Simona Cavallari e Ettore Bassi in un intrigante testo di Florian Zeller

Al Teatro La Contrada di Trieste è in scena “Mi amavi ancora”, dal 22 al 27 febbraio 2019

0
616

Mi amavi ancoraIl sipario si apre su una scenografia apparentemente essenziale del salotto di una casa francese in cui una donna, Anne, vive da pochi giorni un lutto enorme: la perdita del marito morto a causa di un incidente d’auto. Semplice, lineare, quasi banale, all’inizio, il testo che si snoda man mano con il palesarsi dei dubbi della vedova che dopo quasi venti anni di matrimonio sembra non conoscere le vere pieghe della personalità del marito. Poi, la struttura tutta si svela e si apprezza la bellezza e la caratterizzazione psicologica del racconto. Nel tentativo di mettere a posto le carte di Pierre, scrittore e drammaturgo, Anne trova degli appunti per la stesura di una nuova commedia nei quali vi evince la storia di un uomo sposato, scrittore, innamorato di una giovane attrice. Dove la finzione immaginativa, l’estro, il genio, e dove la verità?

Di lì fratture interiori, incubi, strazi emotivi. Simona Cavallari rende questo personaggio amabilmente fragile, eppure determinato nel cercare di scoprire la verità. La scrittura è a volte un grande conforto, per chi ha la fortuna di farne un mestiere ma può diventare condanna? Ma la verità, semmai Anne la trovasse, le servirebbe a superare più velocemente il lutto? E l’amore ha una connotazione, delle regole già dettate da seguire, dei canoni che non si possono invertire? Lui, Pierre, è portato in scena da un bravo Ettore Bassi che regala al personaggio i silenzi e i gesti cadenzati dell’essere un “fantasma”. In una successione di flashback tra passato e presente si incastrano altri personaggi quale l’amico Daniel (Giancarlo Ratti) e la giovane presunta amante di Pierre (Malvina Ruggiano). Interessante la scenografia di Matteo Soltanto che si sviluppa su due piani, quello inferiore di salotto di casa e il superiore che si articola quale studio e luogo di incontri dello scrittore e la casa dell’attrice. Degna di nota la regia di Stefano Artissunch che ha calibrato ottimamente le variazioni di pathos a quelle si gioiosità. Sottilmente i momenti tra il prima e il dopo l’incidente si distinguono mediante i bei capelli della protagonista in quanto quando “ricorda” li porta legati alla nuca in modo disordinato e quando invece “vive” con il marito la chioma le scende fluente sulle spalle. Illusione, gioco, dubbio, rammarico, rimpianto, tanti sentimenti contrastanti rafforzati dal disegno luci e dalle cadenze dalla musica. Uno spettacolo intenso, pregnante nei molteplici significati, dolce ed amaro nello stesso tempo, capace di stimolare riflessioni e costruzioni mentali.

LEAVE A REPLY