Bruckner l’ottimista

Marc Albrecht dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala per la Stagione Sinfonica del 2019

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BrucknerDomenica 17 Febbraio, Teatro alla Scala

A. Bruckner | Te Deum, per soli, coro e orchestra

soprano | Tamara Wilson

mezzosoprano | Judit Kutasi

tenore | Peter Sonn

basso | Sebastian Pilgrim

***

A. Bruckner | Sinfonia n.4 in mi bemolle maggiore, „Romantische“

direttore | Marc Albrecht

direttore del coro | Bruno Casoni

Orchestra e coro del Teatro alla Scala

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Ogni volta rimango colpito dalla biografia di Bruckner.

Se gli sceneggiatori americani di serie televisive o film fossero un poco meno americano-centrici troverebbero nelle pieghe della sua vita una storia di fallimenti e di continue e faticose risalite.

Un uomo che contro il parere di molti (ancora oggi, persino fra i professionisti musicali) continuò a fare musica fino ad entrare nel Pantheon dei compositori di riferimento.

Fosse nato a New York invece che a Vienna sarebbe probabilmente considerato un modello americano di self-made man.

Non stupisce, conoscendo questo background biografico, che le opere di Bruckner siano monolitici blocchi marmorei scolpiti, cesellati e poi, una volta mostrati al pubblico e malignamente (ma alcune volte anche giustamente) criticati, nuovamente lavorati e levigati.

Sinfonie più granitiche di quelle dei predecessori, lungamente lavorate ma senza quell’universo di soggetti delle composizioni di Mahler.

Perché questo preambolo?

Per parlare del concerto di Marc Albrecht, il quale sostituendo il debilitato Christoph von Dohnanyi, ha diretto l’Orchestra e il Coro del Teatro alla Scala in un programma monografico su Bruckner, preferendo la Quarta Sinfonia all’originale Nona come da calendario.

Quella che poteva essere una cena dalle numerose portate, si è rivelato invece un piacevolissimo antipasto.

Il Te deum con il suo inizio in medias res, ha ripreso le fila di un discorso sospeso in aria da qualcun altro, innalzando un muro (almeno in questo caso metaforico) sonoro e canoro contro cui il pubblico immediatamente si è scontrato.

Come è tipico dell’architettura bruckneriana, questa struttura continua a sgretolarsi e a riaggregarsi e solo parzialmente i soli del coro (in questa produzione Tamara Wilson, Judit Kutasi, Peter Sonn e Sebastian Pilgrim) agevolano l’ascoltatore in queste transizioni.

Buono il coro della Scala, preparato da Bruno Casoni, ottima la coesione del gruppo dei soli non mantenuta però nelle parti di solo, soprattutto per le voci maschili.

Eccellenti i soli del primo violino Laura Marzadori.

A seguire la Quarta sinfonia, recentemente diretta da Daniele Gatti con la Filarmonica (https://www.teatrionline.com/2018/03/la-scala-a-luce-accesa/).

Ciò che spicca della direzione di Albrecht, e per questo va a lui il mio personalissimo plauso, è la visione costantemente positiva, forse lontana dalla prassi collegata generalmente a Bruckner ma dall’effetto musicale coinvolgente. In quest’ottica il direttore sacrifica certe precisioni di insieme (gli attacchi degli ottoni, qualche omoritmia poco curata) per lavorare sui dettagli, sul volume delle voci e delle melodie interne in un discorso che nonostante l’ora di musica scritta è sembrata un piacevole simposio più che un solonico editto al pubblico.

Prossimo impegno stagionale (dal 28 febbraio), direzione di Riccardo Chailly, il ritorno a Mahler che ha contraddistinto la programmazione scaligera di questi ultimi mesi

 

 

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