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Il debutto di Lorenzo Viotti sul podio della stagione sinfonica della Filarmonica della Scala

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Sol Gabetta
Foto di G. Hanninen – Filarmonica della Scala

Lunedì 25 marzo, Teatro alla Scala

M. Ravel | Alborada del gracioso

E. Lalo | Concerto per violoncello e orchestra in re minore

R. Wagner | Tristan und Isolde Vorspiel und Liebestod

C. Debussy | La mer

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Direttore | Lorenzo Viotti

Violoncellista | Sol Gabetta

Filarmonica della Scala

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Macro e micro.

L’eterno dualismo fra la struttura e il dettaglio, fra l’unità musicale e la particella che illumina.

Spesso nell’arte l’intersezione di questi due mondi porta al capolavoro, il quadro che apprezzi da lontano ma che ti stupisce per il dettaglio visto da vicino.

Così nella musica, che pur vive su tempistiche lontane dalle botteghe artistiche, vede il differenziarsi fra chi lavora di fioretto e chi di sciabola.

Le scelte direttoriali di Viotti sono votate al dettaglio.

Come un pescatore di perle Viotti si getta in mezzo al mare orchestrale per cogliere un crescendo o un accento da uno strumento particolare. Un elemento che diventa ben chiaro ma perde, dato lo sforzo per estrarlo dal golfo musicale, la nitidezza del complessivo.

Certamente confrontarsi con un programma così articolato, ereditato solo in parte dall’assenza di Mirga Grazinyte-Tyla (era previsto Printemps di Debussy al posto di Ravel), non ha agevolato il direttore che pur amante di programmi fra fine Ottocento e Novecento, ha faticato nei passaggi d’animo fra un brano e l’altro.

Così i toni trionfalistici e spagnoleggianti del Ravel iniziale, ad orchestra piena, non hanno trovato naturale sfogo nel concerto solistico, improntato invece ad una sonorità quasi cameristica.

Solo dopo i primi due movimenti i volumi orchestrali si sono adattati a quelli della violoncellista Sol Gabetta, movimenti in cui Viotti ha scelto di cambiare in corso d’opera il proprio gesto per curare la precisione degli incisi orchestrali e non potendo intervenire più di tanto sul volume degli ottoni, particolarmente alto per tutta la serata.

Ottima l’intesa fra i due soprattutto nel finale dove la stessa solista ha incitato con lo sguardo Viotti ad incalzare l’accelerando finale.

Una buona performance, apparentemente apprezzata anche dalla solista che non ha però concesso alcun bis al pubblico che pur l’ha acclamata a lungo.

Di grande impatto il brano wagneriano in cui il buon controllo degli archi ha permesso una lettura dinamica i cui climax potevano addirittura essere esaltati maggiormente.

Anche in questo brano come nei precedenti la lettura dei dettagli è encomiabile, certosina addirittura ma sbilanciata nell’idea generale.

Il finale debussiano, data forse anche l’intensità dei brani precedenti, si è caratterizzato nel complessivo buon svolgere dei tre movimenti anche per alcuni soli imprecisi orchestrali e qualche scelta agogica personale.

Scelte figlie di una lettura personale, coerente nel fluire del brano, in cui si è voluto estremizzare le dinamiche per ottenere maggiore pathos.

A fine serata molti applausi e alcune ovazioni a sottolineare l’energetica prova sul podio.

Il debutto anche nella stagione della Filarmonica, dopo quello dello scorso ottobre nella stagione sinfonica, è sicuramente un attestato di stima da parte dei piani alti della Scala. Un percorso di crescita che Viotti continuerà con il Piermarini anche nella prossima stagione dove dirigerà una delle opere in cartellone.

Prossimo impegno lunedì 1 aprile con il ritorno di Fabio Luisi che dopo il focus su Richard Strauss delle ultime stagioni, si cimenterà nella monografia di Anton Bruckner programmando per quest’anno la Settima Sinfonia.

La annunciata Ottava, prevista ad inizio stagione, viene momentaneamente accantonata come gesto di stima ed affetto nei confronti di Zubin Mehta che ha scelto di dirigerla per il suo ritorno ad inizio maggio.

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