Serrature

Andato in scena al Teatro di Rifredi di Firenze

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Alessandro Riccio

scritto e diretto da Alessandro Riccio

con: Alessandro Riccio, Amerigo Fontani, Daniela D’Argenio Donati, Piera Dabizzi, Francesco Gabbrielli, Vieri Raddi

costumi: Daniela Ortolani

luci: Lorenzo Girolami

aiuto regia: Amina Contin

scenografia: Carlotta Busignani

Atto unico

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Mai come in questo periodo storico e sociale l’uomo si sente in dovere di mostrarsi come perfetta incarnazione dei modelli e delle icone generate dell’odierna società: dimostrare al mondo la propria forza, la propria indistruttibilità, la propria sicurezza, la propria leadership, la netta superiorità rispetto a qualcun altro, mettendo in evidenza il proprio essere speciali in confronto alla banalità della massa. Così si sente ed appare a tutti Giulio Spadon, come un supereroe: marito amorevole, architetto di grido, amico sempre presente, sostenitore. Non è mai domo, sempre “Alla grande!”. Ma come per Alessandro Riccio è fisicamente duro e faticoso saltellare in su e giù per il palcoscenico inseguendo i flash di luce che illuminano il susseguirsi delle scene e dei personaggi, altrettanto lo è, psicologicamente, per Giulio, il quale pian piano si sente avvampare da una sensazione di soffocamento, preda degli “altri sè” che tentano di impossessarsene e di comandarlo, incapace di comprendersi e di reagire.

La comicità di “Serrature”, pur mantenendo quella genuina ilarità che contraddistingue da sempre le opere di Riccio, si trasforma in un’analisi introspettiva dei meccanismi e delle pulsioni che si accendono nella nostra mente; anche lo spettatore si sente chiamato in causa, costretto a domandarsi come “funzioniamo” in quel fantastico labirinto in cui ha sede la nostra personalità, cosa si impossessa di noi quando il cervello si spegne ed emerge quel lato selvaggio al quale non rinunciamo mai del tutto.

Barcamenandosi tra i doveri ed il vero “Io”, tra la voglia di perfezione e la meravigliosa gioia della libertà naturale dell’animo, il protagonista esplode in una crisi che lascia in uno statico “allibimento” i compagni di scena ed in un’estasi di risate il pubblico che quasi non riesce a stare dietro ai gesti, agli scatti, ai movimenti, all’energia che divampa quando le maschere crollano e Giulio si arrende alla belva che è in lui.

Un fantastico Alessandro Riccio quindi, che ci sorprende un’altra volta, con un lavoro meticolosamente approfondito nei dettagli con cura ed attenzione ed uno studio psico-fisico dei personaggi che, con le loro personali manie e problematiche creano una perfetta struttura artistica: accanto a lui sul palco, cercando di stargli dietro al meglio (per quanto possibile), Francesco Gabbrielli, Amerigo Fontani, Daniela D’Argenio Donati, Piera Dabizzi e Vieri Raddi.

La chiusura, affidata alle parole di Gabriele D’Annunzio, è un dolce invito alla positività, alla presa di consapevolezza delle proprie debolezze ma anche della forza che risiede nel “Sé”: l’uomo non è indistruttibile e nessuno può vivere una vita da supereroe, ma è necessario lottare ogni giorno per costruire e riparare se stessi.

Noi auguriamo ad Alessandro Riccio che la costruzione di se stesso sia infinita, affinché continui a regalarci grandi storie, grandi performance, grandi momenti di spettacolo come questo per ancora molti anni a venire.

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