ultimato a poche settimane dalla morte del grande compositore austriaco. L’appuntamento è per domenica 20 gennaio alle ore 11.00.

La sede dei concerti è il M.A.C. in piazza Tito Lucrezio Caro, 1. Milano.

I Biglietti (euro 20,00/10,00) si possono acquistare nei giorni precedenti in Auditorium oppure, la mattina stessa del concerto, direttamente al M.A.C.

info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar/dom, ore 10.00/19.00, tel. 02.83389401; on line: www.laverdi.org o www.vivaticket.it).

——-

Programma

Quartetto per archi n. 12 in do minore, D. 703 “Quartettsatz”

Pur se incompleto, il Quartetto in do minore (più esattamente Quartettsatz, cioè “movimento di quartetto”) costituisce una tappa evolutiva nella produzione musicale del grande compositore austriaco, tra i Quartetti giovanili e i grandi capolavori degli anni 1824-26. Accingendosi a comporlo, nel dicembre del 1820, il ventitreenne Schubert tornava a un genere al quale si era dedicato già molte volte, ma che aveva lasciato ormai da quattro anni, con il Quartetto in mi maggiore D. 353 del 1816. Portato a termine il primo movimento, Allegro assai, e quarantuno battute del secondo, un Andante in la bemolle maggiore, Schubert lasciò nuovamente il genere del quartetto per più di tre anni: vi sarebbe tornato solo all’inizio del 1824 con il Quartetto in la minore D. 804 e il Quartetto in re minore “Der Tod und das Mädchen” (“La morte e la fanciulla”) D. 810 e poi ancora, per l’ultima volta, nel 1826, con il Quartetto in sol maggiore D. 887. Anche se incompleto il Quartettsatz in do minore ha una sua precisa efficacia espressiva e c’è soltanto da rammaricarsi che l’autore non sia andato oltre le prime quattro misure del successivo tempo Adagio. Lo stesso destino della Sinfonia “Incompiuta”, momento altissimo dell’invenzione schubertiana.

——-

Quintetto per archi in Do maggiore op. 163 D 956

Il Quintetto D.956 è, insieme all’Ottetto D.803, l’opera cameristica più estesa di Schubert. Ultimato a poche settimane dalla morte ed eseguito per la prima volta a Vienna il 17 novembre 1850, è anche il suggello della produzione da camera del compositore che così scriveva a Probst il 2 ottobre 1828: “Ho messo in musica alcune poesie di Heine e ho finalmente terminato un quintetto per due violini, viola e due violoncelli”. La formazione scelta è particolarissima: non più un quartetto tradizionale con l’aggiunta di una viola come accade con Mozart o Beethoven, ma il raddoppio al basso del violoncello. La scelta dei due violoncelli consente una contrapposizione espressiva fra gli strumenti ed è proprio da questo abilissimo gioco che scaturisce con naturalezza la complessità del contenuto musicale del brano. Il Quintetto in do maggiore è universalmente considerato il capolavoro strumentale di Schubert e una sorta di testamento spirituale, oltre che la sua composizione più astratta e “metafisica” con una concezione orchestrale più che cameristica.

——-

Biografie

Domenico Nordio. Violino

Domenico Nordio è uno dei musicisti più acclamati del nostro tempo. Si è esibito nelle sale più prestigiose del mondo (Carnegie Hall di New York, Salle Pleyel di Parigi, Teatro alla Scala di Milano, Barbican Center di Londra, Suntory Hall di Tokyo), con le maggiori orchestre, tra le quali la London Symphony, la National de France, l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, l’Orchestre de la Suisse Romande, l’Orchestra Borusan di Istanbul, l’Enescu Philharmonic, la Simon Bolivar di Caracas, la Nazionale della RAI, la SWR Sinfonieorchester di Stoccarda, la Moscow State Symphony e con direttori quali Flor, Steinberg, Casadesus, Luisi, Lazarev, Aykal. I suoi ultimi tour internazionali lo hanno visto impegnato, tra l’altro, alla Sala Grande della Filarmonica di San Pietroburgo, al Concertgebouw di Amsterdam, alla Filarmonica Enescu di Bucarest, al Teatro Municipal di Rio de Janeiro, al Teatro Colon di Buenos Aires, alla Sala Tchaikovskij di Mosca, al Zorlu Center di Istanbul, all’Auditorium di Milano, alla Filarmonica di Kiev, nella Sala San Paolo di São Paulo, nella Sala Nezahualcóyotl di Città del Messico, al Teatro Solis di Montevideo, nella Sala Simon Bolivar di Caracas, all’Auditorium RAI di Torino.

Domenico Nordio è un artista Sony Classical. I suoi ultimi CD includono Respighi e Dallapiccola con Muhai Tang e la Filarmonica Toscanini di Parma (pubblicato a livello internazionale a Marzo 2013), Castelnuovo Tedesco e Casella con l’Orchestra della Svizzera Italiana e Tito Ceccherini (pubblicato a livello internazionale a Gennaio 2015), Busoni e Malipiero con l’Orchestra Verdi di Milano e Tito Ceccherini (pubblicato a livello internazionale nel 2018).

Allievo di Corrado Romano e di Michèle Auclair, nato a Venezia nel 1971, ex bambino prodigio (ha tenuto il suo primo recital a dieci anni), Domenico Nordio ha vinto a sedici anni il Concorso Internazionale “Viotti” di Vercelli con il leggendario Yehudy Menuhin Presidente di Giuria. Dopo le affermazioni ai Concorsi Thibaud di Parigi, Sigall di Viña del Mar e Francescatti di Marsiglia, il Gran Premio dell’Eurovisione ottenuto nel 1988 lo ha lanciato alla carriera internazionale: Nordio è l’unico vincitore italiano nella storia del Concorso.

Dal 2017 è Artista Residente dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi.

LEAVE A REPLY