Architettare le visioni

Indirizzare l’occhio dello spettatore e prevederne il comportamento: la scenografia per Margherita Palli

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Margherita Palli
Foto di Photo Francesco Maria Colombo

Nell’ambito di RETROSCENA, la serie di incontri degli studenti del DAMS di Torino con gli addetti ai lavori delle produzioni teatrali dello Stabile di Torino – Teatro Nazionale, mercoledì 20 marzo il Teatro Gobetti ha ospitato la scenografa di fama mondiale Margherita Palli.

Allieva di Gae Aulenti e collaboratrice di Luca Ronconi, per il quale ha ideato, progettato e realizzato 70 allestimenti scenici – tra opera e teatro, per le ultime stagioni Margherita ha firmato le scenografie di La cena delle beffe di Mario Martone, in scena alla Scala, e la produzione dello Stabile di Torino Il nome della rosa di Leo Muscato; al centro del suo lavoro, rivela Margherita, è il confronto continuo con i registi, una sinergia fondamentale per il successo di uno spettacolo: «Con Ronconi lo spazio nasceva sempre dal movimento degli attori».

Il suo modo di intendere la scenografia come un ambiente libero, progettabile intorno ai suoi occupanti, le è valsa la copertina del numero di luglio 2018 della rivista specializzata di The Scenographer (intitolato “Architect of Visions”); al gran quantitativo di allestimenti realizzati che vi si elencano possiamo aggiungere in questa sede una riflessione sulla concezione di una scenografia che sia “possibilista” rispetto alle esigenze dei figuranti, in contrapposizione a un rigido determinismo ambientale.

Non a caso, il suo lavoro come scenografa si estende ai musei e alle mostre, fino alla progettazione di ambienti, concependo la visività dello spazio come qualcosa che trascende l’arte scenica, pittorica e scultorea, andando a investire cinema e tv, spazi pubblici e gallerie commerciali (un modo di concepire la progettazione artistica e l’arte in senso lato che Margherita divulga presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, dove insegna come advisory leader di Scenografia).

Una sensibilità di questo tipo le ha permesso di collaborare con una nuova generazione di drammaturghi e registi: da Carmelo Rifici, con il quale ha realizzato Il Gabbiano, quindi la Ifigenia Liberata della scorsa stagione, a Valter Malosti, con cui aveva già collaborato per La Signorina Julie prima di accettare la sua sfida di disegnare gli spazi per Se questo è un uomo.

Margherita ammette che progettare la scenografia dello spettacolo, che debutterà in prima nazionale al Teatro Carignano il 23 aprile per l’interpretazione di Paolo Pierobon e la regia di Malosti, non è stato semplice: la tragedia dell’olocausto non può che inserirsi in uno spazio universale, effimero e totalizzante al tempo stesso: il confronto con la regia di Malosti si è quindi indirizzato verso la definizione di uno spazio della memoria, articolando la doppia concezione di uno spazio scenico che sia “luogo”, come depositario una narrazione che sia “storia”, “ricordo”.

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