Joey e Triclinio, i bambini che ci lasciano sognare

Due nuovi albi illustrati per la casa editrice Orecchio Acerbo: libri stimolanti, belli da sfogliare e che fanno crescere

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Joey e TriclinioAi bambini piace leggere. Certo, occorre battere la subdola concorrenza dei cartoni animati in tv. Allora bisogna offrire libri preziosi da tenere fra le mani e belli da sfogliare, e poi storie interessanti, personaggi che fanno sognare, pensieri nuovi e stimolanti. È quanto fa dal 2001 la casa editrice Orecchio Acerbo di Roma, fondata e diretta da Fausta Orecchio e Simone Tonucci. “Il nostro obiettivo – spiega la fondatrice – è di provare sempre a fare dei libri che ti fanno crescere, ti fanno andare avanti, non dei libri confortanti e basta, non dei libri solamente belli. Il bello è una specie di precondizione: il libro deve essere bello, ma mai fine a se stesso”.

Obiettivo centrato, vista l’altissima qualità degli oltre 300 picture book, pubblicazioni, racconti e romanzi per bambini e ragazzi fin qui editi. Un successo testimoniato dalla lunghissima lista di riconoscimenti ricevuti in tutti questi anni (l’ultimo, appena di qualche giorno fa, è il Premio Andersen 2019 per il miglior albo illustrato, andato a “La diga” di David Almond, con disegni di Levi Pinfold). Libri in cui il testo e le immagini sono in equilibrio perfetto, la narrazione è viva e intelligente (e non banalmente “edificante”), libri che esprimono una creatività pura, artigianale, divertente e profonda nello stesso tempo.

La collezione di Joey” è l’ultima novità della Orecchio Acerbo per la collana degli albi illustrati. È la storia dell’infanzia dello statunitense Joseph Cornell, artista e pioniere dell’assemblaggio: a raccontarla è Candace Fleming, narratrice americana dalla vena inesauribile (autrice di oltre quaranta libri per bambini e giovani adulti). Il piccolo Joey raccoglie in giro “qualunque cosa scateni la sua immaginazione o incanti i suoi occhi”: una pipa per bolle di sapone, una lettera, un telescopio malconcio, una piuma di pappagallo, una cassaforte arrugginita. Joey non sa perché raccoglie tutti questi mille oggetti quotidiani o bizzarri, stipandoli nel fienile: le sorelle lo chiamano “raccatta-spazzatura” e “buttaniente”, ma lui non se ne cura.

Inizia così, senza volerlo, una collezione che via via cresce a dismisura. Poi nella sua vita arriva un enorme dolore, e sente di dover reagire: scopre, allora, che “sembrava che gli oggetti fossero sempre appartenuti l’uno all’altro, stavano bene insieme”. E così assembla, decora, smonta e mischia, per arrivare a mostrare alla sua famiglia una meravigliosa (e divertente) creazione. Si può fare arte partendo dalle cose più comuni, questo suggerisce Candace Fleming ai suoi piccoli lettori: serve soltanto lasciarsi incantare, come appunto fa Joey, dando spazio alla fantasia. Una storia affascinante, arricchita dalle magnifiche illustrazioni acriliche del francese Gérard DuBois, veri e propri dipinti che richiamano un po’ il mondo delle bambole antiche, con uno stile grafico solo apparentemente “retrò” (nel catalogo della casa editrice, consultabile in www.orecchioacerbo.com, sono presenti molti suoi lavori).

Sempre molto recente (è uscito in marzo) è il secondo albo che segnaliamo, “Il bambino Triclinio e la bella Dorotea”, anch’esso adatto (come il precedente) per i bambini dai 5-6 anni in su. La storia è del messicano Jorge Ibargüengoitia (la traduzione è di Francesca Lazzarato): autore di romanzi, racconti, opere teatrali, articoli e storie per bambini, è considerato uno dei letterati latinoamericani più importanti. E c’è tanto Messico nella vicenda del piccolo Triclinio (che per il suo nome viene preso in giro dai compagni di classe), bambino solitario e dall’animo poetico, circondato da quattro sorelle e dai loro quattro fidanzati, che lo rimpinzano di pop corn, gelati e caramelle. Insomma, un bambino felice in un mondo familiare felice.

Ma d’improvviso arriva un telegramma, annunciando la visita della cugina di Città del Messico: la bella Dorotea. Quando scese dal pullman “le luci elettriche diventarono più brillanti (…) tutti i presenti spalancarono la bocca e cominciarono a sbavare”. La giovane porta lo scompiglio in famiglia e in tutto il paese, e anche la felicità scompare. Ma in una “notte di luna piena” Triclinio scopre l’inconfessabile segreto della bella Dorotea: non potendo svegliare nessuno per raccontare cosa ha appena visto, lo confida a una conchiglia, cui sempre affida i suoi pensieri. E da qui, con magie che non raccontiamo, ci si avvia a un’inaspettata conclusione. Da aggiungere c’è soltanto la maestria del torinese Maurizio Quarello: un vero e proprio autore visivo, che immerge la storia in tavole coloratissime e di forte impatto, rendendo alla perfezione il carattere esotico e mondano del racconto.

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