Iphigenia in Tauride. Io sono muta

Dall’8 al 13 aprile a Lenz Teatro, Parma

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Iphigenia in Tauride. Io sono muta
Foto di Maria Federica Maestri

Il secondo capitolo del dittico dedicato al mito di Ifigenia sarà in scena a Lenz Teatro, nelle stesse sere in cui verrà anche proposta la prima nazionale dello spettacolo di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto Orestea #1 Nidi.

Prima nazionale, dall’8 al 13 aprile a Parma negli spazi di Lenz Teatro, per Iphigenia in Tauride. Io sono muta di Lenz Fondazione, seconda parte di un dittico di opere sceniche create da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto a partire dal mito di Ifigenia.

Ad interpretare Iphigenia in Tauride. Io sono muta è Monica Barone, danzatrice dotata di una grande sensibilità performativa maturata in un rapporto profondo e consapevole con la propria specificità fisica; il lavoro, che si avvale delle notazioni coreografiche di Davide Rocchi, è l’esito di una triplice ispirazione: il dramma di Goethe Iphigenie auf Tauris (1787), l’opera di Gluck Iphigénie en Tauride (1779) e la storica azione di Joseph Beuys Titus-Iphigenie, che ebbe luogo a Francoforte nel 1969.

«Il quadro visivo su cui si infrangono le acque del Mar Nero che bagnano le rive di Tauride – l’attuale Crimea – definisce la linea di orizzonte che separa Iphigenia dalla patria e dagli amati. Sola, esiliata in una terra straniera in cui vigono usanze inumane, vive come un’ombra in un bosco sacro, custode muta del santuario dedicato a Diana, la dea che impietosita l’aveva salvata anni prima da un tragico destino di morte, vittima innocente della violenza del padre» spiega Maria Federica Maestri, responsabile di regia, installazione e costumi «Al centro dell’area scenica, sospese tra i rami metallici di piante meccaniche, in un rispecchiamento nitidamente autobiografico, si stagliano le corna della cerva immolata e sgozzata al posto della giovane. Sul proscenio si erge un piccolo altare, un freddo tagliere in acciaio, su cui è posto un lavacro per eseguire i rituali di purificazione: su quell’altare, disobbedendo a leggi che ritiene ingiuste e disumane, Iphigenia non immolerà alcuna vittima, non compirà alcun sacrificio umano, ma con un rito intimo e segreto implorerà gli dei di ritornare libera e di essere felice. Di fronte al loro silenzio, confusa e angosciata, decide di osare un’azione audace e di conquistare una nuova patria-corpo, libera da vincoli sociali e religiosi».

Simboli, rituali, azioni autobiografiche della potente performance del 1969 di Joseph Beuys Titus-Iphigenia sono state ispirative per l’Iphigenia in Tauride di Lenz. La biografia della perfomer – Monica Barone – è diventata materiale estetico per un’azione che rende pubblica la propria condizione fisica, il proprio stato, la propria potente volontà di trasformazione del gesto intimo in riscatto dall’imposizione divina, di liberazione dall’ordine politico. In opposizione alla violenza di Titus Andronicus per Beuys e quella del feroce Toante, tiranno di Tauride, nell’Iphigenie auf Tauris di Goethe, i nuovi gesti reali e concettuali di Iphigenia diventano atto di ribellione e di rivolta contro le convenzioni e le norme sociali.

Annota Francesco Pititto, curatore della drammaturgia e dell’imagoturgia: «È ancora la biografia che muove il corpo e la vita dà forma al movimento: il Tanztheater di Pina ha segnato per sempre il linguaggio coreografico; le biografie dei danzatori sono state essenziali alla “compositrice di danza”, come la Bausch amava definirsi nel proprio lavoro, per delineare stati emotivi, gesti e movimenti, colori e scritture musicali in ogni opera. Monica, motivata da una profonda necessità esistenziale, ma in particolare per questa Iphigenia, porta in scena se stessa e la propria vita, compie un rituale contemporaneo che necessita ancora di “danza”, oltre la parola, oltre il gesto, per essere libera di riscrivere la propria storia, per “trasformare il mondo”, avrebbe detto Beuys».

Monica Barone, nonostante i numerosi interventi chirurgici al volto cui ha dovuto sottoporsi fin dalla primissima infanzia, coltiva e pratica con disciplina e passione, studiando fin da giovanissima con diversi maestri, danza contemporanea e fotografia. Recentemente è stata interprete di Beatrice nella grande installazione site-specific Paradiso. Un Pezzo Sacro di Lenz Fondazione (2017).

Dall’8 al 13 aprile, inoltre, Lenz Teatro ospiterà il debutto di Orestea #1 Nidi, prima parte di un articolato progetto triennale di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto dedicato alla tragedia eschilea.

Calendario e orari: Iphigenia in Tauride 8, 9, 10 aprile ore 20.30; 11 e 12 aprile ore 21.30, 13  aprile ore 19. Orestea #1 Nidi: 8, 9, 10 aprile ore 21.30; 11 e 12 aprile ore 20.30; 13  aprile ore 20.

Per informazioni e prenotazioni: Lenz Teatro, Via Pasubio 3/e, Parma, tel. 0521 270141, 335 6096220, info@lenzfondazione.itwww.lenzfondazione.it.

Le attività 2019 di Lenz Fondazione si avvalgono del sostegno di MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, AUSL Parma, Fondazione Monteparma, Università degli Studi di Parma, Instituto Cervantes, Chiesi Farmaceutici, AuroraDomus, Koppel A.W., della collaborazione di Complesso Monumentale della Pilotta, Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma, Fondazione Arturo Toscanini, Associazione Ars Canto, Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma, Associazione Segnali di Vita_Il Rumore del Lutto, KNAP – Pešćenica Culture Centre e Loose Associations Contemporary Art Practices NGO di Zagabria, del patrocinio di Arcigay Associazione LGBTI+ Italiana e del Goethe-Institut Mailand.

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